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giovedì 11 agosto 2016

LA FUGA MONDIALE DAL NEOLIBERISMO

L’economista Michael Hudson sostiene che le politiche neoliberiste a un certo punto spingeranno i cittadini USA ad emigrare, allo stesso modo in cui hanno forzato milioni di persone a lasciare la Russia, gli Stati Baltici e oggi la Grecia, in cerca di una vita migliore.
Una equipe di ricerca della Mailman School per gli studi di salute pubblica presso l’Università della Columbia New York ha stimato che 875.000 morti negli Stati Uniti nell’anno 2000 siano ascrivibili a fattori sociali quali povertà e sperequazione economica.


Secondo le statistiche del Governo USA, 2,45 milioni di Americani sono morti quell’anno. Se paragoniamo il dato alla scoperta dell’equipe di ricerca della Columbia University, la deprivazione sociale risulta responsabile del 36% circa dei decessi nel 2000.
“Praticamente tutti gli economisti Britannici del secolo Diciottesimo sostenevano che in presenza di povertà e di un costante trasferimento di risorse verso i ricchi il risultato sarà ridotta aspettativa di vita in durata ed emigrazione” sostiene Michael Hudson, professore emerito di Economia all’Università del Missouri-Kansas City.
Molti paesi tra cui la Russia, i paesi Baltici, ed oggi la Grecia, hanno assistito a un massiccio esodo delle loro popolazioni dovuto a condizioni sociali peggiorate come risultato dell’instaurazione di politiche neoliberiste.
Hudson prevede che gli Stati Uniti seguiranno lo stesso percorso, specialmente a cause delle maggiori difficoltà che seguiranno al passaggio del Trattato Trans-Pacifico, ai cambiamenti nelle politiche sociali e più ampi cambiamenti legislativi dovuti alle attese nomine presso la Corte Suprema e il prossimo gabinetto presidenziale.
“La domanda è, se l’America sta avendo come risultato aspettative della durata di vita ridotte, salute peggiore, dieta peggiore, dove emigreranno gli Americani? Nessuno può dirlo oggi”, sostiene Hudson.
SHARMINI PERIES, TRNN: Dopo decadi di sostenuti attacchi ai programmi sociali e disoccupazione costantemente alta, non è una sorpresa che il tasso di mortalità sia salito. Una equipe di ricerca della Mailman School per gli studi di salute pubblica presso l’Università della Columbia New York ha stimato che 875.000 morti negli Stati Uniti nell’anno 2000 siano ascrivibili a un grappolo di fattori sociali tutti legati a povertà e diseguaglianza nei redditi. Secondo le statistiche del Governo USA, 2,45 milioni di Americani sono morti nell’anno 2000, rendendo la deprivazione sociale responsabile del 36% circa dei decessi nel 2000. Un totale allarmante.
Michael, che cosa ne pensi di questa recente ricerca, che cosa ci rivela sulla mortalità in questo paese?
HUDSON: Ci riconduce alle narrazioni passate di Russia e Grecia. E il responsabile dell’incremento nel tasso di mortalità sono le politiche neoliberiste, le politiche commerciali neoliberiste, la polarizzazione della società e conseguente impoverimento di larga parte di essa. Dopo che l’Unione Sovietica si divise nel 1991, il tasso di mortalità si impennò, l’aspettativa di vita calò, gli standard di salute precipitarono costantemente lungo tutti gli anni dell’amministrazione Eltsin, finchè il Presidente Putin non arrivò a ristabilizzare la situazione. Putin ha sostenuto che la distruzione causata dalle politiche neoliberiste ha ucciso più Russi di quanti non ne siano morti nella Seconda Guerra Mondiale, e lì ne morirono 22 milioni. Questa è la portata di devastazione causata dalla polarizzazione sociale.
Stessa storia in Grecia, nel corso degli ultimi 5 anni, l’aspettativa di vita dei Greci è diminuita, il tasso di malattie aumentato, si muore di più, la popolazione non è sana. Praticamente tutti gli economisti Britannici del secolo Diciottesimo sostenevano che in presenza di povertà e di un costante trasferimento di risorse verso i ricchi il risultato sarà ridotta aspettativa di vita in durata ed emigrazione. I paesi con una politica monetaria dura, una politica a favore dei creditori, genereranno logicamente emigrazione. Al tempo in cui i detti economisti scrivevano l’Inghilterra riceveva migranti, aveva un accresciuto bisogno di forza lavoro, guadagnava persone qualificate disposte a lavorare nella sua industria poiché al tempo il resto d’Europa funzionava ancora con un sistema post-feudale e spingeva le persone ad emigrare. La Russia ha subito un massiccio esodo di lavoratori qualificati, perlopiù verso Germania e Stati Uniti, specialmente nel settore informatico. In Grecia l’emigrazione oggi è massiccia e costante. Gli Stati Baltici hanno perso qualcosa di vicino al 10% della popolazione nell’ultima decade in seguito all’aver adottato politiche neoliberiste. In congiunzione a questo, la salute pubblica si deteriora.
La domanda adesso è, se l’America sta avendo come risultato aspettative della durata di vita ridotte, salute peggiore, dieta peggiore, dove emigreranno gli Americani? Nessuno può dirlo oggi. Non possono andare da nessuna parte, non parlano lingue straniere. I Russi, Greci e la maggior parte degli Europei sono tutti tenuti ad apprendere l’Inglese a scuola. Riescono a cavarsela all’estero. Gli Americani non avrebbero nessun posto al Mondo dove andare, o se esiste tale posto nessuno può dirlo.
E la cosa più sconvolgente è che il cosiddetto Trattato Trans-Pacifico, e la sua controparte Atlantica, sono pronti per peggiorare la situazione ulteriormente. A quanto pare il Presidente Obama è determinato a spingere con tutte le sue forze per il Trattato Trans Pacifico, che altro non è, in essenza, che dare carta bianca alle corporazioni per impedire agli Stati di mettere in atto protezioni ambientali, standard di salute pubblica, avvisi sul fumo o altre cose nocive, avviso e informazione sulla qualità dei cibi. Obama sostiene che per questo attenderà dopo le elezioni, confidente che anche i Repubblicani siano favorevoli al piano e pensino vediamo, magari Donald Trump lo metterà davvero in atto. O più probabilmente confida che Hillary, capace di spaziare a destra che qualsiasi Repubblicano mai potrebbe, può farcela a trascinare il Congresso dentro l’affare.
Ma dal momento che non abbiamo modo di sapere che cosa accadrà dopo le elezioni, diciamo che i Repubblicani non vogliano rischiare. Faranno delle cose, approveranno del Repubblicano scelto da Obama per la Corte Suprema, d’altronde Hillary potrebbe nominare qualcuno peggiore, anche Trump potrebbe nominare uno peggiore. Se accettano questo compromesso possono anche accodarsi a spingere sul Trattato TransPacifico destinato certamente a fare aumentare considerevolmente il tasso di disoccupazione, specialmente nell’impego industriale, trasformando il più del complesso industriale urbano Americano in una cintura di ruggine. Si parla pure di una “sorpresa d’Ottobre” o una “sorpresa di inizio Novembre” (vedi pagina wikipedia “October surprise”, o recente articolo di Maurizio Blondet sul tema ndt). E’ anche l’ultima chance di Obama di dare inizio a una guerra contro la Russia.
L’esperto Americano di politiche Russe Stephen Cohen, nonché un numero di altri siti, hanno avvertito che il livello di rischio aumentarà di parecchio una volta che le armi atomiche saranno installate anche in Romania. Il Presidente Putin ha detto che questa è la linea rossa che non si deve mai varcare. In una guerra convenzionale non avremmo chances, possiamo solo sferrare un attacco atomico (parafrasi del traduttore, senso letterale non traducibile). Quindi non ci troviamo solo di fronte al rischio di un sostanziale declino nella popolazione, ma anche peggio di un realistico rischio di conflitto armato. E Hillary ha alzato il livello dell’escalation, ha praticamente promesso di nominare Victoria Nuland Segretario di Stato: Victoria Nuland è quella che ha istigato i fascisti Ucraini verso assassini, sparatorie sulla folla ed altre atrocità.
La tendenza è pessima. Se vogliamo provare a intravedere verso dove l’America si dirige dal punto di vista demografico, dobbiamo guardare a Grecia, Lituania, Russia, ma anche all’Inghilterra. Il Dottor Miller, che ha condotto studi su salute e longevità, è riuscito a dimostrare una correlazione diretta: suddividendo la popolazione Inglese in gruppi in base al censo, ne è risultato che l’aspettativa di vita di un dato gruppo decresce relativamente alla decrescita del reddito disponibile relativo a un gruppo.
E’un dato fondamentale rispetto all’attuale dibattito sulla sicurezza sociale. C’è gente che sostiene che alzare l’età pensionabile è giustificato dal fatto che la popolazione vive più a lungo. Chi vive più a lungo in America? I ricchi vivono più a lungo, solo i benestanti. Ma se ti trovi nella fascia di reddito inferiore a 30000 dollari all’anno, o anche 50000 dollari all’anno, non vivi affatto più a lungo.
Il ragionamento è come evitare di pagare le spese di assistenza sociale alla gente a reddito basso, la working class e middle class che muoiono prima, e conservare il welfare solo per i ricchi che vivono più a lungo? Nessuno ha sollevato la discussione su aspettativa di vita e longevità nel dibattito sul Welfare e in particolare quello sul proposto innalzamento dell’età pensionabile per il quale spingono Obama e Hillary, col pretesto di salvare il sistema previdenziale. Con “salvare la previdenza sociale” ciò che intende una Hillary Clinton è evitare di tassare le aliquote fiscali alte e pagare per la previdenza con i soldi del bilancio generale, modo di trasferire il costo facendolo pagare, indirettamente, in misura uguale ai ricchi come ai poveri.

7.06.2016

Traduzione per www.comedonchiscitte a cura di CONZI

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