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giovedì 18 agosto 2016

L'OK DI ALFANO AL BURKINI

Ancora scontro sul burkini, no di Alfano al divieto: “Niente provocazioni, in Italia c’è libertà di culto”

Il ministro dell’Interno: serve buon senso. Lega all’attacco. Salvini ai sindaci: “Proibitelo”
AP

LA STAMPA 18/08/2016
«Niente provocazioni su questioni che non investono l’ordine pubblico, realizzate come atto ideologico e che possono apparire come provocazioni che possono attirare reazioni violente». Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, spiega dai microfoni di Rtl la contrarietà del governo italiano al divieto francese di burkini.  
«La nostra bussola è sempre stata il buon senso. Noi siamo severi, facendo controlli, arresti e espulsioni», assicura Alfano. Che prova a ricondurre la polemica sul costume da bagno integrale a «un fatto pratico». Secondo il ministro chi lo indossa «non viola la legge. Io ho grande rispetto per i francesi, ma finora L’Italia è stata un paese sicuro anche perché la comunità nazionale non ha mai avuto comportamenti che hanno fatto pensare ad una crisi di rigetto per i musulmani». 
La presa di posizione di Alfano ha scatenato una polemica estiva, ma ben dura nei toni. Il centrodestra, Lega in testa, attacca da varie angolazioni mentre Ap difende la «scelta di libertà» del Viminale che affida alla singola sensibilità femminile la scelta se presentarsi anche in spiaggia bardata e coperta in ossequio alle norme dell’Islam. A riassumere il tutto è Fabrizio Cicchitto: guardate che Alfano difende la libertà di tutte le donne, rispettando le loro scelte. Saranno loro a scegliere tra il bikini e il burkini. L’attacco più duro alla mancata sanzione arriva, e non poteva essere diversamente, da Matteo Salvini e dalla Lega ma ci sono critiche anche da Fi e Cor. Il segretario leghista prima critica («Alfano, incompetente, non difende le donne») e poi lancia un appello a tutti i sindaci di città rivierasche affinché facciano quello che, tra le polemiche, è stato fatto in alcune città francesi e cioè vietare l’uso del burkini. 

Ma questo non basta a Roberto Calderoli che in serata annuncia una sorta di legge quadro sull’Islam in Italia che punta, tra l’altro, a vietare il burqa e il burkini (ma anche ad avere un albo degli imam, un registro delle moschee e il reato di apologia della sharia). E in Lombardia c’è chi già chi chiede - con una mozione regionale - di escludere da subito l’uso del burkini nelle piscine. «È un simbolo di arroganza di sopraffazione e violenza nei confronti delle donne», dice in sostanza il Carroccio. Il capogruppo leghista alla Camera Massimiliano Fedriga definisce la proposta del Viminale «una resa, una follia; significa piegarsi ai fondamentalisti, svendere la nostra cultura».  

Ma anche Fi, con approcci diversi attacca il ministro. «È molto pericoloso dire che le nostre leggi devono essere fatte in funzione del pericolo che i fanatici islamisti si offendano e dunque ci attacchino», spiega Lucio Malan. «Guai - spiega il senatore criticando Alfano - a far capire che basta la minaccia sottintesa di attentati per farci cambiare leggi e abitudini. Vorrebbe dire che i terroristi islamisti hanno vinto la loro guerra il cui obiettivo è, né più né meno, la sottomissione dell’Europa al loro folle regime teocratico». Per il Cor la vera provocazione è la scelta di Alfano di non vietare il burkini. Lo dice Daniele Capezzone e Anna Cinzia Bonfrisco che, in particolare, spiega: «La Francia scopre a sue spese gli errori di un pensiero prevalente nella sinistra europea. Se noi libereremo, con leggi severe, le donne immigrate dal burqa loro saranno il principale motore per l’isolamento del radicalismo islamico di cui sono le prime vittime».  

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