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mercoledì 27 luglio 2016

VIVENDI RINUNCIA A UN PO' DI MEDIASET

“Vivendi non vuol rispettare il contratto di acquisto per Premium”, Mediaset crolla in Borsa

Il gruppo del Biscione accusa i francesi e annuncia battaglia

LA STAMPA 26/07/2016
MILANO
Vivendi non vuole più Mediaset Premium e rimette in discussione l’intero accordo che lo scorso aprile aveva sancito l’alleanza tra il Biscione e l’impero dei media guidato da Vincent Bollorè. Secondo la versione francese è tutta una questione di conti: ci sarebbero, come scrivono da Vivendi in un comunicato, «significative differenze nell’analisi dei risultati di Mediaset Premium». Per questo, l’ad Arnaud de Puyfontaine ha fatto recapitare a Cologno Monzese una nuova proposta che conferma lo scambio azionario reciproco del 3,5% ma - a sorpresa - in cambio non è più disposta a rilevare la tv a pagamento del Biscione.  

Ora a Parigi sono disponibili solo a prendere una quota del 20%. Piuttosto vogliono salire al piano di sopra, e cioè in Mediaset. Bollorè sembra puntare al bersaglio grosso: in tre anni vuole salire al 15% del capitale di Mediaset attraverso un prestito obbligazionario convertibile. Operazione rischiosissima, questa, soprattutto per Fininvest che in tal caso rischierebbe di scendere al di sotto del 34% di Mediaset, sotto la quota che consente di controllare le assemblee straordinarie. Tale proposta ha il sapore di un prendere o lasciare visto che de Puyfontaine, a voce, l’ha detto chiaramente ai vertici del Biscione: non intende onorare il contratto stipulato. 

Di fronte a tale prospettiva è subito esplosa l’ira di Mediaset e di Fininvest, di pari passo il titolo della più importante tv commerciale italiana ha cominciato la sua giornata di passione in Borsa. Da Cologno escludono anzitutto che sia una questione di conti, visto che «l’analisi dei risultati di Premium è ovviamente avvenuta prima della firma». Piuttosto «la comunicazione di Vivendi costituisce per Mediaset una novità assoluta e non concordata», tuonano dagli uffici di Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri, dove si sottolinea la «palese contraddizione con gli impegni assunti da Vivendi mediante il contratto stipulato l’8 aprile scorso». Ma è dalla holding dei Berlusconi, dalla Fininvest (dove parlano di «eccezionale gravità» e di «assoluta scorrettezza» dei francesi), che si esplicita il senso dirompente del blitz degli uomini di Bollorè. Mossa che lascerebbe intuire come fin dall’inizio il vero «non dichiarato obiettivo» dei francesi, «al di là della indubbia valenza industriale dell’accordo stipulato, fosse in realtà quello di costituirsi in modo surrettizio e inaccettabile una posizione di estremo rilievo nell’azionariato di Mediaset».  

Bollorè vuole dunque scalare Mediaset? Incontrando i giornalisti in un albergo in centro a Milano de Puyfontaine esclude che l’obiettivo («non vogliamo il controllo», assicura) sia una scalata. «Stiamo discutendo e vogliamo una soluzione che sia soddisfacente per entrambi», spiega. Quali discussioni?, ribattono da Cologno Monzese. Tra Mediaset e Vivendi «non c’è nessuna negoziazione in corso». Eppure, de Puyfontaine ostenta sicurezza: «Non penso che con Mediaset non si possa trovare una soluzione. Vogliamo avere discussioni costruttive per raggiungere un’alleanza ancora più grande. Mi piace Mediaset, ha una grande storia e farò il mio meglio perché l’accordo si faccia». Assai difficile, perché a Mediaset considerano al momento due possibili esiti della vicenda: un ritorno allo schema del primo accordo o le carte bollate in tribunale. E pensare che una volta Silvio Berlusconi e Vincent Bolloré erano amici. Un’amicizia naufragata nel giro di una settimana? 

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