Un movimento “Sì Tav” con dietro la ‘ndrangheta e, in particolare, la cosca Raso-Gullace-Albanese originaria di Cittanova (Reggio Calabria) ma da anni operante in Liguria. Confermando quanto detto in conferenza stampa dal procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho su come le cosche hanno inquinato i lavori del “terzo valico”, l’aggiunto Gaetano Paci non ha fatto giri di parole e l’ha definita una “strategia mediatica raffinata”. “Dalle intercettazioni – ha affermato il magistrato – rileviamo l’interesse degli imprenditori prestanome della cosca a sostenere finanziariamente il movimento ‘Si Tav’ per creare nell’opinione pubblica un orientamento favorevole per quell’opera”.

Stando alle carte dell’inchiesta, infatti, in Liguria e in Piemonte è stata accertata l’infiltrazione degli appartenenti alla cosca in sub-appalti già aggiudicati per la realizzazione dell’infrastruttura “Terzo valico dei Giovi” che ancora è in fase di costruzione. “Sfruttando il difficile inizio dei lavori, ostacolato dalle iniziative intraprese dal comitato No Tav per il Terzo Valico, oltre che dai ricorsi alla giustizia amministrativa contro i provvedimenti di esproprio dei terreni interessati dai costituendi cantieri, – scrive il gip Barbara Bennato nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di 42 persone – Sofio Orlando (uomo di fiducia del boss Carmelo Gullace, ndr), oltre a impegnarsi ‘politicamente’ per infiltrarsi nei lavori relativi all’infrastruttura, si è schierato a favore del movimento Sì Tav per accelerare l’inizio dei lavori”.Un obiettivo che l’uomo del clan  voleva raggiungere “attraverso Libero Pica, consigliere comunale Pdl di Novi Ligure nonché dipendente della ditta ‘Itinera spa’, sedente a Tortona, operante nel settore dell’edilizia industriale e stradale, con numerose partecipazioni in altre aziende, collegata al consorzio Co.Ci.V. general contractor per la costruzione del Terzo Valico”. “Numerosi – spiega il gip che ha accolto la richiesta di arresto firmata dai pm Gaetano Paci, Roberto Di Palma e Giulia Pantano – sono stati i contatti telefonici registrati tra Sofio Orlando e Pica Libero finalizzati a fare ottenere alle aziende mafiose lavori in subappalto”.
Ne parla lo stesso Sofio durante una conversazione con un altro indagato, Michele Albanese, al quale l’uomo dei Gullace “spiegava – è scritto sempre nell’ordinanza – la natura dei rapporti con Libero Pica e i progetti relativi all’esecuzione di alcuni appalti per la realizzazione del ‘Terzo Valico’. Precisamente affermava di poter ricevere dei lavori in subappalto dalla ditta per cui lavorava Pica, la ‘Itinera Spa’, che aveva già acquisito gli appalti sui lotti interessati dal percorso dell’infrastruttura di interesse nazionale. Spiegava che Pica gli aveva garantito la possibilità di ricevere lavori con percentuale prossima alla certezza, manifestando quindi una certa sicurezza relativamente all’assegnazione di una parte dei lavori necessari alla realizzazione.
Pica non era, però, l’unico contatto di Sofio, indicato come rappresentante della cosca nella provincia di Biella, per mettere le mani sul “Terzo Valico”. C’è anche “Raso Giovanni, fratellastro di Raso Diego, amministratore unico della ‘New Edil srl’”. “Io gli dissi se mi vuoi dare una mano se no vaffanculo è meridionale, non è mica di qua, è una vita che lo conosco. – è una delle frasi pronunciate da Sofio mentre relaziona sulle trattative intraprese con Pica – È una vita che lo conosco, solo che lui non cercò mai niente a noi.  Io sto sperando per sto ‘Terzo Valico’, quando ci dissi che mi devi dare il lavoro, io mi prendo carico di tutti i camion che ho nella cava di Nino… li buttiamo dentro… e poi giusto?”.
Per quanto riguarda l’infiltrazione della ‘ndrangheta nel movimento ‘Sì Tav’ è illuminante la conversazione di Orlando Sofio con il nipote Francesco Sofio, “consigliere comunale di Novi Ligure”. Un’intercettazione in cui Orlando si lamenta con lo zio del poco sostegno avuto da Pica.
Orlando Sofio: “Guarda che sto facendo un movimento: Sì Tav!”.
Francesco Sofio: “L’ho letto, lo so!”.
Orlando Sofio: “e lo sto facendo… c’è Libero di mezzo!”.
Francesco Sofio: “Pica?”.
Orlando Sofio: “uhm, con la Cavallera… tutta quella gente lì!”.
Francesco Sofio: “ma sti pezzi di merda a me non mi danno neanche una mano!”.
Orlando Sofio: “la… Repetto”.
Francesco Sofio: “vaffanculo, tu che eri con Libero porca puttana… non mi danno una mano in niente!”.
Orlando Sofio: “Si ma mi sto… mi sto rendendo conto che Libero…”
Francesco Sofio: “eh, parla, parla…”.
Orlando Sofio: “Tante parole ma pochi fatti! Adesso l’ho messo alla prova di nuovo, ma contemporaneamente ho preso i contatti diretti io, perché non fa niente, lì ho presi tramite altre persone…”.
Francesco Sofio: “Andiamo per i cazzi nostri e dove tira buon vento andiamo, vaffanculo!… non conta un cazzo Libero. Libero è un manovale del partito!”
Orlando Sofio: “Io lo sai dove vado adesso? Nell’ufficio qui… questo è un carissimo amico, di un amico mio di Tortona e mi ha fissato l’appuntamento lui, poi una volta che riesco ad entrare chiamo Libero e gli dice ma che cazzo di merda sei?”.
Francesco Sofio: “e vedi! Che vuoi che ti dico, sindaco pezzo di merda di Tortona”.
Orlando Sofio: “Balossino (o simile)”.
Francesco Sofio: “No Balossino, Berruti”.
Orando Sofio: “Ah Berruti”.
Francesco Sofio: “Berruti mi ha detto che lo chiamo quando voglio, gli ho dato i voti, ci sono andato una volta e neanche mi ha ricevuto ma vaffanculo va! Questi qua sono così Orlando fino a che… poi quando ci hanno i voti mica tornano! Comunque cambiano le cose, perché la gente si sta rompendo i coglioni”.
Orlando Sofio: “Non si stanno, si sono rotti!”.
Francesco Sofio: “I coglioni!, io sono andato al Comune, ho parlato con gli impiegati, non li vota più nessuno, né da una parte né dall’altra gente giovane!”.
Ritornando ai lavori del ‘Terzo valico’, nelle oltre 1800 pagine di ordinanza il gip Bennato spiega come “era chiaro che ‘entrare’ nei lavori dell’alta velocità ferroviaria significava permettere alle imprese, ai mezzi e agli operai di Carmelo Gullace e del sodale Giovanni Raso, detto ‘Rocco’, di operare direttamente o per interposta persona, all’interno dei cantieri. Era evidente quanto fosse alto il pericolo di infiltrazione della cosca nei grandi appalti e le enormi capacità degli appartenenti alla stessa in grado di utilizzare mezzi e società facenti capo ad altre persone e a loro non riconducibili per ottenere i lavori non altrimenti eseguibili”.
LA PRECISAZIONE DI ITINERA: “PICA E’ SOLO UN FATTORINO”
In merito alla notizia apparsa sul “Fatto Quotidiano” on line relativa ad una inchiesta della magistratura sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nei lavori del Terzo Valico ferroviario in cui risulterebbe coinvolto un dipendente della società Itinera, si precisa che il signor Libero Pica, citato nell’inchiesta, è un dipendente della Società in qualità di fattorino e che la Società Itinera non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, coinvolta nell’inchiesta e che la stessa non ha lavori in affidamento sul Terzo valico. 
In attesa degli accertamenti della magistratura, Itinera ha tuttavia provveduto a titolo cautelativo a sospendere con effetto immediato dal servizio il proprio dipendente.
Giovanni Frante
Responsabile Comunicazione Itinera