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martedì 30 agosto 2016

MILANPALERMOMAFIA

Milano chiama, Palermo risponde

ARTICOLOTRE
pentiti-R.C.- E ci risiamo.
Con precisa e ciclica puntualità, una certa stampa antimafia attacca i collaboratori di giustizia. Testate con editori individuabilissimi che, fors’anche con criteri leciti e giustificati, dal momento che i soldi ce li mettono loro, dettano le linee editoriali.
Linee editoriali che sanno di mafiosità, di difesa d'ufficio di Cosa Nostra, con tanti ringraziamenti da parte dell'onorata società.
Ed ecco che si legge di ritriti ricordi a rate, di buonismo di Stato, di pentiti (spregevoli) protetti e coccolati da una certa magistratura raffazzonata e sconclusionata, che abbocca a propalazioni de-relato (per sentito dire ndr), pertanto non verificabili.
Una magistratura che raccoglie spazzatura, dichiarazioni vuote e prive di fondamento, che non rispetta i paletti posti dal legislatore, dal momento che il  collaboratore dovrebbe raccontare ciò di cui è a conoscenza entro centottanta giorni.
A scatenare l’ira di questo eccelso giornalismo antimafia, le nuove dichiarazioni di Carmelo D’amico e soprattutto di Nino Lo Giudice, il boss della ‘Ndrangheta che accusa il poliziotto Giovanni Aiello, alias Faccia di mostro, dell’eccidio di via D’Amelio e del duplice omicidio dell’agente Antonino Agostino, assassinato insieme alla moglie Ida Castelluccio.
Va sottolineato che Aiello è stato riconosciuto da Vincenzo Agostino, padre di Agostino e indiscussa icona antimafia, in un drammatico confronto in aula, particolare ovviamente taciuto dai media in questione.
Media che si prodigano in ricostruzioni suggestive e a volte fantasiose, dei percorsi criminali e giudiziari dei collaboratori, riducendo i magistrati a pupi manipolati da bugiardi pluriomicidi.
Il tutto in uno scenario che appare una difesa d’ufficio di Cosa Nostra.
E questi difensori d’ufficio di Cosa Nostra non mancano mai dall’attaccare l'inattaccabile, e se ne conoscono bene i motivi, Franco Di Carlo, definendolo “pentito con la filosofia del procedere per gradi”. Motivo del contendere le dichiarazioni che il signore di Altofonte ha rilasciato su Bernardo Mattarella, ribadendo concetti che aveva espresso oltre vent'anni fa.
Attacchi che certamente non faranno piacere alla famiglia Mattarella, oltre a delegittimare le procure antimafia di mezza Italia, ridotte a magistratura incapace e credulona.

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