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lunedì 22 agosto 2016

ECCO PERCHE' DOVREMO CAMBIARE IL NOSTRO TELEVISORE

Caos frequenze tv: presto dovremo tutti cambiare i televisori

Entro il 30 giugno 2020 le famiglie e le aziende italiane dovranno cambiare i loro televisori

Una nuova assegnazione delle frequenze tv, sollecitata dalla Commissione Europea, potrebbe vedere gli italiani costretti a comprare un nuovo apparecchio televisivo – o in alternativa un nuovo decoder – per continuare a captare il segnale televisivo sul digitale terrestre. Il tutto entro il 30 giugno del 2020.
I DOCUMENTI PARLAMENTARI – La materia è in discussione in Parlamento. I pareri delle Commissioni Telecomunicazioni di Senato e Camera illustrano come le emittenti italiane (Rai, Mediaset, La7 e le altre) saranno costrette a cambiare la tecnica di trasmissione del loro segnale televisivo. Dovranno adottare, cioè, il digitale terrestre di seconda generazione (DVB-T2) ed eventualmente un software, chiamato HEVC, in grado di comprimere questo segnale.
LA COMMISSIONE EUROPEA – La vicenda parte dalla Commissione Europea, che ha sottoposto la propria proposta ai parlamenti nazionali. L’idea è quella di mettere ordine nell’etere e in particolare su un binario di frequenze di qualità, la cosiddetta “banda 700”, tuttora occupata dalle emittenti tv (6 in Italia) mentre l’Europa la destina alle società di telecomunicazioni, che la useranno per offrire collegamenti Internet ultraveloci (4G e 5G) da tablet o smartphone. Un avvicendamento di frequenze, quello fra tv e tlc, peraltro già deciso da tempo.
COSTI – Per le aziende editoriali ci saranno da sostenere i costi del passaggio alla nuova tecnologia, ma ovviamente il conto più salato lo pagheranno le famiglie: Un piccolo televisore di 22 pollici (marche Samsung, Telesystem, Philips) costa oggi dai 140 ai 165 euro, se DVBT-2. Un decoder, dai 30 ai 446 euro (dati La Repubblica). Questi apparecchi di seconda generazione saranno i soli fabbricabili da luglio 2016 e gli unici in vendita da gennaio 2017.
Ma i costi riguarderanno anche lo Stato, allorchè gli editori in concessione fino al 2032 chiederanno un corposo risarcimento prima di abbandonare la banda 700. Lo Stato, a sua volta, metterà poi all’asta le frequenze.

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