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sabato 30 luglio 2016

TERRORE NIGERIANO A NAPOLI

Terrore a Napoli: immigrato ruba pistola a guardia giurata e la punta sulla folla

NAPOLI – Terrore al Centro Direzionale di Napoli,dove un immigrato di origini nigeriane, Esefo Glory,di 35 anni, ha rubato la pistola a una guardia giurata e l’ha puntata contro la folla al grido di Allah. Poi si è scoperto che era di fede cattolica e che dietro a quel gesto di follia che sembrava un atto maldestro di terrorismo, c’era solo tanta rabbia e disperazione.
Il migrante, originario di una delle tante favelas che circondano la capitale della Nigeria, Abuja, era in fuga dalla Sicilia, dove era approdato nel 2014 in cerca di asilo. Da allora era ospite di un centro per richiedenti asilo di Agrigento, in attesa della lunga trafila burocratica per l’identificazione, le visite mediche, il rilascio delle impronte digitali e infine la tanto agognata accoglienza. Ma sei giorni fa Esefo è scomparso: gli hanno comunicato che la sua domanda era stata negata. Significa niente più alloggio né pasti caldi, niente più 5 euro al giorno e presto il rimpatrio. Così è salito su un treno diretto a Roma Termini ma è sceso a Napoli, non è chiaro il motivo. Lì in preda alla frustrazione ha quasi compiuto una strage di innocenti.
Come riporta il quotidiano Il Mattino

Succede infatti molte volte che gli immigrati in attesa del permesso di soggiorno o del rilascio del visto riconosciuto per concessione dell’asilo politico si assentino o non tornino nei centri di accoglienza. In tanti finiscono nella rete del caporalato che li sfrutta per il lavoro nero nelle campagne, molti altri cercano vie di fuga verso la Germania e il Nord Europa, o almeno ci provano».
Ma le falle in un sistema che prevede la concessione a chi chiede il diritto d’asilo per motivi politici ci sono e restano evidenti. Normalmente chi fa richiesta attende la risposta prima di regolarsi: se è positiva non si muove; in caso contrario scappa. Fugge quasi sempre senza meta. Verso destinazioni improbabili. Ed è questo il caso del nigeriano arrestato ieri a Napoli. Quando si torna nel gorgo della «clandestinità» si accetta anche di lasciarsi inghiottire in una specie di buco nero che trascina giù verso abissi imprevedibili.
Ricostruire le ore che intercorrono tra la fuga di Esefo Glory da Favara, in provincia di Agrigento, a Napoli non è facile. Il nigeriano non ha collaborato con gli investigatori del commissariato Vasto e tantomeno con quelli della Digos, dopo l’arresto. Tuttavia le tappe e le scansioni dei suoi movimenti possono in qualche modo essere ricostruite grazie ad alcune testimonianze: i racconti di chi aveva notato quell’africano aggirarsi tra piazza Garibaldi, il Vasto e poi il Centro direzionale, dove ieri mattina ha tentato di fare una strage di innocenti.
L’extracomunitario ha con ogni probabilità preso un treno dalla stazione di Palermo. Un treno diretto a Roma Termini. Però, e non si sa bene il motivo, poi ha scelto di scendere a Napoli, dove probabilmente credeva di incontrare qualche connazionale che nel capoluogo partenopeo lo aveva preceduto. Comincia così, martedì notte, il viaggio verso il nulla di Esefo. Senza bagaglio, senza vestiti né panni di ricambio. Ha la mente sconvolta: a metà giugno dalla Prefettura gli è stato comunicato il repspingimento della domanda di asilo politico, una circostanza che lo ha sconvolto e trascinato in uno stato di profonda frustrazione. I cinque euro che gli venivano passati nella struttura di accoglienza – insieme con i pasti e l’alloggio – rischiano di svanire, e sa che presto qualcuno in divisa verrà a riprenderlo per caricarlo su un autobus che lo porterà in un aeroporto siciliano per il rimpatrio.
E allora? Allora meglio partire. Senza meta e senza speranza. Ma una volta a Napoli si accorge che anche quei consigli, e con essi le speranze legate alla ricerca di qualche amico o connazionale che prima di lui ha tentato di giocarsi la carta dell’avventura è di fatto solo un sogno. Vaga lungo il reticolo di strade intorno a piazza Garibaldi. Con quei pochi spicci compra delle birre, e forse si ubriaca al punto da molestare alcuni passanti, al punto da essere segnalato: la circostanza viene smentita al «Mattino» dalle forze dell’ordine, ma pure trova conferma in alcuni testimoni oculari.

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