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venerdì 1 luglio 2016

MAFIA CAPITALE 3

Al capolinea il terzo troncone dell’inchiesta su Mafia Capitale

28 persone per reati che vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta, dal finanziamento illecito dei partiti alla rivelazione di segreti d’ufficio
ANSA

LA STAMPA 01/07/2016
ROMA
Il terzo troncone dell’inchiesta su Mafia Capitale arriva al capolinea. Con l’avviso di chiusura delle indagini preliminari – l’atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio – notificato dalla Procura di Roma nei confronti di 28 persone per reati che vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta, dal finanziamento illecito dei partiti alla rivelazione di segreti d’ufficio. Tra loro molti nomi già coinvolti nella costola principale del «Mondo di Mezzo», ma anche delle new entry. Come l’ex capogruppo del Pd in Campidoglio, Francesco D’Ausilio, e il consigliere regionale del Lazio, sempre del Partito democratico, Marco Vincenzi. Nell’elenco dei politici anche Eugenio Patanè, altro consigliere regionale in quota dem.  

La corruzione è la principale ipotesi di reato formulata dai pm nei confronti dell’ex capogruppo del Pd al Consiglio comunale di Roma, Francesco D’Ausilio. Secondo la Procura, in concorso con il suo ex capo staff segreteria, Calogero Salvatore Nucera, avrebbe ricevuto «la promessa di corresponsione di una porzione della somma di 130 mila euro (almeno 50 mila euro), da parte di Buzzi, per compiere atti contrari ai doveri del proprio ufficio, consistenti nell’approvazione della liquidazione dei debiti fuori bilancio del comune di Roma Capitale, approvati con delibera dell’assemblea capitolina» il 30 ottobre 2014. D’Ausilio, inoltre, «nella sua qualità di componente del consiglio comunale capogruppo del Pd, dunque pubblico ufficiale», sempre in concorso con Nucera, si legge ancora nell’avviso di chiusura indagini, «per porre la loro funzione al servizio dei soggetti economici riconducibili al gruppo di Buzzi», al fine di «facilitare sul piano politico-istituzionale l’aggiudicazione delle procedure negoziate indette dal dipartimento Tutela ambiente del comune di Roma» per una serie di lotti, avrebbero ricevuto «la promessa di corresponsione del 5% del valore economico dei 50% dei lotti assegnati». Oltre ad un somma in denaro di almeno 12.240 euro. 

Secondo i pm, il consigliere regionale del Pd del Lazio, Marco Vincenzi, avrebbe favorito le coop guidate da Salvatore Buzzi. Per entrambi, in questa nuova tranche dell’inchiesta su Mafia Capitale, il reato ipotizzato è quello di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (in concorso). All’esponente del Partito democratico, la Procura contesta di aver presentato «due emendamenti» ad una proposta di legge regionale «finalizzati a mettere a disposizione direttamente ai Municipi e ai Comuni i fondi erogati dalla Regione», per 1,2 milioni di euro. Creando «le premesse per consentire a Buzzi» e alle cooperative a lui riconducibili, si legge nell’atto firmato dai magistrati, di «superare le difficoltà per accaparrarsi le risorse economiche». In cambio, secondo gli inquirenti, D’Ausilio avrebbe ricevuto «da Buzzi un contributo» di 10 mila euro (materialmente erogato dalla coop 29 Giugno) «per le spese della campagna elettorale» del candidato sindaco di Tivoli nel 2014. Ricevuta la notifica della comunicazione di chiusura delle indagini e dell’avviso di garanzia, «a tutela dell’istituzione regionale e del mio diritto alla difesa», Vincenzi ha fatto sapere, ribadendo la sua «totale estraneità alla vicenda», di aver «deciso di rassegnare le dimissioni da presidente della commissione Bilancio della Regione Lazio e di auto sospendermi dal Partito democratico». 

C’è anche l’ex consigliere del Pd, Eugenio Patanè, tra le persone raggiunte dal provvedimento di chiusura indagine della Procura di Roma su Mafia Capitale. Nei suoi confronti si contesta il reato di finanziamento illecito ai partiti in concorso con Salvatore Buzzi, Franco Cancelli e Bruno Rossi. Secondo l’accusa Patanè avrebbe ricevuto complessivamente 55 mila euro (10 mila dalla coop 29 Giugno di Buzzi, 15 mila e 30 mila dalla Serviplus e dalla Edera riconducibili rispettivamente a Rossi e Cancelli) attraverso l’Associazione Progetto Lazio. Denaro che, secondo i pm, sarebbe stato ottenuto, «senza deliberazione dell’organo sociale competente né l’iscrizione in bilancio».  

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