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giovedì 18 agosto 2016

PIU' TEMPO DALLA UE PER L'ILVA

La Commissione Ue apre all’Italia: più tempo per risolvere il caso Ilva

Il verdetto sul rinvio alla Corte di giustizia per gli aiuti di Stato solo dopo la cessione

LA STAMPA 18/08/2016
TORINO
Tempi supplementari in vista per risolvere il contenzioso europeo sugli aiuti di Stato all’Ilva. Secondo quanto appreso da La Stampa, la Commissione europea valuta l’opportunità di non portare Roma davanti alla Corte di giustizia almeno fino all’inizio del nuovo anno. La decisione formale è attesa per settembre, e sarebbe una boccata d’ossigeno per l’esecutivo alle prese con l’inchiesta aperta a gennaio dall’Antitrust comunitario guidato dalla danese Margrethe Vestager, che rischia di rendere ancora più complicato il rilancio del colosso dell’acciaio, più di quattordicimila dipendenti e un indotto di altri diciottomila. Sotto la lente di Bruxelles c’è un pacchetto di misure da quasi due miliardi di euro: comprendono sia gli interventi disposti con la legge di Stabilità 2016, sia il prestito ponte da 300 milioni che servirà ad agevolare il percorso di cessione degli impianti siderurgici più grandi d’Europa.  

L’indagine avrebbe potuto chiudersi già in maggio, ma la Commissione ha scelto di andare avanti. La proroga significava esami più approfonditi, ma anche più tempo per trattare: poco prima dell’estate, infatti, sono arrivate le offerte vincolanti per il gruppo che, dal 2013, è commissariato e gestito dal governo. In gara sono rimasti il tandem formato dal colosso franco-indiano ArcelorMittal e dal gruppo Marcegaglia - soci rispettivamente con l’85% ed il 15% delle quote nella «Am Investco Italy srl» - e la cordata italiana Arvedi-Cdp-Delfin riunita in «AcciaItalia». Le proposte, dice il decreto del governo datato 31 maggio, vanno esaminate entro settembre e valutate soprattutto in base alle ricadute ambientali: il piano «verde», in sostanza, ha la precedenza sul progetto industriale. Le basi sono buone: a impostare i lavori per il risanamento industriale di Taranto sono i commissari Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi e i risultati, agli occhi della missione europea che a Pasqua ha visitato gli impianti, appaiono incoraggianti. Da Bruxelles, ad aprile, è arrivato il via libera agli aiuti che consentono di mettere in piedi misure «necessarie e urgenti per tutelare la salute dei cittadini». Contemporaneamente, la Commissione ha spinto Roma a recuperare i soldi della famiglia Riva, 1,2 miliardi attualmente sequestrati e bloccati in conti svizzeri. Partita difficile, che si combatte a colpi di esposti in tribunale e denunce incrociate.  

Resta in piedi però la questione aiuti di Stato: i 400 milioni di garanzie statali sui finanziamenti concessi nel maggio 2015, la legge che, in caso di fallimento, attribuisce ai prestiti all’Ilva la priorità assoluta di pagamento anche rispetto ai debiti verso enti pubblici (settembre 2014, 250 milioni), i 156 milioni conferiti da Fintecna all’acciaieria e il prestito ponte violano le regole? Ad inizio agosto i tecnici hanno ripreso in mano il dossier. Secondo fonti comunitarie, ne è scaturita la volontà di chiedere al commissario Karmenu Vella di optare per la linea morbida. Di qui fino a inizio 2017, magari in primavera, Roma avrà il tempo di dimostrare che le cose stanno migliorando.  

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