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martedì 12 luglio 2016

DI CARLO SCRIVE A RIINA

Franco Di Carlo: lettera aperta a Totò Riina

ARTICOLOTRE
riina -Franco Di Carlo– Caro Totuccio,da un pò di anni seguo le tue uscite in merito alle cose di Cosa Nostra, quella Cosa Nostra che tu hai distrutto.
Il mio pensiero va a coloro che hai rovinato, alle vittime, ai familiari delle vittime e anche a quelli ospitati nelle patrie galere, che se potessero comunicare con te, ti confesserebbero di maledire il minuto in cui ti hanno conosciuto.
Tu, insieme ai tuoi compari, non hai esitato a estromette da Cosa Nostra, tantissime persone, ordinando poi i loro omicidi. Persone che avevano commesso errori infinitamente inferiori a quelli che tu hai fatto e continui a fare.
Li hai calunniati fino a farli diventare Caino e Giuda.
Ricordo i fratelli Anselmo, uccisi da loro nipote e dal genero. Oppure Lucchese, costretto da te ad assassinare sua sorella insieme al marito, uccisi con la cognata .
Ricordo quando consigliasti, e un tuo consiglio equivaleva ad un ordine, a quel miserabile di Nino Pipitone, di far eliminare la figlia Rosalia, per un sospetto adulterio, e che forse si voleva semplicemente separare dal marito.
Ma sono pochissimi episodi se li rapportiamo alle innumerevoli atrocità di cui ti sei macchiato.
E adesso tu cosa fai?
Il male di cui ti sei nutrito lo vai raccontando a tutti. Racconti al tuo compagno di passeggiate, Lo Russo, come hai ideato e attuato le stragi, confessi e intanto accusi Lo Stato "Deve guardarsi nelle tasche per trovare i veri colpevoli".
Provochi ancora tragedie accusando Bino Provenzano di averti tradito, di averti fatto arrestare. Accusi Matteo Messina Denaro di pensare ai fatti propri, al business delle pale eoliche, invece di obbedire ai tuoi ordini, continuando a fare stragi, sprofondando sempre più in quell'abisso dove tu l'hai scaraventato.
Ho sempre chiesto un confronto con te, Totò, hai rifiutato.
Vorrei domandare a te, che ti sei autoeletto capo dei capi di Cosa Nostra, come hai potuto confidarti con questo Lo Russo, un pugliese che a Cosa Nostra non appartiene, contravvenendo alla più importante delle regole.
Le tue dichiarazioni a Lo Russo hanno la valenza di una confessione davanti a magistrati, non intendo giuridicamente, ma secondo le regole di Cosa Nostra. e tu sai a cosa mi rifesrisco.
Comunque cominci ad ammettere alcune cose, caro Totuccio Riina, dall'incontro con Andreotti che è avvenuto, ma senza bacio.
 La rivelazione che mi ha colpito di più, tra le tue esternazioni, è quella in cui ammetti la trattativa, sottolineando che non sei stato tu a cercarli, ma sono stati loro a farlo, i pezzi dello Stato.
Bene, questo è vero. Lo confermo anche nel mio ultimo libro Sbirri e Padreterni, scritto con Enrico Bellavia: ti hanno cercato veramente.
Vorrei darti un ultimo consiglio, visto dove sei arrivato con le tue dichiarazioni pubbliche e private: prendi il coraggio a due mani e chiarisci una volta per tutte come sono andate effettivamente le cose.
Tante volte di ho dato una mano per mettere chiarezza.
Tu sai che ti ho sempre consigliato per il meglio, anche quando, nell'ultimo periodo della nostra frequentazione, non mi hai voluto ascoltare. Quando ti esortavo ad evitare quella guerra di mafia che ti sei inventata e che hai fortissimamente voluto.
Hai ottantasei anni, Totuccio, sarebbe un'importante presa di coscienza se tu raccontassi come sono andate effettivamente le cose, anche per dare un pò di giustizia alle tante tue vittime e ai loro familiari.
Ho visto di recente le tue foto, si evince un volto sofferente. Per questo, ancora una volta ti chiedo, prima che sia troppo tardi, dal momento che il tempo non concede sconti a nessuno di noi, di sistemare le cose, di raccontare la verità su quel periodo che ha dilaniato il nostro Paese e facessi i nomi di chi ha voluto che quelle tragedie accadessero.
Raccontare non significa pentirsi o collaborare, Totuccio, significa lasciare in eredità ai propri figli e nipoti, un ricordo, una figura diversa da come ti hanno sempre dipinto.

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