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mercoledì 6 luglio 2016

TAPPUGLIA

Tap, Regione Puglia chiede revoca titolo autorizzativo – La Gazzetta del Mezzogiorno

BARI – «Ho ritenuto nella mia funzione di rappresentante legale della Regione di avanzare al Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, una istanza di revoca in autotutela del titolo autorizzativo Tap». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenendo oggi a Bari nell’Aula del Consiglio regionale con una comunicazione sul gasdotto Trans Adriatic Pipeline (Tap), che porterà metano dall’Azerbaijan all’Italia, approdando sulle coste del Salento. L’opera è osteggiata in particolare dalle comunità e dalle istituzioni locali di Melendugno (Lecce), dove il gasdotto approderà.
In apertura del suo intervento Emiliano ha spiegato che «l’impugnativa della legge della Regione Puglia n. 7 dell’11/04/2016, contenete misure di tutela delle aree colpite da xylella fastidiosa, è stata impugnata dal Consiglio dei ministri al precipuo scopo di facilitare la realizzazione del gasdotto Tap».
La legge in questione – secondo quanto chiarito durante l’approvazione, dal consigliere regionale proponente, Sergio Blasi (Pd) – non impone alcun vincolo, ma tende a tutelare e a preservare l’uso agricolo e la destinazione rurale di terreni interessati dalla presenza del Codiro», la sindrome da disseccamento rapido.
L’impugnativa fu decisa a giugno in quanto la norma, istituendo un vincolo di natura urbanistica su determinate aree, violerebbe l’articolo 117, terzo comma della Costituzione, con riferimento alla materia «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia», nonché il principio di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione. Essa lederebbe – sempre secondo quanto comunicato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri – anche gli articoli 41, 42 e 43, Cost., che tutelano la libera iniziativa economica e la proprietà privata, nonché i principi comunitari in materia di libera circolazione delle persone e di stabilimento, di cui agli articoli art. 43 e 49 del Trattato U.E., violando pertanto anche l’articolo 117, primo comma, della Costituzione».
«Se l’istanza di revoca fosse accolta bisognerebbe ricominciare tutta la procedura, il che – ha spiegato Emiliano – ci consentirebbe di meglio tutelare le ragioni della Puglia. La Regione ha manifestato un dissenso espresso e motivato nell’ambito del procedimento di rilascio dell’autorizzazione ed il Ministero avrebbe dovuto attuare idonee procedure per consentire trattative volte a superare le divergenze».
«Avrebbe dovuto – ha aggiunto Emiliano – in base alla consolidata giurisprudenza costituzionale sull’intesa forte applicare correttamente il Dpr 327/2001 (articolo 52 quinquies, commi 2 e 5) così come la sentenza 239/2013 della Corte Costituzionale. Si tratta di un vizio che – secondo Emiliano – mina in radice tutta la procedura autorizzativa. Ciò che più conta è che il procedimento ha determinato la palese lesione delle prerogative costituzionali della Regione e che la lesione risulta certificata dalla sentenza n. 110/2016 della Corte costituzionale depositata lo scorso 20 maggio. In questa – sottolinea Emiliano – si ribadisce l’intesa forte, chiarendo che deve riguardare anche le operazioni preparatorie. Si tratta di una pronuncia che ha effetti dirompenti e ulteriormente inficianti sulla procedura seguita per l’autorizzazione Tap. È evidente che si sta innescando una sequenza di atti illegittimi ed adesso il Governo è a conoscenza delle illegittimità che ha compiuto e che ha involontariamente realizzato». «Da questa fase in poi – ha concluso Emiliano – tutti gli atti che il Governo dovesse assumere non avrebbero più un valore di mero errore, ma di consapevole violazione della legge, il che mi auguro non avvenga. Se è vero che ci può essere un interesse strategico essenziale alla realizzazione di un’opera è anche vero che il fine non giustifica mai la violazione di norme».

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