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giovedì 18 agosto 2016

CHE I PROFUGHI LAVORINO!

«Facciamo lavorare i profughi che ospitiamo»

migranti lavoro

Questa la soluzione del capo del Dipartimento immigrazione Mario Morcone anticipata oggi sul Corriere della Sera. E in Italia c'è chi già anticipa i tempi: impiegando i migranti in lavori utili

Coinvolgere i profughi nel lavoro. Con un rimborso spese con cui si pagheranno l’assistenza. Questa la soluzione del capo del Dipartimento immigrazione Mario Morcone anticipata oggi sul Corriere della Sera. «Alcuni sindaci – ha spiegato – hanno già attivato progetti di volontariato che vedono i migranti protagonisti.
È ora di fare un passo in avanti».
Possono o devono lavorare?
«Possono, nell’interesse loro e della collettività. Per carità, nessun obbligo. Semmai possiamo pensare a un meccanismo
premiale».
Di che tipo?
«Chi mostra buona volontà capacità di inserirsi nel nostro contesto sociale potrebbe ottenere un’attenzione diversa nell’accoglienza».
Una corsia preferenziale?
«C’è il permesso umanitario. Attualmente viene dato per motivi di vulnerabilità ai bambini e ai malati. Potremmo
usarlo in questo senso. Dopo un anno la verifica servirebbe da incentivo a comportamenti virtuosi».
Il lavoro presuppone una paga. O pensa a un volontariato gratuito?
«Non penso a una paga con tariffe nazionali. Ma a una retribuzione che potrebbe essere ridotta: la decurtazione servirebbe
per recuperare i costi dell’accoglienza»
In Italia c’è qualche comune che segue già la soluzione di Morcone. Ne parla sempre il Corriere:
A Riace, nel cuore della Locride, in Calabria, ci sono ancor case vuote. «Aspettiamo nuovi ospiti», dice Mimmo Lucano il sindaco che dal 2004 ha messo l’accoglienza dei migranti in cima ai programmi della sua amministrazione.
«Qui troverebbero un tetto e anche un lavoro», spiega il primo cittadino che nei mesi scorsi è stato inserito dalla rivista
Fortune tra i 50 personaggi più influenti del pianeta.
Gran parte dei 500 migranti ospitati è impegnata in lavori di pubblica utilità: raccolta dei rifiuti, pulizia delle spiagge,
lavori artigianali. Poco più a nord, ad Acquaformosa, sul versante cosentino del Pollino, i 90 rifugiati ospitati sono riusciti a rendere vivo un centro che lo spopolamento degli anni Novanta aveva reso quasi invisibile.
Recentemente quattro di loro hanno iniziato a lavorare in Comune: due si occupano di verde pubblico e pulizia
delle strade, un altro è allo sportello immigrazione e una ragazza fa la mediatrice culturale.
(in copertina centinaia i migranti nei locali della Parrocchia di Sant’Antonio a Ventimiglia che stazionano ormai da settimane nella città di confine in attesa di passare il confine e andare in Francia, 08 luglio 2016. ANSA/ LUCA ZENNARO)

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