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giovedì 18 agosto 2016

TRA IL KILLER ED IL CITTADINO NORMALE

US Army soldiers (file photo)DI JULIAN VIRGO
counterpunch.org
Kenneth Junior French, Dean Allen Mellberg, Robert S. Flores, Nidal Malik Hasan, Wade Michael Page, Aaron Alexis, Ivan Lopez, and Micah Xavier Johnson. Tutti questi uomini hanno servito nell'esercito americano, la maggioranza di questi in teatri di guerra dove gli USA sono attualmente impegnati. Sono anche assassini di massa. A parte il fatto di essere stati addestrati per uccidere solo per poi riversare questa violenza in casa una volta tornati in patria, questi uomini rappresentano le figure che si annidano nelle pieghe tra il killer professionista e il cittadino normale.


Le azioni di queste persone che hanno perso ormai ogni capacità di controllo pongono molte domande per ciascuno di noi che dovremmo essere, in teoria, gli individui da proteggere. Vi ricordate la parte su “le nostre libertà”? Ebbene, il problema di oggi con tutte queste sparatorie negli USA è che nessuno vede il collegamento tra questi giovani maschi addestrati ad essere “macchine assassine” e il momento in cui queste macchine ritornano nella società, tra i comuni cittadini. Per comprendere le ragioni per cui gli uomini uccidono nel mondo nella misura in cui vediamo ogni giorno, dobbiamo cominciare a domandarci perché cosi tanti individui maschi sono assecondati fin dalla nascita ad essere violenti e perché poi mostriamo sorpresa quando vivono secondo gli ideali che sono stati loro inculcati.
Dal 2001, i vari paesi coinvolti nella Guerra al Terrore (GWOT, Global War on Terrorism, in inglese, NdT) hanno visto un salire alle stelle i casi di Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD, post-traumatic stress disorder, in inglese, NdT); una condizione che è stata riconosciuta dalla medicina negli anni 70 con il rimpatrio dei veterani americani dalla guerra in Vietnam e che più recentemente ha colpito i veterani inglesi nella Guerra del Golfo 25 anni fa. Più comunemente, viene chiamata Sindrome da Guerra del Golfo. Varie ipotesi sul perché i soldati che ritornato da teatri di guerra abbiano disturbi psicologici, ma ancora non è stata trovata una teoria convincente e universalmente accettata dalla base medica.

Il giornalista Sebastian Junger ci presenta una serie di considerazioni sulla violenza maschile e, in un seminario su TED del 2014, spiega come mai i veterani di guerra hanno nostalgia della guerra e nota come la variazione di adrenalina nei soldati di guerra crea un ambiente nel quale ogni soldato si sente continuamente legato agli altri in un sentimento di fratellanza “speciale”. Riferendosi specialmente a Restrepo (Afganistan), Junger nota che i soldati non solo imparano ad amare le situazioni quotidiane di combattimento ma che, una volta terminata la loro esperienza sul campo, ne hanno nostalgia. In un'intervista con Helen Walters, Junger chiarisce il significato delle emozioni che sentono questi soldati, in special modo il loro concetto di amore: “Se sei disposto a morire per qualcuno, cio' è chiaramente una forma di amore. Ed è esattamente questo il motivo per cui a questi individui manca la guerra. E a molti di loro manca veramente tanto.” Junger interpreta questa mancanza di situazioni di combattimento come la mancanza di questo sentimento speciale di fratellanza, e sicuramente questo spiega il forte legame che si sviluppa in quei frangenti. C'è pero' un altro aspetto che credo Junger abbia in qualche modo lasciato fuori, ed è il fatto che l'atto di uccidere diventa parte cosciente della vita di ogni giorno. E non è possibile separare l'accettazione della violenza nella nostra società con l'addestramento militare alla violenza e la probabilità che quest'ultima si riversi a casa nostra una volta che i militari ritornino dai conflitti di guerra.

Solo negli Stati Uniti, i veterani di ritorno da Afganistan e Iraq che potenzialmente sono senza tetto crescono ad una velocità allarmante: a tutt'oggi se ne stimano 48.000 senza una casa e molti altri hanno difficoltà ad ottenere un mutuo in quanto non hanno trascorsi creditizi accettati dalle banche. E mentre i senza tetto sono un problema, la disoccupazione è un'altra realtà devastante che lascia molti di questi soldati (la maggior parte maschi) senza mezzi di sostentamento. Quando la tua vita è stata dedicata al servizio militare, ad una fratellanza speciale tra i membri dello stesso battaglione e alla sistematica uccisione del nemico, è ovvio che la tua vita diventa inestricabilmente legata alla violenza.

Ed è proprio questo tipo di violenza legata alla guerra che raramente viene trattata dai media ufficiali. Violenza da questi soldati che, dal 1991, sono alienati da una società e una realtà che loro in qualche modo rivivono attraverso gli stimoli continui della guerra tecnologica. In verità, gli assassini mirati fatti in Afganistan da una stanza di comando in Nevada è distaccata dalla realtà e molto più somigliante ad un video game che alla vita reale. E le conseguenze psicologiche per questi individui sono terrificanti. Molto passano molti anni della loro vita a fare i conti con la realtà della violenza, non solo la violenza “virtuale” che è stato chiesto loro di perpetrare. Michael Haas riflette: “Cominci a fare questa “ginnastica psicologica” per rendere più facile quello che devi fare. Continui a ripetere a te stesso “se lo meritano, hanno scelto di stare dalla parte sbagliata”. Devi assolutamente sopprimere parte della tua coscienza per continuare a fare questo lavoro ogni giorno, e ignorare tutte quelle voci dentro di te che ti dicono “no, non è giusto””.

In “Supporta le Nostre Truppe II: Perchè in Cyburbia ci Sono Cosi Tanti Cowboys”, Avital Ronell analizza questa versione sterilizzata del campo di battaglia:
Il soldato cyborg , posizionato al comando del sistema di controllo, esercita una continua negazione della realtà. Nella sua realtà artificiale, viene eliminato il corpo come entità organica, finita, danneggiabile, eviscerabile, castrabile ed eliminabile. Un corpo senza orifizi che non rilascia liquidi e escrementi. Non siamo molto lontani dal “Corpo Senza Organi” di Deleuze e Guattari. L'eliminazione degli orifizi e controllo degli escrementi aiuta a spiegare perché la Guerra del Golfo è stata condotta sotto l'ossessionante rispetto della “pulizia”: nel linguaggio usato dai media, questa era una “guerra pulita”, un “lavoro pulito” portato a termine secondo sani principi morali, politici e militari (1992, 75).

Ronell analizza il soldato che è parte della simultanea distruzione della vita e cancellazione della morte e il suo corpo fa da ponte tra la vita e la morte. La macchina da guerra della Guerra del Golfo è ancora viva oggi in quanto la GWOT è sopratutto una guerra dei media che si impegnano alla negazione della morte rimuovendo parti del corpo, sangue e tutte le tracce di umanità. Questa è una guerra di propaganda di proporzioni gigantesche, in cui la tecnologia diventa lo strumento per rimuovere ogni realismo somatico e orrore, il tutto nel nome del progresso. Nel frattempo forme tossiche di mascolinità abbondano e tornano a casa per infestare la scena culturale che è responsabile della creazione di questi assassini.

E quando il combattente torna a casa non ha alcun mezzo di sostentamento e gli viene impedito di avere un qualche lavoro che sia meno violento della loro vita precedente. Non meraviglia il fatto che alcuni di questi non ce la facciano e “sbottino”. Dopo tutto, perché meravigliarsi del fatto che maschi addestrati all'aggressività e violenza finiscano per essere aggressivi e violenti anche più in la nella loro vita, anche quando gli oggetti della loro violenza siamo noi?

Julian Virgo è uno studioso, regista e consulente sui diritti umani. Il suo ultimo libro è “Terremoto ad Haiti: la Pornografia della Poverta' e la Politica dello Sviluppo” (2015). 
10.08.2016

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di COLOSSEUM

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