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giovedì 14 luglio 2016

NOVITA' SULLE CONCESSIONI DELLE SPIAGGE

La Corte di giustizia Ue: “Le concessioni sulle spiagge vanno messe a gara”

Lo sfruttamento turistico di beni demaniali marittimi prevista dalla legge italiana «impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati»

LA STAMPA 14/07/2016
INVIATO A BRUXELLES
Le concessioni per gli stabilimenti balneari non possono essere rinnovate automaticamente: serve una selezione “imparziale” e “trasparente” attraverso delle gare d’appalto. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea in una sentenza attesa, ma che potrebbe avere importanti ripercussioni sulle spiagge dei mari e dei laghi italiani. 

La normativa italiana prevede infatti una proroga automatica e generalizzata delle concessioni sulle aree demaniali, la cui scadenza è stata di recente rinviata al 31 dicembre 2020. Oggi la Corte, riprendendo le disposizioni contenute nell’articolo 12 della direttiva europea sui servizi, la Bolkestein, ha invece stabilito che il rilascio delle autorizzazioni deve essere soggetto a una procedura di selezione tra i potenziali candidati. 

Una doccia gelata per i gestori degli stabilimenti balneari, anche se nell’immediato non cambierà nulla. Il governo dovrà però correre ai ripari: il ministro Costa aveva infatti annunciato una legge-delega per un riordino complessivo della materia. Nel frattempo, una pezza per sanare nell’immediato la situazione di irregolarità ed evitare sanzioni da Bruxelles, dovrebbe essere inserito un emendamento nel decreto enti locali. 

La direttiva europea consente agli Stati di tenere in considerazioni gli interessi di chi è già titolare delle autorizzazioni, in modo da ammortizzare gli investimenti effettuati sull’area demaniale ottenuta in concessione, ma una proroga automatica “non può essere giustificata”. Tra l’altro, rileva la Corte, la normativa italiana penalizzerebbe le imprese che hanno sede all’estero, ostacolando dunque la concorrenza. 

La Corte ha inoltre stabilità che spetta ai giudici nazionali verificare, “ai fini dell’applicazione della direttiva”, se le concessioni italiane debbano essere oggetto di un numero limitato di autorizzazioni a causa della “scarsità di risorse naturali”. 

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