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mercoledì 3 agosto 2016

PUTIN CHIEDE ALL'ITALIA DI RESTARE NEUTRA SULLA LIBIA

Sull’uso della base di Sigonella il governo italiano prende tempo 

Il Cremlino: Roma resti neutrale. Gentiloni: valuteremo, se ci saranno richieste. Oggi la ministra Pinotti riferirà in Parlamento sull’accelerazione del conflitto
Un drone nella base siciliana di Sigonella, punto di partenza delle operazioni Nato

LA STAMPA 03/08/2016
ROMA
Il governo, con la ministra della Difesa Roberta Pinotti, sarà oggi in Parlamento a spiegare l’accelerazione libica, ma la linea è chiara: premesso che non parteciperemo alle operazioni, l’Italia per il momento non ha detto né sì né no agli Stati Uniti all'eventuale uso delle basi situate su suolo italiano. Il retroscena da conoscere è che sono mesi che gli americani ci sottopongono il problema di Sirte e che ci chiedono di esaminare l’uso delle basi di Sigonella e di Aviano per i loro raid aerei.  

Per dirla con le parole del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: «Valuteremo, se ci saranno richieste. Naturalmente, se prenderemo decisioni ne informeremo il Parlamento».  

Per il momento, con grande sollievo di Roma, i bombardamenti sono partiti dalla nave anfibia dei marines «Wasp» che bordeggia al largo della Libia e almeno in un caso dalla Giordania. Non si può però escludere, visto che Obama ha annunciato trenta giorni di operazioni, che Washington alla fine ci chieda di usare le «sue» basi su suolo italiano. In ottemperanza agli accordi bilaterali, infatti, il nostro governo deve comunque autorizzare l’uso delle infrastrutture concesse agli Usa - soprattutto Sigonella, che è a soli 20 minuti da Sirte - ad azioni di combattimento. Richieste che, per l’appunto, sono state ventilate, mai formalizzate.  

C’è gran cautela, insomma. Innanzitutto per non stuzzicare inutilmente qualche fondamentalista. «Tutti - dice Gentiloni - devono moderare le parole: evocare tamburi di guerra, frasi minacciose e spavalde, non aiuta nessuno, anzi può incentivare il clima di odio da parte di qualcuno che si senta colpito da frasi aggressive».  

Ma sulla questione di Sigonella c’è un sovrappiù di prudenza perché alla Farnesina fin dal mattino erano informati, tramite ambasciata, che l’annuncio dei raid aerei aveva suscitato un gran malumore della Russia. L’uscita pubblica dei russi sul carattere «illegale» delle azioni americane non è giunta inaspettata. Di più: fonti diplomatiche russe in Italia hanno contattato diversi esponenti del governo chiedendo che le basi «italiane» non vengano utilizzate come trampolino per la Libia.  

Frenato il versante tecnico-militare, il governo Renzi non lesina invece sul sostegno politico. «Credo - ha detto ancora il ministro Gentiloni, parlando a Uno Mattina - sia un fatto molto positivo che gli americani abbiano deciso di intervenire». E anzi Gentiloni si augura che l’intervento americano «sia risolutivo. Sarebbe un messaggio molto forte non solo per la lotta al terrorismo, ma anche per la stabilizzazione della Libia».  

Chiaro che il governo non vorrebbe deludere l’alleato americano e tantomeno indebolire il premier libico Al Sarraj, su cui puntiamo tutte le nostre fiches. Gentiloni l’ha chiamato al telefono per illustrargli l’apprezzamento italiano, ribadire l’appoggio, e per spiegargli personalmente che l’Italia «continua ad essere disponibile a fornire al governo di accordo nazionale l’assistenza che questi potrà richiedere, in particolare sul piano umanitario e sanitario». Come si sa, molti feriti delle milizie di Misurata vengono curati in Italia.  

Il premier libico Al Sarraj - informa poi una nota della Farnesina - ha ringraziato l’Italia «per l’azione diplomatica e il sostegno umanitario assicurato nei mesi scorsi impegnandosi a definire nei prossimi giorni le ulteriori fasi di questa collaborazione».  

A Gentiloni, però, premeva soprattutto ribadire quanto detto lunedì, e cioè il «consenso italiano» alla richiesta di aiuto indirizzata nei giorni scorsi agli Stati Uniti «per contribuire alla sconfitta definitiva dell’Isis in Libia, anche sulla base della risoluzione 2259 (paragrafo 12) adottata all’unanimità nel dicembre scorso dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu».  

E merita una sottolineatura questa conclusione del comunicato della Farnesina. Il riferimento alle risoluzioni dell’Onu è stato un modo elegante per rispondere ai russi che noi, al contrario loro, riteniamo perfettamente legali quei raid. Tanto più che Italia e Usa sono entrambe nella Coalizione anti-Isis che è all’opera in Iraq e che diversi mesi fa Roma e Washington hanno siglato un accordo-quadro per l’uso dei droni armati in partenza da Sigonella. Il nostro governo è stato regolarmente informato ad ogni azione di fuoco.  

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