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mercoledì 31 agosto 2016

IL GIORNO DELLA FERTILITA'

Fertility day: “L’utero è mio, e lo gestisce la Lorenzin”

ARTICOLOTRE
14199679_10153900562276864_43525261719966339_n-G.C.- Da qualche tempo a questa parte, si sta combattendo, soprattutto negli ambienti femministi, per abbattere uno dei tabù più imponenti della società: la maternità a tutti i costi.
Mettiamolo in chiaro: esser genitori può rappresentare veramente il senso della vita di qualcuno. Nessuno nega sia una delle esperienze più intense e meravigliose della propria esistenza. Sarebbe però opportuno accettare che ci son donne che, esattamente come ci son uomini -ma su loro non pesa l'accusa della società- che, di figli, non ne vogliono. O ci sono donne che, quegli stessi figli, non possono averli. Non per questo possono essere considerate donne a metà, come invece vorrebbe una certa corrente di pensiero, prettamente medioevale.
A poco a poco, tra insulti e accuse, alcune donne stanno uscendo allo scoperto e, pubblicamente, spiegano le loro ragioni per cui preferiscono evitare -non si parla di chi non può, in questo caso, ma di chi non vuole- la maternità. E, ogni volta, apriti cielo, perché, questo il pensiero comune, una donna che non partorisce, non può essere una donna in tutto e per tutto. Non può sentirsi realizzata, non è completa e altre bestialità di questo genere, che trasformano la femminilità nella proiezione di un'incubatrice ambulante. 
E insomma, proprio ora che questa battaglia di civiltà è stata avviata, ci si mette di mezzo anche il Ministero della Salute, a render il tutto più complicato. Quasi come se la materrnità di una donna sia una questione di Stato, e non una libera scelta di chi, analizzate le contingenze, ponderando su sé e sul momento che viviamo, dovrebbe decidere autonomamente se restare incinta o meno. 
Nasce così il "fertility day", la nuova giornata voluta dal ministro Lorenzin e prevista per il 22 settembre. Ad annunciarla, una serie di cartoline che qualsiasi donna emancipata, madre o meno, potrebbe riconoscere come pura aberrazione. Non troppo lontana dall'idea mussoliniana della riproduzione a tutti i costi, ché la Patria necessita di nuove leve, tanto che sono stati in molti a compiere il paragone con il Duce.
Quasi tutte le cartoline sono dedicate alle donne. Poco sorprendentemente. Una delle più diffuse mostra una ragazza con in mano una clessidra: "La bellezza non ha età, la fertilità sì". Insomma, giovani, datevi da fare, non importa con chi, non importa se volete studiare, se non avete un lavoro, una stabilità, niente: fate figli, che importa. Quello è il vostro compito, i soldi si troveranno, o meglio ancora lo troverà l'uomo, mentre voi vi occuperete della nidiata, come nel Medioevo. 
Poco diverso dal significato di un altro invito: "Genitori giovani, il miglior modo per essere creativi", o "Datti una mossa! Non aspettare la cicogna!". E ancora: "La fertilità è un bene comune", a cui si accompagna l'immagine dell'acqua. Peccato che al Ministero sfugga qualcosa: la fertilità prima ancora di essere un bene comune, è un affare proprio, e anche una caratteristica fisica individuale e, se davvero al dicastero interessa così tanto, dovrebbe piuttosto finanziare la ricerca per combattere la sterilità, per aiutare quelle coppie che, i figli, li vorrebbero davvero, e ne sono impossibilitati. 
Non manca qualche invito agli uomini, in realtà veramente poco di classe. L'immagine di una buccia di banana su un marciapiede: "La fertilità maschile è molto più vulnerabile di quanto non sembri". Tocca spiegarlo noi, al Ministero, che non sempre impotenza significa sterilità? Ma non si occupano loro, della salute?

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