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giovedì 18 agosto 2016

LE ARMI NUCLEARI USA IN TURCHIA

Giallo sulle armi nucleari americane in Turchia 

Il giornale EurActiv: «Gli Stati Uniti spostano in Romania i missili della base di Incirlik». Ma altre fonti frenano: «Nessun movimento sospetto». Sullo sfondo l’escalation tra Washington e Ankara. Intanto Erdogan rilancia l’offensiva sul fronte interno: 187 mandati d’arresto contro imprenditori e uomini d’affari vicini a Gulen
AP
La base americana di Incirlik, in Turchia

LA STAMPA 18/08/2016
Stando al sito di informazione Euractiv.com, Washington avrebbe iniziato il trasferimento delle armi nucleari dalla Mezzaluna alla base di Deveselu in Romania, dove sarebbero più al sicuro. Un’ipotesi però smentita da una fonte de La Stampa, che in questi giorni non ha notato alcun movimento sospetto alla base di Incirlik. La base è molto strategica per la lotta allo Stato Islamico si trova appena 100 chilometri dal confine con la Siria ed è diventata terreno di contrattazione e scontro da parte del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, disposto a concederla in futuro solo a patto che venga estradato dall’America il suo nemico numero uno, Fethullah Gulen, accusato di essere anche dietro al golpe fallito dello scorso 15 luglio.  

Situazione complicata  
Le stesse «fonti indipendenti» che hanno parlato con EurActiv.com, hanno dichiarato che l’impresa potrebbe rivelarsi molto complicata non solo per motivi politici, ma anche tecnici. Certo, l’indiscrezione conferma che quelle 50 testate nucleari americane che si trovano a Incirlik fin dalla Guerra Fredda, per gli Stati Uniti sono diventate un problema, anche a causa delle relazioni sempre più difficili con la Turchia e l’instabilità nelle alleanze con Erdogan, che proprio settimana scorsa si è recato a San Pietroburgo da Putin per porre le basi per una cooperazione a largo spettro, che non esclude quella militare, nonostante la Turchia sia un membro della Nato. Da giorni circolano report secondo i quali le armi nucleari a Incirlik non avrebbero grande valore militare in quel contesto e, al contrario, stanno diventando sempre più impegnative in termini di salvaguardia. Negli ultimi due anni, Washington ha fatto nuovi investimenti per garantire la sicurezza delle testate, protette da soldati americani, rinchiuse in camere blindate e utilizzabili attraverso codici in possesso solo degli Usa.  

Mossa anti Mosca?  
Oltreoceano però qualcuno teme che possano cadere nelle mani sbagliate in caso di guerra civile, e la situazione in Turchia è sempre più instabile. Senza contare il rischio più remoto, ossia che finiscano proprio nelle mani dei terroristi. Di certo c’è che la loro possibile nuova destinazione, la base in Romania di Deveselu ha già irritato Mosca per via della costituzione di uno scudo missilistico. Si tratta di un momento estremamente delicato. Esperti di relazioni internazionali fanno notare infatti che il ritiro dalle armi di Incirlik significherebbe il downgrade definitivo fra gli Usa e quello che una volta era uno dei loro alleati più strategici e fidati. 

“Rivendicazioni” turche  
Il dibattito sulla bae di Incirlik inizia a tenere banco anche sui media turchi, soprattutto quelli più conservatori e filo governativi. Ieri Ibrahim Karagul, direttore del quotidiano islamico Yeni Safak ha scritto senza mezzi termini che alla Turchia dovrebbe essere affidata la gestione delle armi nucleari all’interno della base Nato o che, in alternativa, se ne dovrebbe appropriare.  

La repressione  
Intanto nel Paese non si fermano gli arresti per colpire i presunti responsabili del fallito golpe dello scorso luglio e non riguardano più solo il settore pubblico o della burocrazia statale. Questa mattina sono finiti in manette 187 imprenditori accusati di essere dei gulenisti, che vanno ad aggiungersi ai 120 top manager finiti in manette tre giorni fa.  

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