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venerdì 1 luglio 2016

RIFORME O RIVOLUZIONE?

rosa-luxeDI CHRIS HEDGES
truthdig.com
Nella notte del 15 gennaio 1919, un gruppo di Freikorps – milizie formate frettolosamente e per la maggior parte da veterani dell'ala destra della prima guerra mondiale – scortarono una Rosa Luxemburg  piccola, cinquantenne leggermente zoppicante, all'Eden Hotel di Berlino, il quartier generale delle guardie di cavalleria armata.

“Sei Frau Rosa Luxemburg?” domandò il capitano Waldemar Pabst quando arrivò nel suo ufficio al piano di sopra.

“Decidilo tu” rispose lei.

“Stando alla foto, devi essere tu” disse.

“Se così dici”, disse lei dolcemente.
Original Article: REFORM OR REVOLUTION?


Pabst le disse che sarebbe stata portata alla prigione di Moabit. Lungo la via fuori dall'hotel, una folla in attesa, che aveva urlato insulti come “puttana” al momento del suo arrivo dopo l'arresto, la fischiò e le sputò addosso. Un soldato, Otto Runge,  pagò presumibilmente 50 marchi per essere il primo a colpirla. Gridando “ non ne uscirà viva”, le sbatté il cane del fucile dietro la testa. La Luxemburg crollò. Del sangue uscì dal naso e dalla bocca. Runge la colpì una seconda volta. Qualcuno disse “E' abbastanza”. I soldati la trascinarono verso una macchia in attesa. Una delle sue scarpe venne lasciata indietro. Un soldato la colpì di nuovo. Come la macchina accelerò, Lt. Kurt Vogel le sparò alla testa. I soldati gettarono il suo corpo nel canale di Landwher.

Karl Leibknecht, che aveva convinto una riluttante Luxemburg a prender parte a una rivolta che lei sapeva quasi certamente condannata, era stato giustiziato poco prima.
La rivolta Spartachista venne schiacciata, Fu la nascita del fascismo tedesco.

Gli assassini, come la polizia che uccise persone di colore disarmate nella strade delle città americane, furono portati in giudizio – in questo caso, davanti a una corte militare – che emise timidi reprimenda. Lo stato non ebbe alcuna intenzione di punire gli assassini. Avevano fatto ciò che lo stato aveva richiesto.

Il Partito Socialdemocratico Tedesco (Social Democratic Party of Germany ) al comando creò le Freikorps, che divennero l'antecedente del Partito Nazista. Il partito ordinò alle milizie e ai militari di schiacciare la resistenza quando sentì minacciato dalla sinistra. L'omicidio della Luxemburg illustrò la lealtà finale delle elites liberali in una società capitalista: quando vennero minacciate dalla sinistra, quando la faccia del socialismo si mostrò nelle strade, le elites avrebbero – e avranno – concluso delle alleanze con gli elementi più retrogradi della società, includendo i fascisti, per schiacciare le aspirazioni della working class.

Il liberalismo, che la Luxemburg chiamava col suo nome più appropriato - “opportunismo” - è una componente integrante del capitalismo. Quando la cittadinanza cresce caparbia, il liberalismo si ammorbidisce e disprezza gli eccessi del capitalismo. Ma il capitalismo, argomentava la Luxemburg, è un nemico che non può mai essere placato. Le riforme liberali vengono utilizzate per ostacolare il crescere della resistenza e dopo, quando la situazione migliora lentamente, vengono revocate lungo l'inevitabile strada della schiavitù capitalista. L'ultimo secolo di lotte dei lavoratori negli Stati Uniti offre argomenti di studio a testimonianza delle osservazioni della Luxemburg.

Il sistema politico, culturale e giuridico in uno stato capitalista è centrato attorno alla protezione della proprietà privata. E, come Adam Smith  aveva evidenziato, quando un governo civile “viene istituito per la sicurezza della proprietà, è in realtà istituito per la difesa dei ricchi contro i poveri, o di quelli che hanno delle proprietà contro quelli che non ne hanno”. Il sistema capitalista è manipolato da principio. E questo rende le idee di Rosa Luxemburg estremamente pertinenti in un momento in cui il capitale sociale, libero da tutte le costrizioni, riconfigura la nostra economia globale, inclusi gli Stati Uniti, in una spietata forma di neofeudalesimo.

La schiavitù della paga e dell'impiego non sono determinate dalla legge, ma dagli imperativi del mercato. Il mercato costringe i lavoratori a inginocchiarsi ai dettami del profitto globale. Questo imperativo non potrà mai essere corretto da riforme legali o legislative.

La democrazia, in questo stadio avanzato del capitalismo, è stata sostituita con un sistema di corruzione legalizzata. Tutte le branche del governo, incluse le corti, e proseguendo con il sistema dell'intrattenimento e delle news, sono sussidiarie completamente in possesso  dello stato corporativo. Le politiche elettorali sono degli elaborati spettacoli di burattini. Wall Street e i militaristi, che si tratti di Trump o della Clinton, vincono.

“L'accumulazione capitalista richiede per il suo movimento di essere attorniata da aree non capitaliste”, scriveva la Luxemburg. E il capitalismo “può continuare solo finché viene tenuto in vita da un tale ambiente”. Il capitalismo scandaglia il globo per sfruttare lavoratori disorganizzati e a buon mercato e per depredare le risorse naturali. Silenzia o rovescia le elites locali. Frena le possibilità del mondo in via di sviluppo di diventare auto – sufficiente.

Nel frattempo, i lavoratori del mondo industrializzato, privati di lavori ben pagati, benefits e protezioni legali, sono spinti verso la schiavitù del debito, costretti a prendere in prestito per sopravvivere, e questo presto arricchisce gli speculatori globali.

Un'economia basata sul credito, prevedeva la Luxemburg, trasforma una serie regolare di piccole crisi economiche in una serie irregolare di grandi crisi economiche – vedi i due maggiori colpi inferti all'economia degli Stati Uniti nella prima parte del 21esimo secolo – il collasso dei dot – com del 2000 e la caduta globale del 2008. E siamo presto vicini ad un'alta crisi. Il risultato finale, sia in casa che all'estero, è la servitù della gleba.

La Luxemburg, su un altro punto, importante per coloro che vogliono rimontare durante un singolo ciclo elettivo, vedeva le campagne elettorali, similmente all'organizzazione sindacale, come dei processi di educazione delle persone riguardo la natura del capitalismo. Queste attività, separate dalla “coscienza rivoluzionaria” - il traguardo finale nella sconfitta del capitalismo – erano, sosteneva, un “lavoro di Sisifo”.

Noi, che cerchiamo di costruire un terzo polo di movimenti radicali dobbiamo capire che non si tratta di ottenere il potere adesso. Si tratta di ottenere il potere, nella migliore delle ipotesi, tra dieci anni. Le rivoluzioni, ricorda la Luxemburg, richiedono tempo.

 In una comprensione che elude molti dei supporters di Bernie Sanders, la Luxemburg afferrò che il socilalismo e l'imperialismo sono incompatibili. L'imperialismo, lei comprese, non solo rafforza l'industria della guerra e arricchisce i commercianti d'armi e i capitalisti globali. E' accompagnata da     una ideologia velenosa – quello che il sociologo Dwight Macdonald  ha chiamato la “psicosi della guerra permanente” - che rende il socialismo impossibile.

La nazione, nel nome della sicurezza sociale, domanda l'eradicazione delle libertà civili. Definisce il dissenso tradimento. Crea un sistema centralizzato di potere che infine – come è successo negli Stati Uniti – serve i voleri dell'impero piuttosto che la democrazia.
La Democrazia diventa farsa, o nel nostro caso, un reality show pacchiano fino ad arrivare ai due più impopolari candidati presidenti della storia d'America. La società decade in ciò che Karl Marx chiamava “cretinismo parlamentare” o in quello che il teorico politico Sheldon Wolin  definiva “totaliarismo invertito”. La Democrazia è una facciata, è apparenza.

Il capitalismo è governato da due dettami di ferro – massimizzare il profitto e ridurre i costi del lavoro. E come il capitalismo avanza e consolida il suo potere in un mondo dove le risorse stanno diventando sempre più scarse e la meccanizzazione sempre più sofisticata, il costo del guadagno  della componente umana e ambientale aumenta.

“Lo sfruttamento della classe lavoratrice come processo economico non può essere abolito o ammorbidito attraverso le leggi nel contesto di una società borghese”, scriveva la Luxemburg.
Le riforma sociale, diceva “non costituisce un invasione nello sfruttamento capitalistico, ma una regolazione, un ordinare questa spoliazione nell'interesse della stessa società capitalistica”.

Il capitalismo è nemico della democrazia. Nega ai lavoratori il diritto di controllare i mezzi di produzione o di decidere come spendere il guadagno derivante dal loro lavoro. I lavoratori americani – di destra e sinistra in egual modo – non supportano gli accordi di commercio/scambio. Non supportano i salvataggi federali delle grandi banche e delle società finanziarie. Non abbracciano i salari astronomici degli amministratori delegati e la stagnazione delle loro paghe. Ma i lavoratori non contano. E più i lavoratori e le lavoratrici si affannano per essere ascoltati, più dure e più violente si fanno le forme di controllo impiegate dallo stato corporativo.

La Luxemburg inoltre capì qualcosa che eluse Vladimir Lenin. Il nazionalismo – che la Luxembur chiamava “piccolo vuoto parlare borghese e inganno” - è un male. Disconnette la classe lavoratrice da una nazione all'altra – uno dei primi obiettivi della classe capitalista.

Come i partiti di destra e sinistra – nel nostro caso, i Democratici corporativi e i Repubblicani corporativi – tendono ad essere più patriotici e sposare la linea dura, divinizzano i militari e gli organi di sicurezza interna. Revocano le libertà civili di base nel nome della sicurezza nazionale, della legge e dell'ordine. Questo processo prepara parte della popolazione, come vediamo nei raduni di Trump, al fascismo.

Il nazionalismo, avvisava la Luxemburg, è sempre uno strumento utilizzato per tradire la classe lavoratrice. E', scriveva, “uno strumento della classe politica controrivoluzionaria”. Libera potenti forme di indottrinamento.

Come il contagio del nazionalismo esplose allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, i partiti liberali europei, incluso il Partito Socialdemocratico Tedesco, rapidamente si arresero ai nazionalisti dell'ala destra nel nome della terra d'origine nonostante i molti precedenti anni di retorica contro la guerra. La Luxemburg vide questo tradimento come l'evidenza della fondamentale corruzione morale e politica della classe dirigente liberale in una società capitalista.

Dal momento in cui la guerra finì, 11 milioni di soldati da tutte le parti, la maggior parte lavoratori, erano morti. I capitalisti, arricchitisi grazie alle carneficine, non avevano niente da temere ora dalla classe lavoratrice. Li avevano rimpinzati di fucili.

La Luxemburg diffidava della disciplinata, rivoluzionaria elite d'avanguardia di Lenin. Criticò il terrore come arma rivoluzionaria. Mise in guardia sul fatto che i movimenti rivoluzionari che non erano democratici diventano velocemente dispotici. Capì le dinamiche peculiari della rivoluzione.
Scrisse che in un momento di fermenti rivoluzionari, “E' estremamente difficile per qualsiasi organo direttivo del movimento proletario anticipare e calcolare quali occasioni e fattori possano portare ad esplosioni e quali non portino a niente”. Quelli che erano rigidamente legati ad un ideologia o che credevano di poter modellare gli eventi con la forza, erano storpiati da una “concezione rigida, meccanica, burocratica”.

Le rivoluzioni, per la Luxemburg, erano il prodotto della lotta delle masse tanto quanto dei loro istigatori. Lei sapeva che la rivoluzione era un'entità “vivente”. “Non si formava al di sopra”, ma dalla “coscienza delle masse”. E per costruire questa coscienza ci vollero anni. Un rivoluzionario deve rispondere a stati d'animo e sentimenti imprevedibili che definiscono qualsiasi rivolta, fino alle inaspettate risposte di una popolazione in rivolta.

Lenin, per raggiungere il poter durante la rivoluzione del 1917, fu costretto a seguire il suo consiglio, abbandonando molte delle sue idee più dottrinarie per rispondere alla forza vivente incarnata dalla Rivoluzione Russa. “Lenin”, scrive Robert Looker, “era un luxemburgista nonostante se stesso”.

Una popolazione in ultimo si solleva contro un sistema in decadenza non grazie alla coscienza rivoluzionaria, ma perché, come la Luxemburg sottolineava, non ha altre scelte. E' l'ottusità dei vecchi regimi, non il lavoro dei rivoluzionari che accende la rivoluzione. E, come lei evidenziò, tutte le rivoluzioni sono in un certo senso fallimenti, eventi che cominciano da, piuttosto che culminare in, un processo di trasformazione sociale.

“Non c'era alcun piano predeterminato, nessuna azione organizzata, perché gli appelli del partito avrebbero potuto scarsamente tenere il passo con lo spontaneo sollevarsi delle masse”, scrisse della rivolta in Russia del 1905. “Chi è alla guida ha poco tempo per formulare la parole d'ordine della folla presa dall'impeto”.

“Le rivoluzioni”, continuava, “non possono avvenire a comando. E non è solamente questo il compito di un partito. Il  nostro dovere e solo e in qualsiasi momento di parlar chiaro senza paura o tentennamenti; è questo, preservare chiaramente prima delle masse i loro compiti nel giusto momento storico, e proclamare il programma politico di azione e gli slogan che risultano dalla situazione. La preoccupazione sul come e quando il movimento rivoluzionario di massa prenderà piede assieme a loro va lasciata fiduciosamente alla storia. Nonostante il socialismo possa in principio apparire come una voce che urla nel deserto, questo gli fornisce una posizione morale e politica i cui frutti più tardi, allo scoccare dell'ora dello storico compimento, verranno raccolti con variegato interesse.

Ho coperto diverse sollevazioni e rivoluzioni attorno al globo -  le insurrezioni in America Centrale negli anni '80, due rivoluzioni palestinesi, le rivoluzioni del 1989 nella Germania dell'Est, in Cecoslovacchia e Romania, le dimostrazioni di strada che portarono alla caduta di Slobodan Milosevic  in Serbia. La comprensione della Luxemburg sulla natura autonoma della rivolta è corretta. Un comitato centrale, come quello dei Bolscevichi di Lenin, dato che è senza pietà, segreto, molto disciplinato, è capace di guidare una controrivoluzione per prendere il potere e distruggere le aspirazioni democratiche dei lavoratori. Ma tali organizzazioni non sono il motore primo della rivoluzione. Le sporcizie della democrazia, con tutte le loro paralisi e i loro rovesci, rendono le rivoluzioni vive e vibranti. Questo protegge la popolazione dagli abusi del potere centralizzato.

“Senza elezioni generali, senza la libertà di stampa, libertà di parola, libertà di radunarsi in assemblee, senza la libera battaglia d'opinione, la vita deperisce in ogni istituzione pubblica, diventa una caricatura di se stessa, e la burocrazia emerge come unico fattore decisionale”, diceva la Luxemburg.

Le conseguenze di non attuare una rivoluzione contro il corporativismo sono catastrofiche. Questo rende Rosa Luxemburg vitale. Ci avvisa che durante una crisi, le elites liberali diventano il nostro nemico. Ci mette in guardia contro il terrore e la violenza gratuiti. Ci sollecita a mantenere aperte le strutture democratiche per assicurarci che il potere rimanga nelle mani delle persone. Mantiene la nostra concentrazione sull'estrema ferocia del capitalismo. Comprende il pericolo dell'imperialismo. E ci ricorda che tutti quelli tra noi impegnati nella causa socialista, di costruire un mondo migliore, soprattutto per gli oppressi, devono abbracciare velocemente questo imperativo morale. Se ci compromettiamo, lei lo sa, cancelliamo la speranza.
Chris Hedges, ha trascorso quasi due decenni come corrispondente estero in America Centrale, Medio Oriente, Africa e nei Balcani. Ha riportato da più di 50 paesi e ha lavorato per The Christian Science Monitor, National Public Radio, il Dallas Morning News e il New York Times, di cui è stato corrispondente estero per 15 anni.
22.05.2016
Scelto e tradotto per www.comedoncisciuotte.org da DESASTRADO

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