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martedì 23 agosto 2016

JUNKER SULLE FRONTIERE

Presidente Jean C. Junker
di Carlos Esteban  CONTROINFORMAZIONE
Il presidente non eletto della Commissione Europea Jean-Claude Junker, in un suo recente discorso, durante il Foro Europeo svoltosi ad Alpbach, in Austria, ha dichiarato fra l’altro che “le frontiere sono la peggiore invenzione mai fatta” nel corso di una diatriba in cui lo stesso Junker si è scagliato contro il concetto di Stato Nazione, in perfetta armonia con le iniziative finanziate dal miliardario George Soros per l’abolizione delle frontiere.
Se c’è una qualche cosa per cui possiamo ringraziare gli oligarchi europei, ed in forma molto speciale il loro presidente Jean-Claude Junker, questa sta nel fatto che questo personaggio, forse perchè non dipende da alcuna elezione, può permettersi il lusso di dire qualsiasi cosa anche quello che altri preferiscono sottacere.

Junker già aveva sorpreso tutti -per modo di dire- lo scorso 25 di Luglio nell’assicurare che, per quanto fossero stati numerosi e sanguinosi gli attacchi terroristi in Europa e, nonostante i tanti problemi che stanno causando le ondate di migranti, l’Europa non deve rinunciare giammai alla sua politica delle frontiere aperte.
Queste parole pronunciate dalla massima autorità dell’Unione Europea ricordano le infami raccomandazioni contenute in uno dei documenti della fondazione di Soros, filtrati attraverso Wikileaks, per ottenere che gli europei accettino come un fatto di “nuova normalità” gli attentati e l’aumento di criminalità ed insicurezza che sono conseguenza della invasione pacifica di migranti , o le parole dello stesso senso pronunciate dal ministro francese, Manuel Valls, per convincere i suoi compatrioti ad abituarsi a convivere con il terrorismo.
La vittoria del “Brexi”t nel referendum britannico di questa estate è una ferita recente nel percorso verso un globalismo più aggressivo, tanto da citare l’ex presidente francese Francois Mitterand nel senso che “dobbiamo lottare contro ogni forma di nazionalismo”.
Le parole di Junker risultano allarmanti persino per i compagni di viaggio nel progetto europeo, come la Teresa May, il nuovo primo ministro britannico, partigiana del “stay” nel referendum, che sta ritardando per tutto quanto in suo potere l’applicazione del risultato. La stessa May ha dovuto commentare al “The Daily Telegraph” le parole dello Junker sottolineando che lei non si trovava d’accordo con le sue affermazioni.
Dietro questa fuga in avanti si nasconde il panico dei leaders della UE innanzi alla crescente disaffezione delle masse di cittadini europei, i quali iniziano ad esprimersi nelle urne girando le spalle ai partiti tradizionali – tutti compromessi fino al collo nel progetto di mega stato europeo – ed alle critiche di alcuni mandatari che esprimono conati di ribellione alla dittatura europea.
Il “Brexit”, i tecnoburocrati della UE lo sanno, non è l’ultimo capitolo ma piutttosto il primo di un processo che potrebbe avere come sbocco la frattura definitiva dell’Unione Europea.
In questi momenti si guarda con apprensione al risultato del referendum in Ungheria sulle quote dei rifugiati che si svolgerà in Ungheria il 2 Ottobre. Il No alla quota europea sembra il risultato più probabile: secondo i sondaggi ci sarebbe un 70% disposto a votare contro il diktat di Bruxelles.
Mentre la stampa ed i media globalisti contrattaccano, tanto che, nel settimanale “Il Politico”, pubblicano articoli di impiegati della Open Society Foundation di Soros in cui si assicura che il referendum è un “atto populista di Potemkin”, di semplice facciata e si proclama che questo referendum costituisce un “potemkin village”.
In quello stesso giorno, in significativa concidenza, gli austriaci ripeteranno per la seconda volta le elezioni presidenziali, annullate per la frode attuata a favore del candidato ecologista, e questa volta sembra proprio che il candidato nazionalista Norbert Hofer,- un euroscettico senza peli sulla lingua- su alzerà con la vittoria.
(Tempi duri si preannunciano per gli eurocrati come Junker, cosa altro potranno inventarsi?)
Fonte: La Gaceta
Traduzione: Luciano Lago

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