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martedì 16 agosto 2016

CANONE RAI: TIENI LA BOLLETTA PER 10 ANNI

Canone Rai: obbligo tenere bolletta per 10 anni. Anche il fastidio…

ROMA – Canone Rai: obbligo tenere bolletta per 10 anni. Anche il fastidio… Ok, costa un po’ di meno (da luglio non si scappa, impossibile evadere), il canone Rai che si paga direttamente con la bolletta elettrica realizza (forse) il giusto principio pagare meno pagare tutti, se poi serve per finanziare una Rai finalmente lanciata nel futuro luminoso della comunicazione 3.0 fruibile su ogni piattaforma digitale e social possibile, meglio ancora…
10 anni con il canone, 5 la sola bolletta elettrica. Peccato che la preziosa fattura che attesta il pagamento, insomma il pezzo di carta, la bolletta che diligentemente inseriamo nel giusto file dove in casa conserviamo documenti e ricevute, ce la dobbiamo tenere per 10 anni 10. Non un giorno di meno, gli articoli 2946 e il 2948 del codice civile non ammettono deroghe. Per le bollette normali, senza addebito del tributo, resta il termine di cinque anni.
Del resto l’addebito del tributo è disciplinato da norme del 1942, a proposito di digitalizzazione della macchina pubblica e innovazione tecnologica. Altro che smaterializzazione e virtualità, cloud e memorie esterne. Il novecento cartaceo ha allungato i suoi tentacoli sui cosiddetti millennials: ma anche per i non nativi digitali, quelli che poi pagano le bollette e che si erano rassegnati alla modernità digitale, questo del pezzo di carta eterno assomiglia a un pericoloso salto carpiato all’indietro.

Il problema, comunque, non si pone solo per il canone Rai, ma per tutti i documenti che vanno a gonfiare cartelline e faldoni nelle librerie di casa. Il record di longevità, in questa non invidiabile classifica, spetta alle fatture e alle ricevute dei bonifici per le detrazioni fiscali legate ai lavori in casa: ristrutturazioni, risparmio energetico e acquisto di mobili.
Prendiamo una spesa sostenuta nel 2015 e inserita nel modello Unico presentato quest’anno: il contribuente dovrebbe conservare i giustificativi fino alla fine del 2030. Quindici anni! Certo, non mancano giudici tributari che hanno abbreviato il termine al 2020, sostenendo che il fisco può ancorare gli accertamenti all’anno in cui viene pagato il bonifico e non all’anno in cui viene scontata l’ultima quota del bonus, ma si tratta di pronunce ancora isolate e nessun professionista consiglierebbe a un cliente di buttare allegramente i giustificativi dopo cinque anni. (Il Sole 24 Ore)

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