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lunedì 1 agosto 2016

LA CHIESA 'NDRANGHETISTA CALABRESE CONTRO LE LESBICHE

“Siete lesbiche”: polemica Comune-parrocchia per il concerto annullato

Il caso a Rossano Calabro (Cosenza). Il sindaco: il comitato organizzatore dovrebbe chiedere scusa
Le rivoltelle sul palco durante uno dei loro concerti


LA STAMPA 01/08/2016
«Siete lesbiche e qui non potete suonare». Perché questa è una festa religiosa e la band tutta al femminile “Le Rivoltelle” potrebbe «offendere la morale cattolica di ogni singolo cristiano di questa comunità». Sarebbero queste le motivazioni che avrebbero determinato la cancellazione di un concerto rock del gruppo calabrese, già in programma per il 20 agosto a Rossano Calabro, in provincia di Cosenza. L’accordo tra produttore e organizzatori era già stato trovato, ma al momento della firma del contratto alcuni membri del comitato per le feste parrocchiali in onore di San Pio si sarebbero opposti allo show, di fatto facendo saltare l’esibizione. Sono state proprio le ragazze del gruppo a denunciare su Facebook la discriminazione subita e a riportare le parole con cui una influente componente dell’associazione “Feste Piragineti” avrebbe posto il veto allo spettacolo, senza infine trovare ostacoli. 

La protesta  
«Mi chiedo come sia possibile che ancora girino a piede libero e soprattutto esprimano liberamente e impunite il loro pensiero persone di tanta ignoranza», ha scritto la frontwoman del gruppo, Elena Palermo, sulla bacheca delle Rivoltelle. Pochi giorni dopo, la rabbia non è ancora passata: «Ho voluto raccontare questo episodio per puntare il dito contro un certo tipo di discriminazione, che abbiamo già vissuto sulla nostra pelle in passato». Stavolta, però, la misura è colma. «Non sopportiamo più il pregiudizio nei confronti di orientamenti tra l’altro solamente presunti, dal momento che noi non abbiamo mai dichiarato di essere omosessuali e non lo dichiareremo mai. Sono fatti privati che ognuno vive nella propria coscienza. Ed è anche per questo che ci arrabbiamo quando l’ignoranza ci impedisce di esercitare la nostra professione. Nel 2016 cose del genere non possono succedere», dice ancora la cantante, che sottolinea che la discriminazione è vietata dalla legge

Contro la ’ndrangheta  
Le ragazze del gruppo (composto anche da Alessandra Turano, Paola Aiello e Angela Massafra) hanno deciso di non andare oltre la protesta pubblica, ma a quella non vogliono affatto rinunciare: «Con le nostre canzoni - spiega Elena - ci battiamo continuamente contro tutte le discriminazioni e ci dispiace che qualcuno voglia impedirci di esprimere quel che abbiamo dentro». Brani contro l’anoressia (“Taglia 38”), contro la casta dei politici (“Ve ne andate o no?”), contro la ’ndrangheta (“Io non m’inchino”, dedicata al procuratore Nicola Gratteri) sono lì a testimoniare un impegno sociale veicolato dalla musica che non verrà meno neppure dopo la cancellazione del concerto. «Non ce l’abbiamo né con la comunità di Rossano né contro chi ci ha impedito di suonare. Vogliamo solo fare qualcosa per eliminare pregiudizi diffusi. Sulla nostra sessualità girano voci da molto tempo. Ma anche qualora fosse tutto vero, anche se fossimo davvero lesbiche, sarebbe terribile sopportare tutto questo». 

Il sindaco prende le distanze  
È particolarmente turbata anche la produttrice della band, Daniela Tripodi, secondo cui il comitato organizzatore dovrebbe immediatamente «chiedere scusa». A condannare nettamente la decisione di annullare il concerto è il sindaco del centro cosentino, Stefano Mascaro, che prende le distanze dal comitato parrocchiale: «Non ho avuto alcun ruolo nella vicenda, ma mi sento in dovere di chiedere scusa a nome di tutta la comunità rossanese. La mia è un’amministrazione moderna e liberale, che rispetta i diritti di tutti. Noi non discriminiamo né giudichiamo nessuno. Se a qualcuno non andava bene questo spettacolo, poteva benissimo lasciare l’organizzazione». 

Il gay pride di Tropea  
Tutto questo succede a poche ore dal gay pride di Tropea, una festa di colori e di musica durante la quale è stato ribadito il no della Calabria alle discriminazioni sessuali. Il germe dell’intolleranza, però, è duro a morire. Hanno fatto parecchio scalpore le dichiarazioni del coordinatore regionale di Noi con Salvini, Domenico Furgiuele. Il gay pride? Nient’altro che «una pagliacciata». Il motivo è presto detto: «Il popolo calabrese, per dimostrare la propria capacità di saper ospitare e rispettare i diritti di tutti, non ha bisogno di far sfilare per le proprie strade coppie di uomini in atteggiamento sessuale ambiguo, magari davanti agli occhi di bambini». Contro i pregiudizi c’è ancora molto da fare.

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