IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

Cerca nel blog

Caricamento in corso...

lunedì 4 luglio 2016

MIGRANTI: NON PAGHI? T'AMMAZZO E MI PRENDO I TUOI ORGANI

Traffico di migranti, 38 fermi in tutta Italia: “Chi non paga ucciso per gli organi”

Blitz della polizia: il network criminale sventato grazie alle dichiarazioni di un pentito
REUTERS
Un gommone carico di migranti al largo della Sicilia
LA STAMPA 04/07/2016
Si sono avvalse delle dichiarazioni di un pentito le indagini della polizia di Stato di Palermo culminate nei 38 fermi dell’operazione «Glauco 3» che ha fatto luce su una holding del crimine organizzato, specializzata nel traffico di migranti e in grado gestire grandi volumi finanziari e di droga, una rete composta da 25 eritrei, 12 etiopi e un italiano. Dichiarazioni che hanno disvelato orrori e affari, rese dal collaboratore di giustizia eritreo arrestato nel 2014, Nuredin Wehabrebi Atta, il primo straniero ammesso a un programma di protezione per i pentiti, ritenuto particolarmente attendibile e a febbraio condannato a 5 anni. L’ex scafista ha deciso di dire tutto «perché ci sono stati troppi morti in mare», in particolare dopo la strage al largo di Lampedusa del 3 ottobre 2013, quando le vittime furono 366 e con la quale afferma di non avere nulla a che fare.  

38 arresti per traffico d’uomini, se non avevano soldi prelevavano organi

Per la prima volta in Italia, spiegano gli investigatori, ha fornito una completa ricostruzione delle attività criminali riconducibili ad una delle più agguerrite bande transnazionali dedite al traffico di migranti, operante, oltre che in Nord Africa, sul territorio nazionale, con cellule attive ad Agrigento, Palermo e Roma, nonché in diversi Paesi europei. 

Il pentito ha contribuito a documentare la dinamicità del business dei trafficanti attivi su più versanti. Ma anche il tragico catalogo degli orrori dell’organizzazione. «I morti di cui si viene a conoscenza sono una minima parte», ha spiegato, «tant’è che solo in Eritrea otto famiglie su dieci hanno avuto vittime». E chi dopo essersi impegnato non aveva i soldi per pagare il viaggio, «veniva venduto anche per 15.000 euro a gruppi, soprattutto di egiziani, che si occupavano di espiantare e vendere organi». Il network dei trafficanti in Libia, inoltre, «ha a disposizione armi in quantità, tra cui Kalashinikov, pistole Makarov ed altro tipo di armi». E, poi, il giro di certificati: «Per ogni certificato falso di stato di famiglia e di residenza di altri stranieri il guadagno era tra i 500 e i 600 euro».  

Questi certificati falsi «consentivano ai titolari di avanzare, anche alla prefettura di Agrigento, domanda per il ricongiungimento familiare di altre persone che in questo modo potevano arrivare in Italia». Alcuni degli indagati, così, oltre ad avere avviato una fiorente attività di spaccio di `Chata´, importata dall’Etiopia, ha organizzato numerosi matrimoni «di comodo», per regolarizzare la posizione di migranti irregolari giunti via mare, dimostrando una multisettorialita’ nelle attività illegali, mai registrata prima in analoghi ambiti criminali. 

I fermi sono stati eseguiti dalla polizia di Stato nelle province di Palermo, Roma, Viterbo, Agrigento, Catania, Trapani, Milano, Lecco, Macerata e Genova. Le indagini degli uomini della Squadra mobile di Agrigento e Palermo e del Servizio centrale operativo hanno consentito di ricostruire la struttura organizzativa e le dinamiche criminali di un pericoloso network transnazionale che ha favorito, traendone ingenti profitti economici, l’immigrazione illegale di migliaia di migranti. Contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, all’esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria, nonché di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, tutti aggravati dal carattere transnazionale del gruppo criminale.  

Nel corso dell’inchiesta, tra l’altro, sono stati, almeno in parte, ricostruiti i flussi di denaro provenienti dal traffico di migranti, individuando, a Roma, una profumeria, all’interno della quale, nel corso di uno specifico servizio svoltosi lo scorso 13 giugno, sono stati sequestrati 526.000 euro e 25.000 dollari in contanti, nonché una sorta di libro mastro, riportante nominativi di cittadini stranieri ed utenze di riferimento. Eseguito il sequestro preventivo di alcune quote societarie e di tre esercizi commerciali, tra cui la profumeria che, certamente, costituiva uno dei principali snodi del flusso finanziario legato al traffico di migranti. 

Nessun commento:

Posta un commento