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mercoledì 6 luglio 2016

EFFETTO PLACEBO

Una ricompensa per l’effetto placebo – Le Scienze

Una ricompensa per l'effetto placebo
lescienze.it – Una ricompensa per l’effetto placebo. La stimolazione delle aree cerebrali della ricompensa potenzia l’efficienza della risposta immunitaria alle infezioni, grazie alla mediazione del sistema nervoso simpatico.
Questa scoperta inizia a chiarire i meccanismi fisiologici alla base dell’effetto placebo(red)
Stimoli gratificanti e aspettative positive attivano una specifica area dei centri cerebrali della ricompensa che a loro volta influiscono sulle difese immunitarie dell’organismo, potenziandole.
A dimostrare questo stretto legame fra sistema nervoso e sistema immunitario sono stati ricercatori del Technion Israel Institute of Technology ad Haifa, che in un articolo pubblicato su “Nature Medicine” illustrano come hanno incrementato la risposta immunitaria di topi che avevano un’infezione da Escherichia coli.
Una ricompensa per l'effetto placebo
Schema del sistema cerebrale della ricompensa. (BSIP/UIG via Getty Images)
Se confermata, la scoperta potrebbe fornire la base biologica che finora mancava alla spiegazione dell’effetto placebo. In questo effetto un paziente può sperimentare miglioramenti di condizioni patologiche legati ad aspettative positive verso l’assunzione di una sostanza che, in realtà, non ha alcuna attività dal punto di vista farmacologico.
Asya Rolls, Shai Shen-Orr e colleghi hanno creato una linea di topi geneticamente modificati in modo da poter attivare a comando i neuroni dopaminergici di un’area chiave del sistema della ricompensa nel cervello dei roditori, la cosiddetta area ventrale tegmentale (VTA). In seguito, il giorno prima di infettare i topi con un ceppo patogeno di E. coli, gli scienziati hanno attivato i neuroni della VTA delle cavie.
Nei giorni successivi all’infezione, Rolls, Shen-Orr e colleghi hanno osservato che le capacità di reazione del sistema immunitario di questi topi era aumentata (sia sul breve sia sul lungo termine) rispetto a quella di topi di un gruppo di controllo.
L’aumento della dopamina rilasciata dai neuroni della VTA non può tuttavia spiegare direttamente l’azione sul sistema immunitario. Questa molecola infatti non è in grado di superare la barriera ematoencefalica che isola il cervello dal resto dell’organismo.
Per questo Rolls, Shen-Orr e colleghi si sono concentrati sul sistema che connette il cervello con il corpo, cioè il cosiddetto sistema nervoso autonomo, e in particolare sulla sua parte costituita dal sistema simpatico.
Responsabile dei cambiamenti fisiologici come la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna che avvengono a fronte di una situazione di pericolo, il sistema simpatico innerva anche gli organi preposti alla produzione delle cellule immunitarie.
I ricercatori hanno scoperto che se si inattiva il sistema nervoso simpatico, gli effetti positivi della stimolazione della VTA cessano di manifestarsi.
Ora Rolls, Shen-Orr e colleghi vogliono verificare se lo stesso meccanismo entra in azione nel caso di aggressione di patogeni diversi da quelli batterici. E vogliono anche capire se stimoli gratificanti naturali, come il cibo o l’attività sessuale, possono influire sui livelli di difesa dell’organismo.

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