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domenica 11 settembre 2016

11 SETTEMBRE: LA STRATEGIA DI PEARL HARBOUR. DI GIAN LUCA VALENTINI

Fu proprio Roosevelt a dare in pasto al Giappone oltre quattro mila dei suoi soldati. Piazzò qualche nave con alcune "vite non indispensabili" per far sì che il Giappone attaccasse e vi fosse la scusa per attaccare il Giappone stesso.

L'ho chiamata "l'appat" (l'esca), si chiama "guerra preventiva", si definisce dai il formaggio al topo così cade in trappola.

Lo stesso è stato fatto con le torri gemelle (minuscolo voluto). Le hanno riempite ben benino dall'interno con esplosivi e poi han fatto cozzare gli aerei contro.

Strategia? Sì. Si doveva attaccare il Medio Oriente che tanto stava sul cazzo a Bush e scagnozzi ("henchmen" in inglese).

E via a guerre di ogni tipo ed in ogni dove.

Per poche animelle date in pasto al tremendo Saladino Obama Bin Laden.

Poco dopo il disastro uscì un dettagliato film, sito internet ecc. di Jimmy Walter, miliardario americano che decise di svelare questi segreti.

Lo storico Alessandro Magrini, poi, dimostrò che il terzo aereo di linea dirottato contro il Pentagono avrebbe dovuto fare una manovra impossibile per arrivare a finire nel punto e nella posizione in cui s'era schiantato. Semmai, manovra possibile solo ai Top Guns o a qualche Al Qaediano che s'era preparato da loro.

Jimmy Walter dovette fuggire a Vienna. Fu proprio lì che lo incontrai e lo intervistai. Fu proprio lì che mi disse che si sentiva minacciato e che non poteva più tornare a casa. Fu proprio lì che successe una cosa stranissima. Eravamo io, lui e lo storico Magrini.

Ci disse di andare a fare un giro nel bellissimo parco del Prater ed iniziò a raccontarci di sé, della sua storia e delle torri gemelle. Ci disse che nel terzo grattacielo lui aveva dimostrato che non si era trattato di un cedimento dell'edificio dovuto a fattori esterni (il crollo delle torri), bensì fu dovuto ad implosione interna.

Per queste parole fu cacciato via e perseguitato.

Il bello, però, fu quando tornammo a casa sua per fare l'intervista. Avevamo fatto un giro in casa, una bella casa ma modestissima nella quale, però, ero stato colpito da un bel tavolo di vetro massiccio completamente libero sopra.

Al ritorno fummo sconcertati tutti e tre (leggi: ci cagammo sotto) nel vedere una bottiglia di champagne, tre bicchieri già riempiti a metà ed un biglietto non scritto.

Walter era in pericolo e lo sapevamo. Forse anche noi. Facemmo l'intervista poi ci accompagnò alla metro e tornammo indietro in Italia con un sapore di tristezza, sconfitta e illogicità.

Walter aveva ragione. Su tutto. Fu poi dimostrato ed immediatamente insabbiato.

Alessandro Magrini mi spiegò, essendo lui un ingegnere abilissimo, la falsità del terzo aereo. Partii immediatamente alla ricerca di un editore coraggioso che pubblicasse gli scritti dello storico ma tutti mi chiusero le porte in faccia e anche Magrini fu, a suo modo, ignorato.

L'appat aveva avuto il suo beneficio occidentale. Ammazza il "nemico" quando non la pensa come te.

Viva l'America e viva l'Occidente.

Gian Luca Valentini

P.S. qui ho messo l'essenziale. Per interviste scrivetemi pure su: hablacongian2011@libero.it

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