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mercoledì 17 agosto 2016

LA CINA STA CON ASSAD

La Cina si schiera con l’alleanza antiterrorismo russo-iraniana a sostegno di Assad. Sconcerto a Washington

Nello scenario del conflitto in Siria entra in campo anche la Cina, quella che è ormai considerata la seconda potenza economica mondiale, anche militare, che decide di muovere i primi passi per unirsi alla collaudata alleanza russo-iraniana-siriana a sostegno del governo di Damasco, contro i gruppi  terroristi   jiadisti che da oltre 5 anni realizzano la guerra per procura nel martoriato paese arabo.
Truppe cinesiGli effetti  di questo ingresso della Cina e della sua scelta di campo, dalle conseguenze ancora difficili da valutare . Questo perchè Pechino si era sempre tenuta lontana – salvo auspicare generiche soluzioni diplomatiche a qualsiasi fronte aperto – dal caos mediorientale. Ora per la prima volta, con dichiarazione ufficale, Pechino, che già aveva un suo rappresentante permanente in Siria, ha manifestato che intende fornire non solo “aiuti umanitari” alla Siria ma anche “addestramento alle forze armate” del governo siriano.
La decisione del gigante asiatico è stata comunicata dall’ammiraglio cinese Guan Youfeu, direttore della cooperazione internazionale della Commissione Centrale Militare (il vertice delle forze armate al cui apice siede il presidente Xi Jinping) a Damasco dove si è riunito con il vicepremier e ministro della Difesa, Fahd Jassem al Freij. Il comunicato è stato riferito dall’agenzia ufficiale Xinhua. L’ammiraglio Guan ha anche incontrato – non casualmente – a Damasco il generale di corpo d’armata russo Serghei Charkov, il cui incarico ufficiale in Siria è quello di responsabile del centro russo per la riconciliazioni tra le parti belligeranti.
Questa notizia si aggiunge a quella dell’altro giorno che riguarda la stretta cooperazione fra la Russia e Teheran, segnata dal fatto che Teheran ha concesso le sue basi per i bombardieri strategici russi che dall’Iran decollano per bombardare le basi dei terroristi in Siria.
Tutti gli esperti sottolineano  come sia questa  una vera svolta strategica che non riguarda solo il conflitto del Medio Oriente ma tutto lo scenario mondiale.
La decisione di Pechino ha colto di sorpresa i circoli diplomatici occidentali ed in particolare quelli degli Stati Uniti e della NATO che hanno considerato questo annuncio come “inaspettato”.
Si rende evidente che la sempre citata “comunità internazionale” che veniva continuamente evocata dai portavoce degli USA e dei paesi occidentali, non è più limitata ai paesi atlantici ma di fatto è allargata ai nuovi paesi emergenti e alcuni di questi, fra i più importanti (anche la Turchia ha cambiato campo), hanno deciso di non uniformarsi alle direttive che provengono da Washington.
Tramonta di fatto e diviene irrealizzabile il piano USA saudita di rovesciare il presidente Bashar al-Assad ed istituire al suo posto un califfato sunnita in Siria sotto protezione USA: la Russia e l’Iran non lo consentono e la Cina si trova sulle stesse posizioni.
Si aspettano a questo proposito le dichiarazioni della rappresentante europea Federica Mogherini anche se, sembra prevedibile che questa lascerà parlare prima Washington per poi adeguarsi, come fa abitualmente, alla posizione dell’alleato USA.
Per quanto riguarda l’Italia, paese strettamente vincolato alle politiche USA e NATO, che si trova stretto fra la crisi dei migranti ed i problemi di sicurezza, un dubbio serpeggia fra gli osservatori: Il ministro Gentiloni, dopo che si sarà consultato con i suoi alleati, sarà ancora preoccupato per le ‘tentazioni egemoniche e azioni unilaterali di Russia e Cina’, che aveva in passato manifestato? Sarà Gentiloni a chiedere ancora una volta “Assad must go” sulla base delle richieste USA/Saudite nella prossima sessione internazionale o vorrà adeguarsi alla nuova situazione internazionale? Difficile prevedere le mosse della Farnesina in questo nuovo scenario internazionale profondamente mutato.
L.Lago

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