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lunedì 11 luglio 2016

PUTTANTAX

Ora anche le escort devono pagare le tasse. La sentenza

Rigettato il ricorso di una prostituta condannata a versare IVA e IRPEF

Da anni si parla della possibilità di legalizzazione della prostituzione, misura che avrebbe il doppio effetto di rendere più sicura l’attività per le prostitute e per i loro clienti nonché garantire un ulteriore gettito fiscale alle disastrate casse dell’erario italiano. Se la questione legislativa non sembra vedere possibili sviluppi a breve, su quella fiscale qualcosa sembra muoversi.
La Commissione Tributaria di Savona, infatti, ha rigettato il ricorso di una prostituta condannata a versare IVA e IRPEF per la sua attività di meretricio svolta dal 2010 al 2012. L’imputata sosteneva che, non essendo regolamentata, la prostituzione fosse da intendersi di conseguenza non tassabile. In realtà il reddito da prostituzione è considerato reddito da lavoro autonomo. In quanto, come già affermato dalla Corte di Giustizia europea, la prostituzione può essere definita come “prestazione di servizi retribuita”, purché la retribuzione venga pagata direttamente dal beneficiario della prestazione stessa.Nel servizio di Savona News riguardante la escort dell’est Europa si legge: “Una volta figurava come addetta alle pulizie ma, dopo la verifica, la donna ammette di fare la escort e di guadagnare almeno 36mila euro l’anno. Scatta l’inversione dell’onere della prova secondo cui dopo l’indagine bancaria è il contribuente a dover dimostrare che gli elementi emersi dalle movimentazioni sul conto non sono riferibili ad attività imponibili. E la donna non riesce a documentarlo, così come fallisce nel tentativo di evitare il pagamento dell’Iva sul rilievo che le entrate sarebbero frutto di un’attività illecita, che invece risulta contraria solo al buon costume”.
L’Agenzia delle Entrate ha allora intimato alla escort di pagare l’Irpef, le addizionali Irpef sia comunali sia regionali, i contributi previdenziali, infine l’Iva al 21 per cento sugli “incassi lordi”. Non solo. A questa cifra, i giudici della Commissione Tributaria provinciale di Savona ha aggiunto altri 2mila euro per risarcire le spese di giudizio.
La Commissione Tributaria considera altresì “irrilevante” che la professione di “cortigiana” (c’è scritto proprio così nelle carte) non sia regolamentata dall’Italia. E non conta che sia anche “riprovevole” sul piano morale. C’è un guadagno e quindi bisogna pagare le tasse, come tutti.
La prostituzione – che per la legge italiana non è reato – è “una prestazione di servizio verso corrispettivo”. La sentenza C-268/99 della Corte di Giustizia europea classifica la escort come “lavoratrice autonoma” e senza vincolo di subordinazione a fronte di una retribuzione “pagata integralmente e direttamente dal cliente”. E dunque è legittimo che l’Agenzia delle Entrate reclami il versamento dell’Irpef e dell’Iva. Pena una denuncia per evasione fiscale.
Insomma, nessuna sorpresa se da oggi, al termine di una prestazione sessuale a pagamento, ci si sentirà dire: “Fattura o scontrino?”. E soprattutto nessuna sorpresa se i prezzi per le prestazioni saranno più alti; al solito, a pagare sarà il consumatore finale.

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