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domenica 21 agosto 2016

LA BATTAGLIA AEREA IN SIRIA: CHE VERGOGNA!

Battaglia nei cieli della Siria

L’arrivo dei bombardieri russi e i primi raid di Damasco contro le postazioni curde hanno mutato gli equilibri sul terreno e le alleanze
AP

LA STAMPA 21/08/2016
INVIATO A BEIRUT
L’aviazione di Damasco ha sfidato gli avvertimenti di Washington ed è tornata ieri sopra Hasakah, con nuovi raid contro i guerriglieri curdi dello Ypg e dell’Asayish. E gli F-15 americani si sono levati in volo in aiuto degli alleati, come venerdì, quando erano stati chiamati dalle forze speciali finite sotto le bombe. Per fortuna non ci sono stati incidenti. I Su-24 siriani e i caccia statunitensi non si sono incrociati ma il rischio di uno scontro aperto nei cieli affollati della Siria è sempre più alto. 

Spartizione dei cieli  
I jet della coalizione a guida Usa - 62 Paesi, con una decina che partecipano ai raid - sono in azione dal settembre 2014. Un anno dopo sono arrivati quelli russi. Washington e Mosca hanno creato un «centro di coordinamento» ad Amman per evitare ingorghi e in pratica si sono spartiti lo spazio aereo. Gli americani si concentrano sull’Isis, a Est, mentre i russi colpiscono di più sulle province di Idlib e Aleppo controllate dai ribelli. Ma con l’ingresso dei bombardieri russi dall’Iran, e i primi raid di Damasco sui curdi nell’estremo Nord-Est, le cose sono cambiate. 

La fanteria curda  
Anche se Mosca ha colpito più volte «per sbaglio» formazioni di insorti direttamente legate agli Stati Uniti, come quelle al valico con la Giordania di Al-Tanf, finora nessuno dei due fronti aveva attaccato di proposito con i propri aerei le forze di terra dell’altro. L’offensiva dei governativi contro i curdi, la «miglior fanteria» degli americani, sta facendo saltare gli equilibri. E nasce da due spinte contrapposte. I curdi, dopo la vittoria a Manbij, vedono vicino il loro Kurdistan unificato e spingono per prendere il controllo anche delle enclave arabe. Il regime di Al Assad si sente invece più forte per il cambio delle alleanze in corso, con la Turchia che si avvicina all’asse Iran-Siria-Russia, e vuole riprendersi l’autonomia concessa quando rischiava di essere spazzato via dai ribelli. 

«Transizione con il raiss»  
Per la prima volta, ieri, il premier turco Binali Yildrim ha aperto alla possibilità che Assad resti al potere, anche se soltanto «per un periodo di transizione», all’interno di un esecutivo di unità nazionale. Poi però ha parlato di un ruolo «molto più attivo nei prossimi mesi» della Turchia in Siria. Allusione a un intervento contro gli stessi curdi dello Ypg bombardati dal raiss, forse anche di terra. Una convergenza che spaventa la leadership curda. Ismail Rasho, comandante politico dello Ypg ad Hasakah è tornato a evocare un intervento degli aerei americani: «Potremmo sconfiggere le forze del regime in 24 ore se ci fosse una no-fly-zone e jet non ci potessero bombardare». 

Lotta fino alla fine  
Il governatore di Hasakah, Mohammed Ali, vicino a Damasco, ha invitato invece i curdi a «riprendere le trattative» e parlato di «provocazione di mercenari e traditori arabi» all’origine degli scontri. Ma lo Ypg ha respinto l’offerta: «Continueremo a combattere finché non cacceremo completamente le forze del regime dalla città. Ogni volta che otteniamo una vittoria importate ci attaccano, a Qamishli o ad Hasakah. Ma non riusciranno a spezzare la nostra volontà». Il riferimento è al trionfo nella battaglia di Manbij, dopo 73 giorni di lotta contro l’Isis, e nasconde il fatto che ora i curdi controllano anche territori abitati da arabi e le tensioni stanno diventando ingestibili, soprattutto con le minoranze cristiane. 

L’agonia di Aleppo  
I bombardamenti aerei e i lanci di missili e razzi, sono continuati ad Aleppo, con altre vittime innocenti. In venti giorni, ha calcolato l’Osservatorio siriano per i diritti umani, sono stati uccisi oltre 300 civili: 165 dai ribelli nei quartieri occidentali controllati dal governo; 168 da russi e siriani sui quartieri orientali in mano agli insorti. La città, un melting pot prima della guerra, dove erano presenti tutte le etnie e religioni, con moschee e chiese meravigliose, «rischia di morire», ha ribadito ieri l’inviato speciale dell’Onu Staffan de Mistura. Solo la tregua di 48 ore che dovrebbe partire domani o martedì può essere la base per fermare le bombe. 

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