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lunedì 11 luglio 2016

JUVENTUS: MADE IN 'NDRANGHETA

Come la ‘ndrangheta è entrata nella curva della Juventus

curva Juventus

I business dei malavitosi macchiano anche il mondo del tifo organizzato

Un nuovo gruppo ultras e tanti biglietti gratis da rivendere a prezzo maggiorato. È così che la ‘ndrangheta è entrata nella curva della Juventus. A raccontarlo sono le carte dell’inchiesta che a Torino intreccia tifo e malavita organizzata che ha portato, lunedì scorso, all’arresto di 18 persone tra presunti boss e malavitosi accusate di associazione mafiosa. Come ricostruisce Repubblica a svelare il nuovo business sarebbero diverse intercettazioni di malavitosi su un accordo raggiunto nel 2013 con altri gruppi ultras. È durante la partita contro il Milan del 21 aprile che viene srotolato il nuovo striscione ‘Gobbi’.

LA ‘NDRANGHETA NELLA CURVA DELLA JUVENTUS

L’affare è stato inizialmente gestito da una sola persona. È Fabio Farina l’uomo a gestire i rapporti tra dirigenti della biglietteria della squadra bianconera e il clan. In un secondo momento, quando il business si rivela appetibile, entra in gioco Rocco Dominiello, figlio di Saverio, referente del clan di Rosarno. Scrive Ottavia Giustetti:
Dominello gestisce gli affari cooperando con Fabio Germani, altro capo ultrà bianconero che presenta a Dominello il security manager della Juventus, Alessandro D’Angelo, che non è indagato ma che risulta essere l’anello di congiunzione tra il gruppo ultras e la società bianconera. Non c’è, al momento, prova che il dirigente Juve potesse conoscere i suoi legami con la malavita. Ma ci sono conversazioni tra i due dai toni molto confidenziali. «Perché ormai hanno paura di me Ale, capisci? » dice Dominello quando viene a sapere che D’Angelo ha ridotto le tessere ai «Vikings» per agevolare i «Gobbi». Poi gli chiede consiglio su come contattare il dg Marotta. «Dominello e Germani scrive il gip – sono ben inseriti nei meccanismi della società e ottengono plurimi biglietti da rivendere a prezzo maggiorato». Ma un giorno gli scappa la mano e un «cliente» svizzero si lamenta e con la società di aver pagato 620 euro un biglietto che ne costava 140. Stefano Merulla, responsabile della biglietteria Juve, sa che quel pacchetto era stato opzionato da D’Angelo. E si rivolge a Germani per chiederne conto. Poi racconta che la società ha cominciato ad avere sospetti sulla provenienza del “socio”. Ma D’Angelo trova il modo per continuare a rifornire il clan. «Li mettiamo sotto un codice diverso – dice a Dominello – devi solo dirmi chi va a ritirarli».
(Foto di copertina: ANSA / ANDREA DI MARCO)

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