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martedì 27 settembre 2016

28 ANNI FA SE NE ANDAVA ROSTAGNO

Mauro Rostagno, il 26 settembre 1988 l’omicidio del giornalista e sociologo – Narcomafie

downloadnarcomafie.it – Mauro Rostagno, il 26 settembre 1988 l’omicidio del giornalista e sociologo
l giornalista, attivista e sociologo Mauro Rostagno ha segnato la storia del nostro paese attraverso la sua intelligenza, tenacia e voglia di cambiare le cose. Nato a Torino nel 1942, da una famiglia di dipendenti Fiat, cresce in una casa popolare vicino a corso Dante. Nel 1960, a soli 19 anni, si sposa e ha la prima figlia. Poco dopo però, si allontana dall’Italia per andare in Germania e poi in Inghilterra, dove svolge mansioni umili, che gli consentono di mantenersi.
Torna in Italia dopo qualche tempo, pensando di intraprendere la carriera giornalistica, ma la passione politica e civile ha la meglio e, a Milano, viene coinvolto in un gesto di protesta contro il regime franchista: per protestare contro l’uccisione di un ragazzo in Spagna, si stende sui binari del tram davanti al consolato spagnolo, rischiando di essere travolto.
Questa esperienza segna il fiorire di una passione per l’impegno civile che si evolverà con il tempo e che di lì a poco lo porterà a unirsi ai movimenti studenteschi di Trento. Subito dopo questo episodio, però, Mauro si reca in Francia, a Parigi, dove durante una protesta viene fermato dalla polizia ed espulso dallo Stato. A questo punto si iscrive alla facoltà di Sociologia di Trento.
Nel 1966 diventa leader del movimento studentesco. La contestazioni saranno molto dure e apriranno una stagione intensa della storia italiana. Con Renato Curcio, Mara Cagol e Marco Boato intraprende un percorso che per Curcio e Cagol condurrà alla nascita delle Brigate Rosse e alla lotta armata, mentre per Mauro Rostagno e Marco Boato, insieme a Giorgio Pietrostefani, Adriano Sofri e Guido Viale, porterà al rifiuto della violenza della lotta armata e alla fondazione di Lotta Continua.
In una stagione in cui non era affatto inusuale rifiutare la consegna della laurea per protesta, Mauro decide di completare ugualmente il percorso di studi, ma lo fa con una tesi molto particolare (intitolata “Rapporto tra partiti, sindacati e movimenti di massa in Germania”) e con una discussione che è stata riportata dai biografi come “surreale” e “provocatoria” nei confronti di un mondo accademico considerato, nella migliore delle ipotesi, vecchio e conservatore. Riceve il massimo dei voti e la lode.
Negli anni successivi Rostagno si dedica in modo crescente alla politica e partecipa allo scioglimento di Lotta Continua. Diventa uno dei fondatori di Macondo, a Milano: un circolo culturale tra i primi nati in Italia, che faceva da punto di riferimento per la sinistra alternativa. Nel 1978 Macondo viene chiuso dalla polizia per spaccio di stupefacenti.
Con la fine di questa esperienza, per Mauro Rostagno inizia una stagione nuova, che lo vede partire alla volta dell’India, accompagnato dalla compagna Chicca Roveri e dalla loro figlia, Maddalena.
Qui Rostagno si unirà alla comunità detta degli “arancioni”, seguaci di Bhagwan Shree Rajneesh, meglio conosciuto come Osho. Nel 1979, a Poona, prenderà il nome di Swami Anand Sanatano.
Appena pochi anni dopo, nel 1981, insieme alla famiglia, fa ritorno in Italia e si stabilisce in Sicilia, a Trapani.
Qui dà vita, insieme alla compagna, al progetto Saman, una delle prime comunità terapeutiche per il recupero di alcolisti e tossicodipendenti con una regola ben precisa: la vita in comune unita all’auto-analisi e al ricorso ad alcune tecniche apprese in India. Sempre in Sicilia, Rostagno dà corso anche alla sua antica passione per il giornalismo.
Cogliendo l’occasione di collaborare con una televisione locale privata, la RTC (Radio Tele Cine), passa presto dall’essere un semplice collaboratore esterno a diventare un elemento fondamentale per l’attività giornalistica locale, mettendo insieme una redazione che romperà gli schemi usuali e “controllati” della vita trapanese.
Affronta tutti i temi più implicitamente “proibiti”: quelli legati alla mafia, ma anche alla politica e alle collusioni tra le due. Non tarda molto a portare le telecamere anche dentro le aule della corte d’Assise, dove si svolgevano alcuni importanti processi che vedevano imputati boss di Cosa nostra, fino a quel momento poco “riconosciuti”, se non perché sporadicamente ritratti da qualche fotografia sui giornali.
È il 26 settembre 1988 quando Mauro Rostagno, a bordo della sua auto e in compagnia di una giovane assistente, subisce l’assalto mortale di due sicari che gli sparano addosso con un fucile a pompa calibro 12 e una pistola calibro 38 mentre imbocca il viale sterrato che conduce a Saman.
Per Rostagno non c’è scampo. L’inchiesta e il processo che approfondiranno le cause della sua morte saranno lunghi e complessi, costellati di episodi poco chiari e di difficoltà, fin dalle prime indagini.
Solo quest’anno si è concluso il procedimento che ha visto condannati all’ergastolo, dopo 26 anni e 76 udienze, Vito Mazzara e Vincenzo Virga, boss mafiosi ritenuti essere i mandanti.
L’attività politica e di giornalista di Rostagno hanno letteralmente segnato la vita del nostro paese. Il ricordo di Mauro Rostagno ancora oggi è un ricordo forte, pieno di significato e di passione. Il ricordo di un uomo tenace e coraggioso che ha cercato di cambiare in meglio, attraverso le proprie capacità, una società complessa e recalcitrante.
Tra i vari libri scritti per commemorare la figura di Mauro Rostagno, ricordiamo il libro illustrato “Mauro Rostagno. Prove tecniche per un mondo migliore” edito da Becco Giallo e il libro “Il suono di una sola mano. Storia di mio padre Mauro Rostagno” scritto da Maddalena Rostagno, figlia del giornalista, e da Andrea Gentile (edizioni Il saggiatore)

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