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domenica 7 agosto 2016

TRUMP CONTRO GLI IMMIGRATI REGOLARI

Trump attacca gli immigrati regolari: “Anche loro sono una minaccia”

Dopo le polemiche Il candidato repubblicano alla Casa Bianca annuncia l’endorsement per la rielezione dello speaker della Camera Paul Ryan e per quella del senatore John McCain
AFP
Donald Trump, 70 anni

LA STAMPA 07/08/2016
Non solo i clandestini: anche gli immigrati che entrano regolarmente negli Stati Uniti sono una minaccia per la sicurezza nazionale. È sempre Donald Trump a tenere banco nella campagna elettorale statunitense. E se da un lato, in nome dell’unità del partito, è costretto a dare pubblicamente il suo appoggio alla rielezione in Congresso di due “arci-rivali”, dall’altro non smentisce la sua fama di “re del politicamente scorretto”, tornando ad attaccare immigrati e rifugiati. 

Insomma, Trump è a un bivio, e sembra non aver deciso ancora quale strada imboccare. O assecondare quell’establishment repubblicano che non ha mai sopportato, o continuare a parlare alla pancia del Paese. Nelle ultime ore però anche il tycoon si sta convincendo che la via dell’unità del partito è più che mai necessaria, perché Hillary Clinton ora fa davvero paura. L’ex first lady è in testa - e di molto - in tutti i sondaggi, con il candidato repubblicano che sta pagando a carissimo prezzo le polemiche da lui stesso innescate e lo scontro con i “generali” del suo partito. Quelli che nella convention di Cleveland hanno deciso di non fargli la guerra pur non condividendone posizioni e modi di fare. 

Così si spiega la clamorosa retromarcia di Trump che, dopo averlo categoricamente negato, ha dato il suo endorsement per la rielezione non solo dello speaker della Camera Paul Ryan, ma anche per quella del senatore John McCain. Un passo che è costato moltissimo al tycoon in termini di orgoglio, lui che non ha mai perdonato a Ryan il tardivo endorsement nei suoi confronti. 

Le immagini e l’espressione del candidato parlano più di ogni parola: Trump, durante un comizio in Wisconsin, legge un foglietto di carta in cui qualcuno gli ha scritto esattamente quello che deve dire, per evitare sorprese e colpi di testa. E parlando di McCain ne esalta il suo spirito di servizio e di sacrificio sia come ex militare sia come politico. E dire che settimane fa aveva messo in dubbio lo status di “eroe di guerra” del senatore dell’Arizona, “accusandolo” di essersi fatto prendere prigioniero in Vietnam. Parole che avevano suscitato un putiferio, condannate a sinistra come a destra. 

Intanto in un altro comizio, a Portland, nel Maine, Trump è tornado su uno dei principali cavalli di battaglia della sua campagna elettorale: gli immigrati. E lo ha fatto alzando il tiro: anche quelli entrati legalmente in Usa possono essere una minaccia, soprattutto se provengono da alcuni Pasi. Non solo Siria, Iraq, Afghanistan, Yemen e Somalia, ma anche Marocco, Filippine, Pakistan e Uzbekistan («ma dove si trova l’Uzbekistan?», ha chiesto ai sostenitori in platea). 
«Stiamo lasciando entrare nel nostro Paese tanta gente da paesi terroristi, gente a cui non dovrebbe essere permesso perché è impossibile fare controlli», ha aggiunto. «Non c’è modo di controllarli, non abbiamo idea di chi siano. Questo potrebbe essere il più grande cavallo di Troia della storia». Infine l’attacco alla Clinton: «Lei vuole farli entrare tutti, centinaia di migliaia di persone. Questo non ha nulla a che fare con la politica. Questo ha a che fare con la stupidità». 

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