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domenica 24 luglio 2016

L'ESTATE DEGLI INCENDI

L’estate e l’allarme incendi in Italia

È allarme in Sardegna. Le situazioni più critiche si sono vissute in alcune zone della Barbagia, nell’Alto Oristanese, nel Medio Campidano e nel Sulcis

LA STAMPA 23/07/2016
CAGLIARI
Dal finestrino dell’aereo in atterraggio, venerdì notte, la Sardegna sembrava un gigantesco braciere. Spazi sterminati illuminati di rosso. Un pauroso rosso fuoco. Perché i roghi non hanno dato tregua neanche dopo il tramonto. Solo all’alba è tornata la calma, ma le ultime ventiquattro ore sono state davvero un incubo: paesi interamente circondati dalle fiamme, case evacuate, tante gente in fuga, boschi e campagne ridotti in cenere. E ovviamente tantissima paura. Anche questa volta i piromani hanno sfruttato la potenza dei soliti due alleati: il vento e il caldo. In questo fine settimana nero, la macchina della Protezione civile ha dovuto fare gli straordinari: in Sardegna ma non solo. In poche ore i 15 canadair in servizio hanno fronteggiato ben diciannove richieste di intervento: 8 arrivate dalla Sicilia, 3 dalla Calabria e dalla Campania e una dal Lazio. Ma anche 4 dalla Sardegna, dove però la Regione ha una sua flotta aerea e un piccolo esercito antincendio che opera via terra.  


In Sardegna le situazioni più critiche si sono vissute in alcune zone della Barbagia, nell’Alto Oristanese, nel Medio Campidano e nel Sulcis. I danni al patrimonio ambientale sono già ingenti: dal punto di vista economico, ma anche ambientale. Perché una grandissima distesa di macchia mediterranea, anche in zone di elevato pregio, sono state completamente annerite. E dopo la paura scoppiano le polemiche. L’esercito in campo per fronteggiare l’assalto dei piromani quest’anno non è adeguato. «Il personale schierato dalla Regione sarda per combattere i roghi è meno del 50 per cento di quanto dichiarato, senza contare che in prima linea ci sono quasi tutti ultracinquantenni – denuncia il segretario generale del sindacato Fendres-Safor, Ignazio Masala – Si fronteggia l’emergenza ma si trascurano la prevenzione e le investigazioni per punire i responsabili di queste orribili devastazioni».  


«Mi appello al Governo affinché questa piaga sia considerata un problema nazionale – attacca la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni – Già mesi fa abbiamo denunciato che in Sardegna il piano antincendi era in ritardo e inadeguato e che gli amministratori locali lasciati soli. Il Governo faccia chiarezza sulle responsabilità e agisca con il pugno di ferro contro i piromani». «In questo drammatico scenario la Sardegna è fra le regioni più colpite e la task-force regionale sta compiendo il massimo sforzo in sinergia con il Dipartimento della Protezione civile – ribatte l’assessore all’Ambiente, Donatella Spano – Più che polemizzare dobbiamo esprimere riconoscenza al personale regionale e ai volontari che rischiano la vita per difendere la nostra terra da questi atti criminali». 


Tra Teti e Olzai, due piccoli paesi di montagna, si sono vissute ore davvero drammatiche. I centri abitati sono stati circondati da tre diversi incendi che col passare del tempo sono diventati sempre più grandi e minacciosi. Ma alla fine il vento ha spinto il rogo lontano e le case sono state salvate. Centinaia di ettari di boschi e alberi secolari sono stati cancellati in un pomeriggio. «Sono già passate 12 ore e siamo ancora così, con il territorio in fiamme e il cielo colorato di rosso – gridava a mezzanotte il sindaco di Teti, Laila Dearca – I piromani hanno dato un colpo al cuore e all’anima della nostra terra, spero che possano bruciare all’inferno».  

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