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martedì 5 luglio 2016

IL PD MINORE

La bambolina imbambolata è la minoranza Pd – Linkiesta.it

linkiesta.it – La bambolina imbambolata è la minoranza Pd. Doveva essere la resa dei conti, la direzione nazionale del Partito Democratico. È stato l’ennesimo show del premier. Per D’Alema, Bersani & co., l’ennesima occasione persa per contare qualcosa   – di Francesco Cancellato
Doveva essere una specie di scontro all’arma bianca, rimandato solamente dalla bufera della Brexit. Il flop alle amministrative, le interviste di fuoco di D’Alema, Prodi e Veltroni, i mal di pancia di Bersani, Speranza, Cuperlo.
Sullo sfondo, i dubbi sul referendum di ottobre sulla riforma costituzionale, dai sondaggi che danno il No avanti e in crescita al rischio che l’Italicum finisca per portare al governo i Cinque Stelle.
Insomma, un’occasione migliore per mettere Renzi con le spalle al muro, per chiedergli una svolta, sfruttando una (finora) rara fase di oggettiva debolezza della sua leadership non c’era mai stata.
Questo prima del fischio d’inizio. Il risultato finale parla di un ordine del giorno della minoranza presentato da Roberto Speranza e Gianni Cuperlo che chiede che nel partito siano rappresentate anche le ragioni del No al referendum e che, messo a voti, ne ottiene otto. Su centoventi.
Nel mezzo, il solito canovaccio da commedia dell’arte, rappresentazione simbolica dei vecchi riti della vecchia politica, a uso e consumo di chi vuole avere almeno l’illusione di far parte di un partito che discute.
La relazione del segretario – a braccio, lunghissima – che non arretra di un millimetro rispetto alla sua linea e che usa la diretta televisiva per un comizio in cui rivendica tutto quel che ha fatto in due anni.
Le repliche dei “leader” della minoranza Gianni Cuperlo, Roberto Speranza ed Enrico Rossi, lo show sconclusionato del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, ormai ridotto ad essere l’imitatore di Crozza che lo imita.
I timidi inviti a modificare l’Italicum di Dario Franceschini, già “vice-disastro”, già renziano di ferro, ora accreditato come renziano tiepido, domani chissà. Bonus track: la nuova metafora di Bersani – la mucca nel corridoio – e il silenzio pensoso di D’Alema.
Risultato? Renzi evita un passaggio complicato, arrivando addirittura a minacciare non solo le sue dimissioni, ma lo scioglimento delle Camere, in caso di sconfitta al referendum. Mentre la minoranza sbuffa, acconsente e trama.
Forse, non ce ne voglia Bersani, c’è un’altra mucca nel corridoio: l’incapacità di chi è convinto che Renzi sta mandando partito, governo e legislatura a schiantarsi nel combatterlo a viso aperto.
Bamboline imbambolate – non ce ne voglia nemmeno De Luca – che se mai le cose andassero male, a ottobre, avranno la sola soddisfazione di poter dire che l’avevano detto, loro. Ma, come al solito, si erano dimenticati di farlo.

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