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lunedì 8 agosto 2016

MANDOLINI, IL PICCHIATORE DI CUCCHI SI BECCA ANCHE LA PROMOZIONE!

Roberto Mandolini e la promozione dopo il pestaggio a Stefano Cucchi. «Arrestarono uno spacciatore»

stefano cucchi roberto mandolini

L'agente, già sotto inchiesta da parte della Procura per aver coperto “il violento pestaggio” da cui partì l'indagine-bis è ora il comandante di una delle squadre del Battaglione mobile in servizio antiterrorismo a Roma. Ilaria Cucchi: «Vergogna»

L’Arma ha premiato Roberto Mandolini, già sotto inchiesta da parte della Procura per aver coperto “il violento pestaggio” di Stefano Cucchi. Mandolini è il comandante di una delle squadre del Battaglione mobile in servizio antiterrorismo a Roma. Nella stessa del militare partì l’indagine-bis. Da maresciallo a maresciallo capo.
Oggi il Fatto Quotidiano apre con il caso:
“I CARABINIERI hanno fatto il loro dovere, arrestarono un grande spacciatore”. Questa frase, datata 6 gennaio 2016, è una risposta proprio di Mandolini a un post di Ilaria Cucchi. Il maresciallo capo, nel 2009 era sottufficiale alla caserma Appia, da dove partirono i militari che fermarono Stefano Cucchi, in precedenza era stato vicecomandante a Tor Vergata: la sua carriera lo ha portato poi a comandare una squadra del Battaglione mobile Lazio, caserma Tor di Quinto. Il reparto si occupa principalmente di ordine pubblico, impiegato a Roma soprattutto nei controlli a San Pietro e nelle altre zone ritenute sensibili, quindi in questo momento in pieno servizio anti-terrorismo. Adesso per lui è arrivata anche
la promozione di grado, da maresciallo a maresciallo capo: sul campo non cambia niente perché Mandolini di fatto già comandava una squadra del Battaglione, ma è comunque un premio che arriva proprio mentre la Procura di Roma si appresta a chiudere le indagini dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre 2009. E, nell’inchiesta bis, il maresciallo capo è indagato, appunto, per falsa testimonianza

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Dove è coinvolto?
Mandolini ha spiegato così in aula la variazione al protocollo: “Il signor Cucchi mi disse che non gradiva sporcarsi con l’inchiostro per gli accertamenti dattiloscopici e fotosegnaletici. Dopo questa sua richiesta non ho ritenuto necessario farlo, visto che era una persona tossicodipendente, non l’ho voluto sforzare a fargli questa identificazione e non gli feci fare questi rilievi”. La procura ha rivelato in
questa e in altre affermazioni di Mandolini contraddizioni con quanto ricostruito e, con tutta probabilità, a settembre saranno chiuse le indagini
Qui la reazione di Ilaria Cucchi:
So e e conosco anche altri carabinieri che hanno avuto il coraggio di dire la verità su quanto accadde al mio povero fratello quella maledetta notte tra il 15 e 16 ottobre del 2009.
So che essi sono stati sottoposti a procedimenti disciplinari da parte dell’Arma ed a blocchi di avanzamento di carriera che magari si dirà non avessero nulla a che fare con il contenuto delle loro rivelazioni sulla morte del sig. Stefano Cucchi. Sta di fatto, comunque, che a questi carabinieri che hanno finalmente deciso di dire la verità sull’operato di alcuni loro colleghi nei confronti di mio fratello, è stato riservato questo trattamento.
Ma per il maresciallo Mandolini, invece, accusato del grave reato di falsa testimonianza di fronte alla magistratura, onore al merito. È stato in questi giorni promosso a Comandante. Onore al merito
roberto mandolini

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