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lunedì 11 luglio 2016

GRANO GLOBALE

DAL GRANO AL MERCATO GLOBALE

spighe(f)
Ed  ecco comparire a noi dinnanzi del mondo nostro le conseguenze, per chi voglia vedere ed abbia il coraggio di dire e di parlare.
Al di là della chiave aulica con cui esordisco, nel vano tentativo di alleggerire una realtà pesante come pietra è di un dramma che qui si sta parlando.
Tale realtà è la conseguenza diretta, tangibile ed evidente, per chi voglia superare la nebbia dell’obnubilazione e dell’ipnosi collettiva, del Miglior Mondo possibile che la globalizzazione ed il capitalismo finanziario sfrenato ci hanno riservato.
Sto parlando della Crisi del Grano, inteso come frumento e non come definizione lombarda del danaro. È guerra aperta fra gli industriali ed i produttori. Il prezzo rispetto all’anno scorso cala del 31%, perché esso viene ora stabilito, non già, dal confronto fra costi e domanda reale, ma sulla base dei mercati internazionali, ampiamente filtrati dal gioco selvaggio ed omicida della finanza. L’importazione deregolata (in Italia non c’è bisogno di deregulation … nessuno ci pensa nemmeno lontanamente a regolare alcunché) e la vendita al ribasso hanno costretto i produttori italiani, normalmente orientati verso la qualità, siamo la patria del grano duro e della pasta che tiene la cottura, a lavorare con ricavi al di sotto dei costi di produzione.
Ed è strano, mostruosamente, strano che a questo “strangolamento” del piccolo corrisponda poi ad un aumento del pane del 1450%, per il consumatore. Strane leggi del capitalismo finanziario che sovverte le leggi della domanda e dell’offerta.
Dentro a questo gioco fra pirati e pescecani senza scrupoli, a rimetterci ed a rischiare la chiusura sono 300.000 aziende agricole, soprattutto al Sud, che dall’altra parte della coltivazione del frumento mette, sulla bilancia, la desertificazione.
Ancora una volta il grande divora il piccolo e lo tritura, senza pietà, le multinazionali dell’import-export, quelle della produzione intensiva ed industrializzata del grano a basso costo … il mercato globale stritolano i piccoli produttori del Sud e del mondo … con buona pace del grano duro di qualità.
Ancora una volta dallo Stato e dalla struttura sociale nessuna risposta, solo Equitalia e Sistema Bancario che, insieme all’Europa Comunitaria  del Grande Nulla svolazzano sopra alle carogne prossime venture in attesa di un lauto pasto. Sono, quindi, i piccoli produttori, così come gli artigiani ed i piccoli industriali, in un altro piano ed altro contesto, a subire, tutto sommato, indifesi l’impatto della globalizzazione ed a dover cercare alternative che non passino per il suicidio. Non sono mai stato tenero con la piccola borghesia, la mia prospettiva personale è un cambiamento di paradigma ed il socilaismo ed essa spesso è rifugio della peggiore reazione e conservazione, ma oggi è, oggettivamente, al centro di uno schiaccianoci mortale.
Non a caso e ad un osservatore attento questo dovrebbe far suonare qualche campanello, mentre Coldiretti parla chiaramente di importazioni selvagge tese al crollo dei prezzi (visione, forse, parziale, ma chiara e schierata dalla parte dei piccoli produttori) Confagricoltura parla di “problemi di stoccaggio” proprio perché ha una visione diversa, che cavalca il mercato finanziario.
Questo, più di altri, è solo uno degli esempi delle condizioni in cui “i piccoli imprenditori” debbono lavorare, oggi in questo paese. Sotto minaccia di un mercato globale e di giganti multinazionali che li costringono prima al lavoro sottopagato e poi all’illegalità. Mentre “La morale dozzinale diffusa” ad arte, dai media, convince “il popolo” che proprio loro siano coacervo di ogni nefandezza, Evasori Fiscali conclamati e compulsivi e nemici del Welfare. cosa che spesso sono , ma che in questo caso nasconde la realtà di una trasformazione sociale ben più radicale, deviando l’attenzione ora sulle nefandezze delle partite iva, orlaltro sugli stipendi dei camerieri elitari
Questo oggi è fra le cose più false e pretestuose ed artatamente preconfezionate che ci vengano raccontate, così come l’assurda menzogna di una costellazione di piccoli imprenditori che coraggiosamente lottano per “adeguarsi alla nuova visione dei mercati, in nome della fede incrollabile e cieca nella crescita eterna”.
In realtà la prospettiva è la Grecia, con le distruzione della classe intermedia da parte dell’èlite e delle multinazionali e la disperazione diffusa.
Dal grano al mercato globale, anche se affrontarlo tutto qui, in questo “inutile” Post sarebbe, forse, eccessivamente superbo e supponente, soprattutto considerando la scarsa propensione di chi scrive per l’analisi economica, preferisco sinceramente l’umanesimo, ma forse è proprio questo che ci porta laddove siamo …ad osservare un dramma, riportato dai giornali come fosse un normale e giornaliero accadimento, ma che vede implicate famiglie, persone a volte interi paesi, nonché la visione dell’agricoltura e quindi di futuro alimentare e delle scelte di compatibilità (OGM, Fertilizzanti chimici, Lavoro e Schiavitù … servitù della gleba) tematiche delicate che passano anche da questo frumento mischiato alle lacrime di tanti piccoli produttori.

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