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venerdì 1 luglio 2016

I GOM SU RIINA

Trattativa. Ascoltati gli uomini del Gom: “Riina ci disse che lo cercarono per trattare”

ARTICOLOTRE
Incensurata e capace: il prefetto la fa licenziare perchè è nipote di Riina-G.C.-“Io non ho cercato nessuno, erano loro che cercavano me, per trattare”. Queste le parole che il Capo dei Capi, Totò Riina, avrebbe proferito nel 2013, parlando con alcuni agenti del Gom -reparto della polizia penitenziaria. 
I due, Michele Bonafede e Francesco Milano, come spiega anche AntimafiaDuemila, erano già stati ascoltati dalla Procura di Palermo ai tempi e, oggi, finalmente, sono stati chiamati a testimoniare. Centro delle domande dei pm, le dichiarazioni che Totò U curtu avrebbe fatto a loro, in due diverse occasioni: il 21 e il 31 maggio del 2013.
Nel primo frangente, ha ricordato Bonafede, il boss avrebbe fin da subito additando altri delle colpe per le quali è tutt'oggi imputato: “Io sono stato 25 anni latitante in campagna senza che nessuno mi cercasse", avrebbe infatti detto a Bonafede. Com'è possibile che sono responsabile di tutte queste cose? La vera mafia sono i magistrati e i politici che si sono coperti tra di loro. Loro scaricano ogni responsabilità sui mafiosi. La mafia quando inizia una cosa la porta a termine. Io sto bene”.
“Io sono stato condannato per cose, per Capaci in quanto Capo di Cosa nostra non potevo non sapere", avrebbe proseguito Riina, annunciandosi innocente e puntando il dito contro poteri statali: "Ma come è stato ucciso Falcone? Il pentito Giovanni Brusca non ha fatto tutto da solo, c'è la mano dei servizi segreti. La stessa cosa vale anche per l'agenda rossa. Ha visto cosa hanno fatto? Perché non vanno da quello che aveva in mano la borsa e si fanno consegnare l'agenda. C'erano i servizi al Castello Utveggio e poi sono scomparsi. Mi hanno chiesto se conoscevo persone ma io con i magistrati non ci parlo”.
 “A me mi ha fatto arrestare Provenzano e Ciancimino, non come dicono i carabinieri”, avrebbe continuato ancora Riina, di fatto avvalorando la tesi dell'accusa e smentendo quanto affermato dagli imputati Mori e De Donno, appartenenti al Ros. Inoltre, sempre a questo riguardo, il boss aveva anche sostenuto di non sapere nulla del papello, a lui sempre attribuito. Chi l'avrebbe dunque scritto? Riina non lo svela, ma aggiunge: “Io glielo dicevo sempre a Binnu di non mettersi con Ciancimino”.
Sempre il 21 maggio, poi, ha ricordato Bonafede, "gli chiesi 'ma è vero che lei ha baciato in bocca Andreotti?'. La sua risposta fu chiara: 'Lei appuntato vuole sapere se conosco Andreotti? Ma lei mi vede che possa baciare Andreotti? Le posso dire che era un galantuomo e che io sono stato dell'area andreottiana da sempre”.
E il 31 maggio tornò a parlare ancora: “Quel giorno dovevamo andare ad un'udienza di questo processo", ha spiegato l'agente. "Disse qualcosa come 'Io non cercavo nessuno ma erano loro a cercare me per trattare con me'… questo era il succo”.

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