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lunedì 25 luglio 2016

PAUL SIMON E CARRIE FISHER

Il cantautore e la principessa Una storia senza lieto fine

La passione fu grande, ma il matrimonio durò solo 11 mesi
Lui è Paul Simon, il cervello del duo Simon & Garfunkel, l’autore di The Sound of Silence e Mrs. Robinson. Cresciuto in una famiglia di ebrei di origine ungherese a Forest Hills, nel Queens, a 35 anni è considerato il più grande autore americano di canzoni dopo Bob Dylan (suo coetaneo, peraltro). Lei è Carrie Fisher, la Principessa Leila di Guerre stellari, la figlia ventenne di Eddie Fisher - che è stato il cantante più popolare prima dell’avvento di Elvis Presley - e di Debbie Reynolds, «la fidanzata d’America» che danzò con Gene Kelly in Cantando sotto la pioggia.  

Si incontrano nella New York alla metà degli Anni 70, poco prima che lei diventi una celebrità mondiale: frequentano il giro di Saturday Night Live, lo show che lancerà Dan Aykroyd e John Belushi, Chevy Chase e Bill Murray, che cambierà la tv e le loro vite, gioventù baciata dal dono del talento e bruciata dall’uso di molte droghe.  

Paul Simon è basso di statura, introverso, e con il suo partner Art Garfunkel ha una relazione complicata: ha iniziato a cantare per imitarlo e quasi subito ha scoperto di essere molto più bravo: l’ha già lasciato due volte, prima e dopo il grande successo ottenuto con la colonna sonora del Laureato.  

Carrie Fisher è bella: per Guerre stellari George Lucas le chiede di non indossare reggiseni («Nello spazio la biancheria intima non esiste») e le fa disegnare su misura un bikini metallico che rimarrà nei sogni di un paio di generazioni. Ma è indomabile: vanta il singolare primato di essere stata invitata ad andarci piano con la cocaina da John Belushi in persona. Il quale però muore di overdose nel 1982, mentre lei è ancora viva (ora abita accanto a sua madre a Los Angeles e farà la Principessa nel settimo Guerre stellari che uscirà a fine anno). 

È chiaro a tutti - forse perfino ai due protagonisti - che una storia d’amore tra due nevrotici come loro non sarà mai davvero semplice, né felice. Ma è la storia perfetta per gli anni in cui esplode il numero dei divorzi in America, gli anni del femminismo e del movimento di liberazione omosessuale, gli anni dell’individualismo, degli psicofarmaci e della psicanalisi. Si prendono e si lasciano più volte, tra il 1977 e il 1983, tra fughe e tournée (di lui), riconciliazioni e tre Guerre stellari interpretati in giro per il mondo da lei.  

Nel 1983, il 16 agosto, nell’appartamento newyorchese di lui, con vista su Central Park, si sposano, senza avvertire né invitare i genitori. «Diciamo che abbiamo avuto una relazione tempestosa - spiegherà lei alla rivista People - e che finalmente la tempesta è finita». Sono presenti Art Garfunkel e la fidanzata Penny Marshall, Randy Newman, George Lucas, Kevin Kline, la supermodella Christie Brinkley e il suo compagno Billy Joel, che regala agli sposi un juke box. Il matrimonio dura appena 11 mesi (il divorzio sarà ufficiale solo nel 1985), ma da allora lui e lei non parlano d’altro.  

Carrie Fisher ha scritto diversi libri piuttosto divertenti e molto autobiografici: Cartoline dall’inferno, che diventa un film con Meryl Streep e Shirley MacLaine, e Wishful Drinking, che diventa un monologo teatrale che lei stessa interpreta. «La mia vita è stata rovinata da Star Wars, dai miei genitori, dalla fama, dalla droga, da Hollywood e da Paul Simon», sono tra le prime parole che lei pronuncia in scena. 

Paul Simon non ha mai commentato questa storia, ma ne ha scritto in una decina di canzoni, senza mai ammetterlo. Almeno due di queste sono capolavori, una canzone sola in due episodi. La prima delle due è Hearts and Bones, del 1982, che dunque precede di diversi mesi il matrimonio. Eppure, lo racconta («L’atto fu oltraggioso»), ne intuisce già la fine e celebra la potenza travolgente dell’amore: «Prendi due corpi e li trasformi in uno solo, cuori e ossa». La seconda è del 1986, dà il titolo all’album che raccoglie il cantautore nell’abisso del fallimento personale e artistico e lo rilancia nell’olimpo dei grandi della musica pop.  

È Graceland, storia di un viaggio alla casa-museo di Elvis Presley, a Memphis, Tennessee, che Paul Simon ha davvero compiuto. È insieme un percorso di morte e di rinascita (le sue storie non sono mai semplici) e che obliquamente non fa che parlare di lei: «E forse sarò obbligato a difendere ogni amore, e ogni suo finale. O forse non ci sono più obblighi ora e tutti saremo ricevuti a Graceland...». 

Da quasi trent’anni Paul Simon rifiuta di spiegare di cosa parla quella canzone, che ora è nel canone dei classici americani. Ha svicolato pure di fronte a un’adorante Oprah Winfrey. Ma non c’è bisogno di spiegare nulla a Carrie Fisher: «È bizzarro accendere la radio e sentire qualcuno che dopo tanti anni ancora si lamenta di te». 

PIERO NEGRI LA STAMPA

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