Un funzionario del ministero dell’Interno mi ha chiesto di indicare la presenza della Police Nationale sulla Promenade des Anglais nel rapporto, ma io non la vedevo sullo schermo”. Così ha dichiarato Sandra Bertin, capo del centro di supervisione urbana di Nizza (la polizia municipale francese), durante un’intervista rilasciata al Journal du Dumanche.
“Ora, la polizia nazionale forse era lì – prosegue la poliziotta – ma dai video la loro presenza non appare. Questa persona poi mi ha chiesto una e-mail del rapporto in versione modificabile“. E prosegue: “Sono stata molestata per un’ora. Mi ha ordinato di registrare le posizioni specifiche della polizia nazionale che non ho visto sullo schermo. Alla fine ho inviato una e-mail in versione Pdf non modificabile e una modificabile. Poi, qualche giorno dopo, la sotto direzione dell’anti-terrorismo mi ha chiesto di cancellare i nastri di sei telecamere che avevo citato nella mia relazione, quelle che hanno filmato l’attentato”.
Accuse pesanti quelle fatte da Bertin nei confronti del governo francese perché, se confermato quanto detto, il ministero avrebbe fatto pressioni affinché venisse dichiarato il falso su alcuni rapporti ufficiali, cercando di insabbiare le mancanze della sicurezza. Il governo francese ha però replicato alle accuse del capo della supervisione urbana.”Sarebbe molto utile che Sandra Bertin fosse ascoltata dagli inquirenti – si legge in una nota del ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve - e potesse fornire loro le identità e le mansioni delle persone che chiama in causa, le email di cui parla e il loro contenuto”. Il ministro parla di “gravi accuse” e annuncia una querela per “diffamazione”.
Già nei giorni scorsi era sorta una polemica aperta dal quotidiano Libération, il quale aveva aperto un’indagine citando alcune fonti interne delle forze dell’ordine francesi. Secondo le dichiarazioni, alle 20.30 la Police Nationale era stata sostituita da una sola vettura della polizia municipale. Il governo si era affrettato a smentire la notizia, con l’intervento del premier Manuel Valls in prima persona, che aveva definito “insopportabile” il fatto di voler sempre mettere in dubbio la parola del governo.