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domenica 24 luglio 2016

STATO DI GUERRA PERMAMENTE

Siamo in guerra

Francia, Belgio e Turchia sono in stato d’emergenza permanente. Altri stati seguiranno a breve in Europa. Sì, siamo in guerra. Ma non quella contro l’Isis. Quella contro l’uguaglianza e la fraternità, in nome della “libertà”.
Articolo di Enrico Euli
Tre stati – Belgio, Francia e Turchia – in stato d’emergenza, ormai permanente. Altri seguiranno a breve in Europa. L’ultimo sarà il nostro, protetto anche dall’Isis grazie ai doppiogiochismi dei nostri ineffabili servizi, i cui maneggi sono segreti solo ai suoi propri cittadini e soprattutto grazie alla Mammasantissima, sempre sia lodata!, che ci protegge dall’alto dei suoi cieli e che non permette intromissioni di potere nei suoi territori, neppure dell’ Isis (a sua volta ricambiata nel favore con armi, droga e rock’n’roll) e che ha messo Angelino Alfano agli Interni, santo santo santo!, teniamocelo stretto…
Le democrazie liberali emettono i loro ultimi pestilenziali rantoli. Recep Tayyip Erdogan in Turchia fa le prove generali di quel che, nei prossimi cinque, massimo dieci anni, accadrà in molte ex-democrazie occidentali. Si organizza un autogolpe militare, lo sconfigge in quattro ore, ne fa un altro, militarizzando un regime già da tempo autocratico, infiorandolo di arabeschi islamizzanti. Milioni di persone in piazza a sostenere gli arresti di massa, le torture, i licenziamenti forzati, l’attacco a scuole e tribunali, le epurazioni in nome di Dio e del loro Sultano.
E, da noi, al di là di reazioni retoriche e generiche, nessuna reazione. I nostri governanti sanno che è quella la strada che li aspetta a breve. Chi vorrà governare dovrà e potrà farlo solo così. Troppo lenti i tempi del parlamento, troppi impacci ancora in quel che resta delle procedure partecipative, troppi rimandi e tentennamenti per ottenere quel che la ragion liberista pretende da sempre: l’indipendenza e lo strapotere dei mercati rispetto a qualunque mediazione politica.
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Il capitalismo è clinicamente morto, il suo cervello non è più capace di funzionare, ma l’infame politica delle sinistre di tutto il mondo è impegnata a tenerlo ibernato fin quando, chissà come, qualcuno lo rianimerà
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Immaginiamoci gli scenari peggiori di fine anno. Sono almeno due, entrambi forieri di disastri.
Nel primo, vince Donald John Trump negli Stati Uniti e Matteo Renzi perde il referendum: nel mondo, guerra civile negli Usa, terza guerra mondiale dichiarata contro Russia e islamisti terroristi per ogni dove; da noi, fine del governo Renzi e nuovo pastrocchio istituzionale, in attesa di un golpe autogestito in nome dell’emergenza.
Nel secondo, vincono sia Hillary Rodham Clinton che Renzie: la palude prosegue, i tempi si allungano, la catastrofe avanza ma più lenta e moderata, siamo schiavi per anni della brodaglia attuale, ma sempre più immangiabile.
Una bella alternativa, no?
In entrambi i casi, gli strati di emergenza si sedimenteranno uno sull’altro, e i governi saranno sempre più legittimati ad agire in stato d’eccezione, saltando leggi e regole residue, in barba a blateranti costituzionalisti e internazionalisti (peraltro, sempre più in conflitto tra loro).
I dubbi restano, e forti, e non solo sul finto golpe turco. Come mai, proprio in vista delle elezioni, dei neri si mettono ad uccidere poliziotti negli Stati Uniti? Come è possibile che un tir si faccia due chilometri sul lungomare di Nizza, senza che nessuno lo blocchi? Perché l’immigrazione viene gestita in questo modo, favorendo l’allarme sociale e la sensazione di insicurezza in chi si crede ancora benestante? Come si fa a credere che gli unici a doparsi in massa nel mondo siano gli atleti russi? Aggiungete voi le domande che mancano. Non si tratta di complottismo, si tratta di capire che la verità, in guerra, è sempre la prima vittima. E siamo in guerra. Ma non quella contro l’Isis. Quella contro l’uguaglianza e la fraternità, in nome della “libertà”.
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