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mercoledì 3 agosto 2016

IL CAPITANO DELLA NAZIONALE ITALIANA DI CRICKET ESPULSO PER TERRORISMO

Il pakistano espulso per terrorismo era stato il capitano della Nazionale italiana di cricket

Farooq Aftab è arrivato in provincia di Bergamo a inizio 2000 e tutti lo descrivono come un ragazzo tranquillo e gran lavoratore. Il presidente del club dove giocava: «E’ stato un fulmine a ciel sereno, ancora non ci credo»
Farooq Aftab (nel riquadro) in un servizio pubblicato da Sportweek nel 2009

LA STAMPA 03/08/2016
MILANO
Era un campione di cricket. E per un paio di anni è stato anche capitano della Nazionale under 19 italiana, vestendo la maglia azzurra nelle competizioni internazionali. Fa un certo effetto vedere le vecchie foto di Farooq Aftab, il venticinquenne pakistano residente a Vaprio d’Adda espulso nei giorni scorsi con il pesante sospetto che volesse compiere un attentato terroristico all’aeroporto di Orio al Serio. Nelle immagini scattate nel 2009 per un servizio su Sportweek, il settimanale della Gazzetta dello Sport, tutto sembra Aftab tranne che un aspirante terrorista: barba appena accennata, polo ufficiale della Nazionale, lo sguardo fiero in mezzo ai compagni di squadra originari dello Sri Lanka, del Bangladesh e dell’India che, grazie alle regole internazionali del cricket, possono rappresentare il Paese in cui vivono anche se ancora non ne hanno la cittadinanza.  

Il padre adottivo: “Un fulmine a ciel sereno”  
«E’ stato un fulmine a ciel sereno, ancora non ci credo – racconta Fabio Marabini, presidente del Kingsgrove Milano e un po’ papà adottivo di Aftab in Italia - . L’ho sentito poco prima che lo imbarcassero per Islamabad. Mi ha ringraziato per tutto quello che ho fatto per lui in questi anni e mi ha confessato di essere spaventato, anche perché in Pakistan ormai non ha più nessun legame stretto». Aftab, che stando alle intercettazioni dei Ros aveva giurato fedeltà all’Isis del Califfo al-Baghdadi, vessava la moglie obbligandola a indossare il burqa e stava anche indottrinando un italiano convertito, era arrivato in provincia di Bergamo a 13 anni, nei primi anni 2000, insieme ai genitori e a due fratelli quasi coetanei.  


Magazziniere al Decathlon e apprendista snowboarder  
«La sua famiglia è originaria del Kashmir che non è proprio una zona di appassionati di cricket – continua Marabini - . Però lui e suo fratello sono venuti subito a giocare da noi. Per loro era un modo di conservare la propria identità e nello stesso tempo di conoscere da vicino alcuni italiani». In paese tutti lo descrivono come un ragazzo d’oro: diplomato all’istituto per geometri con il sogno di fare l’architetto sfumato per motivi economici, gran lavoratore come magazziniere in un Decathlon, apprendista snowboarder insieme agli amici italiani e autista volontario, nel tempo libero, del pulmino dei disabili. Religioso sì – chiedeva di interrompere gli allenamenti per due minuti quando doveva pregare – ma senza nessun segnale di integralismo.  

“Sempre pronto a dare una mano e impegnarsi per gli altri”  
«Non era certo un bacchettone, se bevevo una birra davanti a lui non ci faceva nemmeno caso – spiega Marabini –. Ho letto che voleva colpire un’enoteca. Mi sembra impossibile. Non avrebbe mai fatto del male a una mosca. Era diventato capitano della Nazionale proprio perché era una persona affidabile. Sempre pronto a dare una mano e a impegnarsi per gli altri». Anche i dirigenti della Federazione italiana cricket, che lo hanno conosciuto molto da vicino anche se da alcuni anni era uscito dal giro della Nazionale, sono choccati. «Da un mese sapevamo che l’iter per ottenere la cittadinanza era stato bloccato – conferma il presidente Simone Gambino – Avevamo capito che stava succedendo qualcosa, ma mai ci saremmo immaginati queste accuse. Speriamo che sia solo un grande fraintendimento». E’quello che spera anche la famiglia di Aftab, che tramite un avvocato farà ricorso alla Corte europea per i diritti dell’uomo.  

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