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lunedì 22 agosto 2016

IL FRATELLO LA GAMBIZZA POICHE' PORTAVA LA MINIGONNA

L’assurda storia di Marisa, gambizzata dal fratello perché portava la minigonna

marisa putortì

Nicotera, 2016. Il caso raccontato su Il Corriere della Sera

Marisa Putortì, 21 anni, è stata ferita con colpi di arma da fuoco alle gambe da suo fratello. Il motivo? Fumava e portava la minigonna. La sua storia, riportata da Carlo Macrì sul Corriere fa discutere sui social:
«Mio fratello sembrava un diavolo. Mi ha puntato addosso il fucile e ha sparato. Sono caduta e ho chiuso gli occhi per il dolore». Marisa Putortì, 21 anni, ricorda i momenti della sua gambizzazione ad opera del fratello Demetrio, quattro anni più grande, che le ha sparato per «gelosia» e per «punire» alcuni atteggiamenti della sorella. Dopo la morte del padre Carmelo, sei anni fa, Demetrio pensava di sostituirsi alla figura paterna in famiglia e, per questo, era diventato «ossessivo» nei confronti della sorella, tanto da proibirle frequentazioni e rimproverarla per il suo modo di vestire. «Era ormai da anni che non andavamo d’accordo — racconta Marisa nel suo letto in ospedale—. Neanche ci salutavamo più. A lui dava fastidio ogni cosa che facevo… Se mi truccavo o andavo in giro con la minigonna, se fumavo o mi fermavo in paese a parlare con uomini più grandi. Chissà cosa gli raccontavano di me i suoi amici». Poi si blocca e gira lo sguardo verso suo figlio Carmelo, cinque anni, frutto dell’amore adolescenziale con il suo attuale compagno, Massimo D’Ambrosi, 24 anni e un lavoro saltuario. Quindi riprende il racconto. «Ero vigile in ambulanza. Sentivo i medici che si auguravano che i pallini non avessero colpito l’arteria femorale, “altrimenti non ci arriva in ospedale”, dicevano tra loro, mentre io tremavo, pregavo e pensavo: sopravvivrò?». In ospedale al capitano Francesco Manzone, comandante della compagnia di Tropea che l’ha interrogata, Marisa ha taciuto il nome del suo sparatore. «Pensavo ci arrivassero da soli», dice con pudore. «Non l’ho fatto per proteggere mio fratello. Lui è uno schizofrenico. Non lo odio però, provo solo indifferenza». Perdonarlo? «Non me la sento proprio — continua —. Voglio che paghi per quello che ha fatto e quando lui uscirà di prigione io me ne andrò da Nicotera».

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