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lunedì 11 luglio 2016

IL TERRORISMO SECONDO VELTRONI

Terrorismo – Scrivo a voi, dispensatori di odio – Walter Veltroni | l’Unità TV

unita.tv – Scrivo a voi, dispensatori di odio. L’odio è il contrario delle idee. Porta prima a bruciare i libri. Poi a bruciare le persone. Non dimentichiamolo, vi prego, finché siamo in tempo – 
Ho nelle orecchie la voce di quella ragazza americana che parla con il poliziotto che ha appena sparato al suo ragazzo. Ho negli occhi le immagini di quell’agente di Dallas assassinato alla schiena, nel modo più vigliacco.
Leggo della morte, in Italia, di un ragazzo nero ucciso da chi aveva definito sua moglie una scimmia. Siamo appena reduci dagli orrori di Istanbul e di Dacca.
Viviamo, quasi inconsapevoli, in una escalation rapida e infernale della violenza, verbale e fisica.
Allora io scrivo a voi, dispensatori di odio. Scrivo a voi che non accettate l’esistenza dell’altro, che negate il diritto di avere una fede, un colore della pelle, un’idea politica, un amore diverso dal vostro.
Scrivo a voi che usate le parole come clave, che insultate chi non la pensa come voi, che vi sentite depositari di un sapere che forse domani diventerà il suo contrario.
Scrivo a voi che non sapete la bellezza del dubbio, voi che pensate che la vita sia davvero senza se e senza ma, che rifiutate a priori l’idea che un altro possa mai avere ragione.
Scrivo a voi che riempite le 140 parole di un tweet di entusiasmo quando muore qualcuno che non era come voi o che aveva avuto il torto del successo nella vita.
Non vi meravigliate, voi, se poi succede quello che è successo a Fermo, civile cittadina del centro Italia. L’odio è un virus, cambia colore e forma, come una malattia imprevedibile.
E presto diventa metastasi e genera spasmi violenti. L’odio nasce dalle parole, la più delicata forma di vita che esista.
E le parole, specie i media, devono ponderarle, perché sono pietre. So bene che le merci più vendute, in questa fase di “mercato”, sono proprio l’odio e la paura.
Ma so anche che dentro ogni operatore di quella fragile materia che sono le notizie o ancor di più in chi fa politica dovrebbe albergare un codice etico.
Dobbiamo sapere che ora tutto il dolore del mondo entra nelle nostre case, subito, senza mediazioni. Portato da immagini tremolanti di cellulari, da telecamere fisse che vigliano sulla nostra sicurezza, l’orrore compare in tempo reale sui nostri telefoni, sui nostri computer, sui televisori accesi.
Abbassare la febbre, fare politica rispettando l’altro, restituire ai media il compito non solo di informare ma di far capire, imporre la fine delle urla e degli insulti come codice comunicativo normale, è davvero così difficile?
Forse si perderà un punto di share o qualche voto ma si aiuterà il mondo a non perdere la testa. Perché il mondo, tutti noi, possiamo davvero, smarrire, giorno dopo giorno, i valori che ci hanno fatto liberi, aperti, inclusivi.
Contano, certo, le condizioni materiali della società, la sua insopportabile ingiustizia, la totale assenza di speranza e di una politica alta, coraggiosa e forte, contano quei mutamenti sociali, culturali, antropologici a cui tante volte ho fatto riferimento su queste colonne.
Ma contano anche le nostre parole, la nostra responsabilità. Urlare o ragionare, insultare o rispettare sono scelte che ciascuno di noi deve fare, dentro di sé. Specie chi informa, chi ha responsabilità comunicative o politiche.
Il mondo, in altre fasi storiche, è slittato, applaudendo, verso l’odio e l’orrore, ha gioito per la guerra e tollerato o sostenuto le più odiose discriminazioni.
Un uomo che sia stato nel pericolo quando ne esce dimentica la sua paura, e spesso anche i suoi propositi”, scriveva Tucidide nell’Ifigenia in Tauride.
Chi ci ha messo al mondo ha visto con i suoi occhi portare via i padri, le sorelle, i figli da uomini investiti dal loro Führer o dal loro Duce del compito di estirpare la mala pianta della diversità.
Nel fumo del gas delle docce di Birkenau sono passati gli ebrei, gli antifascisti, gli omosessuali, gli zingari. 
Ognuno di loro era diverso dal nazismo o dal fascismo perché aveva una religione o un pensiero proprio, non conforme all’ imposta “normalità”.
Dai gulag staliniani sono passati quelli che disobbedivano al partito e quelli che avevano un altro modo di ragionare.
Avevano altre idee. Le idee: alimento rivoluzionario, meraviglioso e permanente stimolo sovversivo.
Le idee non vivono in un recinto, hanno bisogno di praterie libere. Le idee, per essere tali, hanno bisogno di essere ascoltate, discusse, forse accettate.
Ma in primo luogo hanno bisogno di essere esaminate come diceva Ezra Pound, “ad una ad una”. L’odio è il contrario delle idee. Porta prima a bruciare i libri.
Poi a bruciare le persone. Non dimentichiamolo, vi prego, finché siamo in tempo.

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