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lunedì 8 agosto 2016

I SITI CI SPIANO MENTRE METTIAMO IL TELEFONINO IN CARICA

Smartphone: i siti usano la carica della batteria per spiarci

La privacy dello smartphone può essere violata grazie al monitoraggio della batteria. Scopriamo cosa mette a rischio i dati personali

La privacy dello smartphone è a rischio. Anche se prendiamo le opportune precauzioni per proteggere i nostri dati personali online, i siti web potrebbero avere comunque un modo per spiare le nostre attività su Internet. Secondo un recente studio condotto da due ricercatori della Princeton University, molti portali web sono, infatti, dotati di una API (application programming interface, ovvero un’interfaccia di programmazione di un’applicazione) in grado di identificare lo stato della batteria dello smartphone; questi dati possono essere utilizzati per tenere traccia delle azioni compiute online.
Lo studio rileva, inoltre, che il monitoraggio dello stato della batteria dello smartphone non è solo ipoteticamente possibile, ma sta già accadendo. Il quotidiano britannico The Guardian spiega che l’API, introdotto in HTML5, permette ai proprietari dei siti web di monitorare il livello di carica rimasto nel dispositivo mobile. L’applicazione tiene anche traccia di quanto tempo ci vorrà prima che la batteria si scarichi completamente. Tutto ciò a rischio della privacy dello smartphone. Il solo fatto di controllare e tenere traccia del livello di utilizzo del cellulare potrebbe diventare un atto di spionaggio.
I siti web potrebbero teoricamente utilizzare tali informazioni anche per dare una mano, ad esempio passando ad una versione a basso consumo del loro sito se la carica si sta esaurendo, ma le preoccupazioni sono tante. I ricercatori spiegano, infatti, che la batteria dello smartphone diventa un identificatore univoco. Per esempio, se lo stesso annuncio viene visualizzato su due pagine web, anche se aperte con browser diversi e con differenti livelli di sicurezza, i gestori di tale annuncio sono in grado di identificare che il dispositivo ha effettuato l’accesso ad entrambe. 
I ricercatori hanno anche scoperto che alcuni siti web hanno lanciato un rilevamento degli script che utilizzano l’API come impronta digitale dei dispositivi, permettendo loro di monitorare l’uso di Internet attraverso i siti web. Finora, non è chiaro quanto sia diffuso il monitoraggio dello stato della batteria, ma i ricercatori temono che l’apparentemente innocente API potrebbe essere usato a scopi nefasti, consentendo alle aziende di vendere l’accesso ai nostri livelli di batteria. Nonostante la nostra cautela, lo studio ci ricorda quindi che la privacy dello smartphone può essere facilmente messa a repentaglio. 

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