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mercoledì 24 agosto 2016

AMATRICE NON ESISTE PIU'

Terremoto, le testimonianze dai paesi devastati

LAPRESSE

LA STAMPA 24/08/2016

Il sindaco di Amatrice: «La città è praticamente distrutta. Ci sono persone sotto le macerie». L’allarme, il terrore è scattato improvviso accompagnato dalle sirene che già nella notte allarmavano la città e i soccorritori del centro di Amatrice e Posta accorrevano lungo la Salaria per andare a portare i primi soccorritori nel centro Amatriciano. Un centro composto da decine di frazioni mai come in questo periodo fortemente popolato dalle migliaia di turisti presenti nella città famosa per gli spaghetti, nel fine settimana era in programma la Sagra.  

La disperazione del sindaco subito dopo il sisma: “Amatrice non c’è più”

«Avremo bisogno di generi di prima necessità da tutta Italia perché siamo completamente scollegati» dice il sindaco di Accumoli, Stefano Petrucci, facendo il primo punto della situazione nel suo Comune. «Dobbiamo allestire più di una tendopoli perché abbiamo 17 frazioni e in questi giorni ci sono molti villeggianti e dobbiamo vedere come sistemarli. Sui danni il sindaco sta ancora aspettando di avere il quadro preciso della situazione, «per fortuna abbiamo una struttura comunale e che potremo usare per l’accoglienza». 

Il racconto a Sky Tg24: abbiamo visto crollare le case con la gente dentro

Luca Giovannelli, tecnico radiologo dell’ospedale Grifoni di Amatrice, questa notte non era di turno, ma ricevuta la chiamata del collega che lo avvisava del disastro, si è messo in macchina da Rieti e si è precipitato ad Amatrice: «E’ la stessa atmosfera dell’Aquila, che peraltro conosco benissimo perché ci ho fatto l’Università. La città di Amatrice è praticamente distrutta e ora la preoccupazione principale è per i tanti amici e familiari di colleghi che a distanza di tante ore dalla scossa non rispondono e non si trovano».  


Si scava tra le macerie di Amatrice


Chi questa notte era di turno al Grifoni come Alessandro Corradetti, anche lui tecnico radiologo, racconta la drammatica notte di Amatrice: «Alle 2 e 15, dopo aver effettuato l’ultima radiografia, sono andato nella saletta del pianterreno. Alle 3 e 30 quando è arrivata la prima scossa, l’istinto è stato quello di scappare, ma passando per il pronto soccorso mi sono reso conto che l’intero ospedale era in preda al panico. Calcinacci che cadevano dappertutto, gente che correva a destra e sinistra, malati che gridavano. Una volta fuori, da una delle finestre dell’ultimo piano, un medico, rimasto bloccato nella sua stanza, chiedeva aiuto, allora insieme a una guardia giurata sono tornato all’interno dell’ospedale e una volta raggiunta la stanza, mi sono accorto che la porta era bloccata da un armadietto caduto durante la scossa. Lo abbiamo spostato e siamo riusciti a liberare il medico. Dopodiché, paziente per paziente, uno per uno, abbiamo portato tutti i pazienti fuori dall’ospedale, aiutandoci con le sedie o materassi per trascinarli fuori. Nel piazzale abbiamo allestito una sorta di ospedale da campo all’aperto e abbiamo continuato per tutta la notte a entrare e uscire dal Grifoni per recuperare tutto ciò che ci poteva essere utile per assistere i malati».  

Amatrice alle prime luci dell’alba dopo il terremoto

La professoressa che chiama in diretta la redazione di Rai News 24 si ricorda perfettamente l’incubo del 1979, quando il terremoto devastò la Valnerina. Andrea Luccioli, che 19 anni fa faceva le superiori, conferma: «Un terremoto così non lo sentivo dal ’97», Si sveglia ballando, di quel ballo che chiunque farebbe a meno, l’Umbria che convive con l’incubo del sisma. Due forti scosse nella notte che hanno portato la gente a lasciare le case e fermarsi in strada, a Norcia come nel centro storico di Perugia, come a Foligno: “‪#terremoto‪ a Foligno tutti in strada‬” scrive Giovanni Picuti sul suo profilo Twitter. 


Il terremoto in Centro Italia ha raso al suolo la piccola Pescara del Tronto

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