IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

Cerca nel blog

Caricamento in corso...

mercoledì 6 luglio 2016

DOPO IL RAMADAN ARRIVANO I BACI

Il Ramadan è finito e comincia la festa dei baci – Khalifa Abo Khraisse – Internazionale

Le celebrazioni per l’Eid el Fitr a Tajura, nel distretto di Tripoli, nel 2014. (Nader Elgadi)
internazionale.it – Il Ramadan è finito e comincia la festa dei baci – 
Il Ramadan è finito ed ecco arrivare l’Eid, la festività con cui si conclude il mese di digiuno islamico. Se non siete mai stati in un paese in cui si festeggia l’Eid, cercherò di fornirvi qualche nozione di base. Per farla breve e per poter dare conto delle differenze nei modi di celebrarla, consentitemi di dividere le culture in tre categorie.
Ho sempre avuto quest’idea, e l’altra sera ho letto questo verso di una canzone di Caparezza condivisa da un mio amico: “Dicono che gli arabi scrivono al contrario, Mohamed ha detto che io scrivo al contrario, dunque ogni cosa giusta rivela il suo contrario”. Sono assolutamente d’accordo.
Ci sono paesi dove le persone scrivono dall’alto verso il basso, come in Giappone e in Cina. Preferiscono anche evitare per quanto possibile il contatto fisico, perciò si salutano da lontano chinando appena la testa. Poi ci sono i paesi dove le persone scrivono da sinistra a destra: si salutano stringendo la mano agli uomini e baciando le donne.
Ci sono infine i paesi arabi e nordafricani, dove si scrive da destra a sinistra e ci si saluta baciando gli uomini e qualche volta stringendo la mano alle donne.
E ora passiamo al tema principale: in Libia, in occasione dell’Eid non puoi permetterti il lusso di scrivere cartoline; devi fare visita e ricevere visite da tutti i familiari, i cugini, i parenti, anche quelli più lontani, e gli amici. E devi baciare gli uomini sulle guance almeno due volte, augurando loro un felice Eid e chiedendo il loro perdono. Sì, avete letto bene: in Libia c’è la tradizione di dire dopo gli auguri: “Perdonami”. Cominciamo con i nostri genitori, e poi andiamo avanti all’infinito.
Perché invochiamo il perdono? Nel caso durante l’anno abbiamo detto o fatto qualcosa che li ha fatti arrabbiare. L’Eid è il momento di chiedere perdono, e se credi di non aver fatto niente di male, allora forse dovresti chiedere perdono ancora più degli altri, perché nessuno è innocente. Non è così strano se ci pensate, visto che voi confessate i peccati in chiesa e chiedete perdono, solo che nel nostro caso i peccati non vanno specificati e il perdono va chiesto a ogni singola persona.
Una moschea di Tajura, nel distretto di Tripoli, nel 2014.  - Nader Elgadi
Una moschea di Tajura, nel distretto di Tripoli, nel 2014. (Nader Elgadi)
Consiglio: aspettatevi che persone con cui non siete in buoni rapporti bussino alla vostra porta, e se lo fanno sarete costretti a farle entrare. Non potete rifiutarvi, anche se vi hanno fatto qualcosa di davvero imperdonabile.
Espressione sincera
E ora arriviamo alla parte dei festeggiamenti con i baci. Vale anche per gente che conoscete appena o non conoscete affatto, se si trovano insieme a persone che conoscete. Tra questi, i negozianti, i vicini di casa e tutti quelli che si ritrovano in moschea per la preghiera dell’Eid.
Consiglio: una buona strategia consiste nel fare la preghiera dell’Eid di mattina presto alla moschea sotto casa, così potrete fare gli auguri a tutti i vicini in una volta sola e farla finita. Altrimenti sarete costantemente fermati per strada da quelli che non avete ancora salutato.
Quando fate gli auguri alle persone, assicuratevi di chiedergli “come stai?” almeno quattro o cinque volte in cinque diversi modi mentre state ancora stringendo la loro mano e li state baciando. Non dimenticate di sorridere e di essere sicuri di avere un’espressione sincera mentre lo fate. Mantenete il ritmo tra un bacio e l’altro e cominciate sempre dalla guancia destra prima di passare alla sinistra; meglio non correre il rischio di scontrarvi e scoccare un bacio alla francese, alcuni potrebbero non apprezzare.
La festa dura tre giorni. E bisogna assicurarsi che nessuno sia rimasto senza baci nel raggio di cinquecento chilometri
La cosa va più o meno così: come stai? (bacio), io sto bene e tu? (bacio), come sta la tua famiglia? (bacio), stanno tutti bene (bacio), e la tua famiglia? (bacio), stanno bene, grazie a dio.
Dopo aver concluso questa cerimonia del saluto, sedetevi con loro, così magari potrete scoprire come stanno davvero chiacchierando e consumando tè e dolcetti libici.
Consiglio: dovete portare in tasca una buona quantità di monete, perché a ogni bambino che incontrerete con i suoi genitori dovrete dare dei soldi, e dovreste anche servire dei dolci ai suoi genitori. Se non avete abbastanza monete andrete in bancarotta prima della fine dei tre giorni dell’Eid. Ah già, ho dimenticato di dirvi che dura tre giorni. E bisogna assicurarsi che nessuno sia rimasto senza baci nel raggio di cinquecento chilometri.
La preghiera in una moschea di Tajura, nel distretto di Tripoli, nel 2014.  - Nader Elgadi
La preghiera in una moschea di Tajura, nel distretto di Tripoli, nel 2014. (Nader Elgadi)
Da bambino adoravo ogni momento di questa festa: mi coalizzavo con mio fratello e poi contavamo i soldi guadagnati. Con il passare degli anni, quando sono diventato più grande e meno carino, usavamo la nostra sorellina come arma segreta. Quelli sì che sono stati anni pieni di successi.
Quando le persone si preparano ad andare via, dovrete rifare la stessa danza bacio-domande per qualche minuto, solo che invece di chiedere come stanno dovrete salutarle e augurare loro ogni benedizione, salute e felicità. Moltiplicate adesso l’intero processo per tante volte, diciamo per altre cinquanta volte se non siete una persona troppo socievole, e poi moltiplicate ancora per tre giorni.
Sì, a questo punto starete pensando a me come a una specie di Grinch libico. Be’, mi piacerebbe scambiare il mio Eid con il vostro Natale o la vostra Hanukkah per un anno e poi confrontare gli appunti sull’esperienza. Dimenticavo di dirvi una cosa: un mese dopo l’Eid, abbiamo un altro Eid, ma questa è un’altra storia.
(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Nessun commento:

Posta un commento