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lunedì 8 agosto 2016

CINA IN PIAZZA CONTRO LE SCORIE NUCLEARI

In Cina proteste contro la nuova centrale per lo smaltimento delle scorie nucleari

Migliaia di residenti sono scesi in piazza contro il progetto sino-francese

LA STAMPA 08/08/2016
PECHINO
Migliaia di residenti sono scesi in piazza nei due giorni di weekend per protestare contro il progetto sino-francese di una nuova centrale per lo smaltimento delle scorie nucleari. Siamo a Lianyungang, nella regione orientale del Jiansu, un porto da 700mila abitanti sito 480 chilometri a nord di Shanghai. I residenti sono preoccupati per i rischi sulla salute e sulla sicurezza. A quanto si legge sui social network cinesi, la tensione si sarebbe alzata domenica sera, ma nessun giornalista era lì a verificarlo. «È la ricetta che assicurerà il disastro alle generazioni future», spiega al telefono l’impiegato di un albergo all’Afp, «i locali hanno tutto il diritto di esprimere la propria rabbia». 

Le immagini, oggi non più reperibili direttamente sui social network, mostrano una piazza pubblica dove migliaia di persone sono circondate da centinaia di poliziotti. Attraverso il suo account ufficiale su Weibo, l’equivalente di Twitter nella Repubblica popolare, le forze dell’ordine cittadine hanno negato «la voce non verificata» in cui si denunciavano le cariche della polizia sui manifestanti che avrebbero causato la morte di una persona. Inoltre il governo cittadino ha emesso un comunicato in cui si spiega che il progetto non è ancora stato approvato definitivamente. 
«Il governo ha tenuto il progetto segreto» racconta un non meglio identificato signor Sheng al Financial Times. «Le persone ne sono venute a conoscenza solo recentemente, per questo sono preoccupate». E continua: «Alcuni speculano sul fatto che le scorie radioattive provengano anche da altri paesi. Si chiedono come mai non le smaltiscono in loco se si tratta di un processo così sicuro e portatore di benefici come lo descrivono». Nel 2011, a seguito del disastro di Fukushima, la Cina aveva interrotto la costruzione di nuovi impianti nucleari. Ma la moratoria è stata interrotta l’anno scorso quando si sono approvati due nuovi impianti, tra cui quello in questione. 

Attualmente la Cina è il paese che dal 2008 detiene il primato di costruzioni di impianti nucleari: ha 35 reattori costruiti e 20 in costruzione, ma è deficitaria di strutture per lo smaltimento delle scorie radioattive. Per il momento le proteste contro il nucleare in Cina sono state rare e sempre ascoltate dal governo che teme che l’opposizione al nucleare possa diventare un movimento nazionale. Negli ultimi dieci anni gli unici due progetti che hanno attratto una considerevole opposizione in patria sono stati cancellati. Ma nel frattempo il governo ha lavorato molto all’estero. Centrali nucleari dove la Cina detiene una partecipazione di maggioranza sono state costruite o, nella maggior parte dei casi, sono in fase di costruzione, in Pakistan, Argentina, Gran Bretagna, Turchia e Romania. Sono ancora in fase di progettazione in Iran, Arabia Saudita, Giordania, Algeria, Kenia e Sud Africa. 

Il progetto che oggi viene contestato è frutto della collaborazione della locale China National Nuclear Corporation e della francese Areva. Secondo quanto si legge sul sito della Cnnc, si tratterebbe della collaborazione più importante tra le due aziende statali. Altre sei regioni, tutte sulla costa eccetto una, sono candidate a ospitare progetti nucleari nati dalla cooperazione sino-francese. Questo stesso fine settimana l’autorità nazionale ha condotto una verifica sugli impianti nucleari esistenti per scongiurare risposte tardive a eventuali incidenti. La Repubblica popolare prevede che il nucleare costituirà un quinto dell’energia nazionale prodotta entro il 2030. Il nuovo piano quinquennale (2016-20120) contempla la costruzione di 6/8 centrali ogni anno.  

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