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domenica 17 luglio 2016

TERRORE=GUERRA

Il terrore chiama altre guerre?



ALTRENOTIZIE
di Michele Paris
A otto mesi dagli attacchi terroristici di Parigi, la Francia è stata nuovamente il teatro di un sanguinoso attentato che ha causato la morte di decine di persone innocenti. Anche se per molti il modus operandi dell’autore della strage è sembrato essere coerente con le strategie di “guerra” in Occidente dello Stato Islamico (ISIS), a 24 ore dai fatti non si sono avute notizie di rivendicazioni ufficiali. Inoltre, le informazioni raccolte dalla stampa francese sul 31enne tunisino alla guida del mezzo pesante abbattutosi indisturbato sulla Promenades des Anglais di Nizza, identificato venerdì come Mohamed Lahouaiej Bouhlel, non hanno evidenziato finora un suo particolare interesse per la religione né contatti con ambienti del fondamentalismo islamista.

Le indagini delle autorità di polizia e degli stessi media sono però ancora alle primissime battute ed è dunque troppo presto per avere un profilo significativo dell’attentatore, così come per escludere la presenza di eventuali complici. La città di Nizza ospita d’altra parte una folta comunità islamica, ghettizzata in larga misura nei quartieri popolari lontani dai luoghi del turismo snob, e molti futuri “combattenti” nelle file dell’ISIS sono partiti proprio da qui negli anni scorsi per unirsi agli uomini del “califfato” in Siria.

Il primo ministro francese, Manuel Valls, mercoledì in un’intervista a France 2 ha però affermato che Bouhlel “è un terrorista, senza dubbio legato all’Islam radicale in un modo o nell’altro”. Poco più tardi, il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, ha preso le distanze dalla tesi del capo del governo, sostenendo che è troppo presto per definire con esattezza le ragioni dell’attentato.

Di certo, malgrado gli interrogativi ancora aperti, il presidente francese Hollande non si è distinto per prudenza nelle ore seguite all’orrore, visto che in un appello al paese, dopo avere affermato il “carattere terroristico” dell’attentato, si è affrettato ad annunciare un’intensificazione delle politiche che degli atti di terrorismo sono sostanzialmente la causa principale. L’inquilino dell’Eliseo ha minacciato azioni più incisive in Siria e in Iraq, anche se l’aumento dell’impegno militare francese in Medio Oriente era con ogni probabilità in preparazione ben prima dei fatti di Nizza.

Al di là della matrice dell’attentato di giovedì, la tendenza dei governi dei paesi colpiti è invariabilmente quella di muoversi in due direzioni dopo simili eventi. Una è appunto quella dell’escalation militare contro un nemico non solo sfuggente ma che, spesso, dei governi e delle agenzie di intelligence occidentali nemico non è o non lo era fino a quando poteva essere utilizzato per obiettivi strategici ben precisi. L’altra riguarda invece il fronte interno e consiste nell’adozione di provvedimenti sempre più lesivi dei diritti civili, in modo da dare maggiori poteri di controllo sulla popolazione alle forze di sicurezza.

A questo proposito, Hollande venerdì ha subito sfruttato l’attacco di Nizza per smentire le sue stesse parole, pronunciate solo poche ore prima, quando aveva promesso la fine dello stato di emergenza che vige in Francia dalla metà di novembre del 2015. Lo stato di emergenza era stato prolungato a febbraio e ancora nel mese di maggio per garantire lo svolgimento in sicurezza dei campionati europei di calcio.

Lo stato di emergenza e la cosiddetta operazione “Sentinella” hanno portato in questi mesi 10 mila soldati nelle strade delle città francesi ma, evidentemente, a nulla sono serviti per assicurare un semplice blocco stradale nella serata di giovedì a Nizza. Il camion guidato da Bouhlel è penetrato senza difficoltà in una zona pedonale, seminando morte per ben due chilometri prima di essere fermato dalla polizia, secondo alcuni giornali francesi anche con l’aiuto di un civile.

In compenso, lo stato di emergenza imposto da Hollande e dal primo ministro Valls, è stato ampiamente usato per calpestare i diritti costituzionali di molti cittadini francesi. Grazie ai poteri straordinari accordati dal governo, nei mesi scorsi la polizia transalpina ha ad esempio operato perquisizioni arbitrarie e spesso violente ai danni di cittadini musulmani, ma anche numerosi fermi preventivi di attivisti per impedire loro di partecipare alle manifestazioni di protesta contro la “riforma” del mercato del lavoro, conosciuta come “legge Khomri”.

Le iniziative domestiche e sul fronte internazionale del governo di Parigi non sono una semplice reazione ad attentati terroristici che, a loro volta, si manifesterebbero dal nulla e al di fuori del contesto sociale, politico e militare di questi anni.

Al contrario, attentati, guerre all’estero e repressione sul fronte interno costituiscono una miscela tossica che perpetua sé stessa e si manifesta in episodi di sangue come quelli di Parigi, Bruxelles e Nizza, ma anche, è necessario ricordare, di Baghdad, dove tra l’indifferenza di media e politici in Occidente solo un paio di settimane fa sono morte più di 300 persone in una serie di attacchi rivendicati dall’ISIS.

L’assalto dei governi occidentali alle libertà democratiche, così come ai diritti del lavoro, le guerre imperialiste all’estero e la propaganda xenofoba hanno inoltre prodotto tensioni sociali esplosive che rischiano di trovare l’innesco in eventi come quello di giovedì a Nizza.

Ad avvertire del legame tra questioni ed eventi di questo genere, apparentemente scollegati, era stato recentemente il numero uno dell’intelligence francese, Patrick Calvar, il quale aveva definitivo il suo paese “sull’orlo della guerra civile”. Per Calvar, un altro attentato terroristico avrebbe potuto scatenare “la reazione della destra”.

Nello stesso intervento a porte chiuse, il cui contenuto è stato reso pubblico solo alcuni giorni fa, il capo della Direzione Generale della Sicurezza Interna francese (DGSI) aveva anche previsto un cambiamento di strategia dell’ISIS nel tentativo di colpire i paesi occidentali. I terroristi avrebbero cioè potuto agire usando esplosivi e autobombe, vista la presunta preparazione delle forze di sicurezza nell’affrontare attacchi multipli sul modello di quelli di Parigi o Bruxelles.

L’avvertimento di Calvar, cioè uno dei più influenti esponenti dell’apparato della sicurezza nazionale francese, contribuisce a sollevare ancora maggiori perplessità sull’ennesimo fallimento delle misure adottate per garantire l’incolumità di migliaia di persone che stavano partecipando a un evento pubblico popolare e politicamente sensibile come la festa del 14 luglio.

Di fronte al ripetersi di eventi di sangue e alle reazioni dei governi, in grado di promettere soltanto guerra e repressione, è perciò legittimo chiedersi fino a dove dovranno arrivare i poteri straordinari assegnati alle forze di polizia per impedire il ripetersi di altre stragi ? Oppure, fino a che punto un paese straniero, sia esso la Siria o l’Iraq, dovrà essere devastato per mettere fine agli attentati terroristici in Occidente ?

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