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martedì 2 agosto 2016

SILVIO E LO SVECCHIAMENTO DEL PARTITO

La tentazione di Berlusconi: rottamare i suoi colonnelli

Per svecchiare il partito vietato candidarsi dopo quattro legislature. Rischierebbero nomi storici: Antonio Martino, Stefania Prestigiacomo, Altero Matteoli e Maurizio Gasparri
LAPRESSE
Silvio Berlusconi

LA STAMPA 02/08/2016
ROMA
Nel 2013 l’allora Pdl provò a darsi il limite di tre legislature per scegliere chi ricandidare in Parlamento: poi però, tra una richiesta e una gentilezza, le maglie delle deroghe finirono per allargarsi parecchio. Ora, in vista del restyling del centrodestra affidato da Berlusconi al manager Stefano Parisi, ricomincia a circolare in Forza Italia l’ipotesi di mettere un paletto chiaro alle future elezioni: fuori tutti quelli che hanno più di quattro legislature sulle spalle. Un criterio per svecchiare la classe dirigente forzista insidiata dai tanti volti giovani dem e soprattutto grillini, che però - biografie alla mano - lascerebbe fuori vari pezzi da novanta del partito. 

A rischio, per esempio, sarebbe Antonio Martino, tessera numero due di Forza Italia che contribuì a fondare, oggi deputato e già ministro degli Esteri e poi della Difesa: in Parlamento dal glorioso 1994, con questo criterio la prossima volta dovrebbe rimanere a casa. Stessa sorte per uno dei volti femminili della prima Forza Italia, la siciliana Stefania Prestigiacomo, baby deputata nel 1994, da allora sempre rieletta e per due volte ministro, delle Pari opportunità e dell’Ambiente. O ancora un altro berlusconiano della prima ora, il milanese Paolo Romani, ex editore di tv private, che oggi guida il gruppo al Senato (e che non si è spellato le mani ad applaudire l’operazione Parisi). Con più di quattro legislature sarebbero fuori anche il senatore Antonio D’Alì, eletto la prima volta ventidue anni fa, e il suo collega a Palazzo Madama Lucio Malan, in questi mesi tra i più strenui oppositori della legge sulle unioni civili; l’ex tesoriere ed ex sottosegretario Rocco Crimi; l’ex presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro e il deputato campano Paolo Russo, approdato tra gli scranni già nel 1996. 

Eletto a Montecitorio ancora prima di loro, sarebbe fuori anche l’ex ministro Elio Vito. Alla Camera ci è arrivato nel 1992 con la Lista Pannella: quattro anni dopo passò però con Berlusconi e nessuno li ha più separati: ora potrebbe incappare nella forbice di Parisi. Che potrebbe rottamare pure qualche altro nome importante oggi in Forza Italia. Altero Matteoli, per esempio, siede in Parlamento dal lontano 1983: la bellezza di nove legislature tra Camera e Senato, per due volte è stato anche ministro. Le prime sette elezioni, però, sono arrivate sotto il simbolo del Movimento sociale prima e di An dopo, motivo per cui la regola delle quattro legislature andrà ben specificata: più di quattro dentro Forza Italia, o più di quattro in generale? Quattro intere, o se il governo cade prima e si interrompe l’esperienza il conteggio è da ripensare? 

Se il criterio fosse più di quattro legislature in assoluto, con chiunque e qualunque durata abbiano, vorrebbe dire lasciare a casa la prossima volta anche un big del partito come Maurizio Gasparri, che in Parlamento siede dal 1992, pure lui prima per l’Msi e An e poi Pdl e FI. Stessa regola varrebbe per il collega di uguale provenienza politica Franco Cardiello e il deputato ex An Alberto Giorgetti, o ancora per Gianfranco Rotondi, che in Parlamento ci è entrato nel 1994 ma allora stava nel Ppi.  

Se poi la ricerca di facce nuove e fresche per un centrodestra rigenerato dovesse portare a molti nuovi innesti, allora si potrebbero anche rendere più restrittivi i criteri, escludendo chi sta svolgendo oggi la quarta legislatura (chi, insomma, è stato eletto a partire dal 2001): a quel punto, però, rischierebbero la rottamazione altri nomi cari a Berlusconi, dal fidato avvocato Niccolò Ghedini all’ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, all’ex sottosegretaria calabrese Jole Santelli. Ma, si sa, al dunque le maglie tendono ad allargarsi più che a stringersi. E le deroghe a moltiplicarsi. 

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