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domenica 7 agosto 2016

MIGRANTI ACCAMPATI A COMO POICHE' RESPINTI DALLA SVIZZERA

In stazione a Como accampati in 450: “La Svizzera respinge anche i minori”

Associazioni e cittadini: «Da soli non ce la facciamo»
«Emergenza igienica». Fra i profughi accampati davanti alla stazione registrati casi di tubercolosi e scabbia

LA STAMPA 06/08/2016
COMO
È arrivata anche una tromba d’aria ad abbattersi sulle centinaia di disperati che da un mese vivono alla stazione San Giovanni di Como. Almeno 450 migranti accampati sotto i portici, nella biglietteria e sulla banchina del primo binario. Il maltempo ha reso impossibile la loro permanenza nel parco di fronte allo scalo ferroviario comasco, che si è ormai trasformato in un campo profughi. Di «emergenza umanitaria e igienica» parla il direttore dell’Asst Lariana Fabio Banfi. All’ospedale Sant’Anna due persone sono ricoverate con la tubercolosi, i casi di scabbia sarebbero una quarantina. A questi si aggiungono le febbri causate dai giorni passati all’aperto sotto la pioggia. L’emergenza è confermata da un comunicato della prefettura che, nella serata di ieri, ha annunciato l’attivazione nella stazione di un presidio sanitario mobile da lunedì 8 agosto. 

Al momento le uniche strutture presenti sono quattro bagni chimici e un tendone, installati dalla Croce Rossa. Ma la tensostruttura, pensata per ospitare mamme e bambini, è stata abbattuta dal vento. L’assistenza è così nelle mani dei tanti cittadini comaschi che ogni giorno vengono a portare aiuto: cibo, coperte, giochi per i bambini. Dicono di essere «volontari freelance».  

La città si è attivata: Arci, Caritas, parrocchie e anche l’Ordine dei medici si sono messi a disposizione. «Ma qui ci vorrebbe la protezione civile», dicono tutti. Per Barbara Molinario, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, «il contributo delle associazioni ha fatto sì che fin qui la situazione umanitaria non si deteriorasse, ma è fondamentale che si rafforzi la risposta istituzionale». 
Le autorità svizzere, intanto, non allentano la stretta e continuano i respingimenti di massa alle frontiere.  

Lisa Bosia Mirra, parlamentare socialista del Canton Ticino, è a Como per offrire assistenza legale: «Vogliono raggiungere le loro famiglie, ma non hanno nessun documento. Abbiamo contato ottanta minori non accompagnati, tra cui almeno venti ragazzine». Possono chiedere asilo in Svizzera, ma dicono che sul confine non viene data loro la possibilità. A Chiasso la polizia italiana riceve oltre 100 persone respinte ogni giorno. «I minori li prendiamo in carico tutti, perché oltre confine non accade?», lamenta l’assessore comasco alle Politiche sociali Bruno Magatti. Che lancia l’allarme: «I volontari in città stanno facendo l’impossibile, ma da soli non ce la possiamo fare». 

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