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domenica 21 agosto 2016

BURQA: DIVIETO O NON DIVIETO?

Burqa, il divieto fantasma nessun caso in ospedali e uffici – Corriere.it

La polemica sul «burkini» richiama il dibattito in Regione di fine 2015, a proposito dell’uso del burqa in ospedali e uffici pubblici. Quello che portò all’approvazione di un regolamento specifico, il 10 dicembre, entrato in vigore il primo gennaio 2016. No a casco, velo o qualsiasi cosa che copra il volto per chi entra in edifici di competenza regionale. Ma dagli ospedali si apprende che, in otto mesi, la regola non ha trovato campo di applicazione. «Donne con il volto coperto non ce n’erano prima e non ce ne sono ora» commenta Alessandra Kustermann. Secondo il primario alla clinica Mangiagalli la norma non ha provocato cambiamenti. Nessuna donna con burqa in ospedale dal 1 gennaio ad oggi. «Nel reparto di ostetricia il 25 per cento delle mamme che partoriscono non sono di origine italiana — continua —, vengono soprattutto dall’Egitto e del Maghreb. Ma è da molto che non visito una donna velata. Capitava forse 10, 15 anni fa, ora non più». Anche all’ospedale San Raffaele il regolamento introdotto da Regione Lombardia non ha creato problemi. «Tra i pazienti ci sono tante donne arabe — fa sapere Marzia Spessot, responsabile del reparto di medicina d’urgenza — ma quasi nessuna si presenta con il burqa. Forse ci sono stati un paio di casi negli ultimi anni, non di più. A noi medici comunque sta a cuore la salute dei pazienti, è quello che importa».
La situazione non cambia nemmeno all’Asst Santi Paolo e Carlo, che offre un centro di salute e ascolto per le donne immigrate e un ambulatorio profughi. Nonostante l’elevato numero di pazienti islamiche, pochissime si sono presentate con burqa. «E nei rari casi verificatisi — fa sapere la struttura — è bastato chiedere con gentilezza di mostrare il volto». Trova conferma il giudizio espresso qualche mese fa da Parvaneh Hassibi, ginecologa al San Carlo. Il medico riteneva «superfluo» il regolamento. Nessun caso neppure al Fatebenefratelli. «Non mi risultano segnalazioni» spiega Pietro Marino, direttore del dipartimento di Emergenza. La Regione esprime comunque soddisfazione. «Il regolamento — commenta Simona Bordonali, assessore alla Sicurezza — è l’applicazione di due leggi nazionali, un decreto regio del ‘31 e una norma del ‘77». Non una novità inventata in Lombardia, quindi. «Abbiamo uniformato il comportamento in tutti gli edifici di nostra competenza — continua — dopo un caso scoppiato all’ospedale civile di Brescia. Il fatto che non ci siano stati più episodi significa che la norma viene rispettata». L’assessore sottolinea anche che molti Comuni hanno adottato il regolamento regionale, «segno della necessità di regole per quanto riguarda la sicurezza». Non solo. «I cittadini ci hanno chiesto di estendere la regola anche per la circolazione in strada. La legge nazionale c’è già, ma ci sono deroghe per motivi religiosi. Spetterebbe al ministero farla applicare e renderla valida ovunque».

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