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mercoledì 31 agosto 2016

NOVITA' PENSIONI 2017

Pensioni, dall’Ape alle minime: cosa cambierà nel 2017

Settembre sarà un mese decisivo per le pensioni e la riforma del sistema pensionistico precoci.

AUMENTO PENSIONI MINIME - QUIFINANZA.– Dal momento che, ad oggi, sono 3,5 milioni i cittadini che incassano la pensione minima, un’estensione del bonus da 80 euroall’intera platea dei beneficiari arriverebbe a costare alle casse dello Stato 3,5 miliardi di euro. Una cifra eccessiva se si tiene conto che l’intera riforma pensionistica (includente anche le ricongiunzioni gratuite e l’uscita anticipata dal lavoro) dovrebbe stare entro la soglia massima dei 2 miliardi. Tuttavia, se si escludono quei pensionati che ricevono la minima, ma hanno anche ulteriori incassi previdenziali, come ad esempio la reversibilità, calano a 2,3 milioni gli italiani coinvolti.
La platea dei beneficiari scenderebbe intorno al milione se si utilizzasse l’indicatore della situazione economica (ISEE), il quale escluderebbe i pensionati al minimo aventi un patrimonio immobiliare di un certo valore o viceversa un coniuge con un reddito elevato.
LA POSIZIONE DELL’INPS – A privilegiare un intervento sulle pensioni minime piuttosto che sulla quattordicesima è intervenuto anche Tito Boeri, presidente dell’INPS, intervistato dal Sole24Ore, il quale ha sottolineato che “Se si vogliono aiutare i pensionati poveri è bene guardare al reddito familiare, non al solo reddito pensionistico individuale, come fa la quattordicesima che, proprio per questo, in 7 casi su 10 va a persone che povere non sono”.
Il numero uno dell’Inps si è poi detto concorde con il sottosegretario Nannicini “sul fatto che ampliamento della no-tax area e aiuto a pensionati poveri non siano necessariamente in contraddizione, se ci sono le risorse per permettersi entrambe le cose”.
LAVORATORI PRECOCI – Fra i punti caldi in discussione, le agevolazioni per i lavoratori precoci. Si discute di un bonus contributivo di 4 o 6 mesi per ogni anno di lavoro svolto nella minore età, tra i 14 ed i 18 anni. Si tratta di un innalzamento convenzionale dell’anzianità contributiva che consente di agganciare prima i requisiti per la pensione anticipata, ovvero: 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Per i lavoratori precoci, si parla anche di eliminare la penalizzazione per le uscite anticipate prima dei 62 anni che dovrebbe scattare dal 2018.
APE – Uno dei capitoli fondamentali della riforma è l’APE, una nuova forma di pensione anticipata per lavoratori dipendenti e autonomi con almeno 63 anni di età (62 nel caso delle donne del privato, 62 anni e 6 mesi per autonome e parasubordinate dal 2017). L’anticipo pensionistico è un trattamento che viene finanziato dal settore privato, ovvero dalle banche, ma erogato dall’Inps, e che il lavoratore restituirà poi con una decurtazione sulla pensione applicata per 20 anni. E’ allo studio un meccanismo di detrazioni fiscali per ridurre l’impatto sui redditi più bassi. Secondo i primi calcoli, il piano del governo comporta una penalizzazione superiore al 10% della pensione per chi si ritira con tre anni di anticipo.

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